‘60 spregiudicati – Fashion photographers e graphic designers

settembre 17, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art

Il primo piano di una mano femminile dalle unghie perfettamente smaltate che regge una sigaretta fra le labbra tumide e rosse… Un’immagine allusiva che esprime la spregiudicatezza della fine degli anni ‘60, un clima ora celebrato nella prima monografia dedicata a Harri Peccinotti: fashion photographer, graphic designer, artista a tutto tondo il cui lavoro ha fortemente influenzato la moda e l’immaginario di quegli anni.

Ora oggetto dello sguardo maschile, ora liberate protagoniste di una rivoluzione sessuale inarrestabile, sono le donne ad essere indiscusse protagoniste di questo libro. Sexy, sportive, indipendenti, ritratte su spiagge da sogno o sullo sfondo di originali set di moda, le donne hanno da sempre rappresentato una costante per l’obbiettivo di Peccinotti. Dal celebre scatto del girasole per il calendario Pirelli del ‘68 al nudo in vasca da bagno immerso nell’acqua verde, H.P. presenta un’ampia selezione di scatti pubblicati su magazine di moda unitamente agli impaginati e alle copertine di libri e dischi creati da Peccinotti nell’arco di un quarantennio.

Oltre che del mensile Nova, uno dei più influenti magazine degli anni ‘60 che ha introdotto novità epocali in fatto di grafica, formati e photoediting, Harri Peccinotti (1938) negli anni è stato anche l’art director di Flair, Vanity Fair, Rolling Stone e Vogue. Fra i primi ad avere introdotto le donne di colore nelle foto di moda, la sua fama di fotografo è legata agli scatti di due calendari Pirelli (1968 e 1969) e, come designer, al restyling del quotidiano francese Le Matin durante gli anni ‘70.

Talking Heads

settembre 15, 2009 by marco stanzani  
Filed under Evidence, General, Music

30 anni fa…Le Teste Parlanti

Alla fine degli anni 70 la band americana che si mise maggiormente in evidenza fu certamente quella dei Talking Heads di David Byrne. Cresciuti nella New York degli anni settanta, ne vissero e assimilarono i fermenti. Il periodo era quello di Andy Warhol e delle nuove avanguardie nelle arti visuali e grafiche. Dopo aver frequentato un istituto d’arte, Byrne fondò il gruppo con Chris Franz, un suo compagno di corso, e assoldando Tina Weymouth (bassista) e Jerry Harrison (chitarrista).

Talking Heads

Talking Heads

Esattamente 30 anni fa i Talking Heads si esibirono all’Agora di Cleveland in una delle tappe più affollate di un tour che li stava progressivamente imponendo, anche grazie allo storico produttore Brian Eno, come una delle migliori live band americane.

Per questo la Warner Bros decise di registrare la performance del 15 marzo 1979 a Cleveland, allo scopo di fermare questo delirio di eccitazione e di suoni e di elargire il tutto, sotto forma di copia promozionale non in vendita, alle migliori emittenti radiofoniche americane.

Una pura operazione di marketing che si materializzò in un disco, intitolato semplicemente “Talking Heads Live on Tour”, con una tiratura limitata di sole 600 copie (fuori catalogo). L’album live conteneva 10 canzoni che rendevano perfettamente la magia della band in concerto al punto che molti si ostinarono a dire che era veramente un peccato che lo stesso disco non potesse avere una collocazione anche commerciale.

Talking Heads

Talking Heads

Ma quando pareva che questo disco fosse destinato ai soli amatori, improvvisamente l’album “Talking Heads Live on Tour” fece la sua apparizione in mezzo agli scaffali di molti rivenditori americani, e poi europei e via via in tutti gli altri continenti.

La Warner Bros non tardò a capire che il fenomeno era diventato inarrestabile, tentò di arrestare l’emorragia dovuta a questa gigantesca opera di riproduzione abusiva, ma i falsari si difesero dicendo che avevano fatto tutto questo per “amore dei Talking Heads”.

E a pensarci bene, ancor più, quello che accadde ai Talking Heads di David Byrne, noto precursore di tempi, suoni e mode,  si mostrò ancora una volta anticipatore di quel che sarebbe successo 30 anni dopo.

Rotating Tower

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, News, Tourism

Uso dinamico dello spazio ed efficienza energetica sono i due principi  ispiratori del progetto di Fisher. La Rotating Tower sarà infatti la prima costruzione interamente girevole al mondo. Grazie ad un meccanismo che consente ad ogni piano  di ruotare in modo autonomo, in ogni momento si potrà scegliere il  panorama che si desidera, decidere come sfruttare la luce del giorno o  lasciare che sia una lenta rotazione ad offrire un panorama sempre  diverso della natura circostante.

Il risultato sarà dal punto di vista scenico un continuo apparire di  forme diverse, dettate dal fluire del tempo.“Gli spostamenti – spiega Fisher – avranno una velocità molto lenta,  così da non risultare fastidiosi per gli inquilini della torre, che  non percepiranno il movimento”. L’architetto fiorentino ha dunque inaugurato un nuovo modo di concepire l’architettura, che cessa di essere fissa e immutabile, per  celebrare il trionfo della dinamicità.

Rotating Tower

Rotating Tower

Non solo spettacolarità scenica. La torre girevole di Dubai sarà  inoltre esempio di sostenibilità ambientale. Grazie allo sfruttamento “Il segreto – spiega l’autore del progetto – è nelle 48 turbine  montate orizzontalmente tra un piano e l’altro e nelle celle  fotovoltaiche che troveranno posto sui tetti dei singoli appartamenti.  Mai prima d’ora un edificio era stato concepito per essere in grado di produrre energia elettrica in misura così significativamente superiore  al proprio fabbisogno”.

“In più ci saranno i pannelli solari, che verranno posizionati sui  tetti di ciascun piano e che durante la giornata, ruotando, rimarranno parzialmente esposti alla luce.

In questo modo l’edificio non solo produrrà l’energia che gli è necessaria ma sarà anche in grado di venderla all’esterno. Secondo i nostri calcoli in un anno la torre fornirà circa 190 milioni di kilowatt di energia, per un valore di oltre 7 milioni di euro”.

All’interno della torre girevole troveranno spazio un albergo a sei stelle, uffici e appartamenti di varie metrature e, negli ultimi piani, cinque ville da 1.500 mq cadauna. Ogni villa avrà a disposizione un posto auto al proprio piano servito da uno speciale ascensore. La villa “Penthouse” avrà sul tetto una piscina, un giardino e un mejles.

Per consentire di raggiungere più velocemente la residenza, la Rotating Tower sarà inoltre dotata di un eliporto a scomparsa: “una piattaforma che, al livello del 64simo piano, uscirà dal ‘guscio’ dell’edificio al momento dell’atterraggio dell’elicottero, mantenendo così la totale dinamicità architettonica della Torre”.

Rotating Tower

Rotating Tower

La Rotaing Tower sarà il primo grattacielo realizzato con sistemi industriali. Il 90% della struttura sarà costruito in moduli.

www.dynamicarchitecture.net

Silvia Bragagnolo

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art

Silvia Bragagnolo

Silvia Bragagnolo

Mi chiamo Silvia Bragagnolo. Sono nata a Castelfranco Veneto nel 1971,   mi sono laureata in architettura allo I.U.A.V. a Venezia anche se tra  un progetto e l’altro ho sempre nutrito gran interesse a mettere il  naso nei bidoni della spazzatura…

Silvia Bragagnolo

opera di Silvia

Oggi vivo e lavoro a Castelfranco  dove per passione, nel mio laboratorio-deposito di “ordinati” rifiuti,  creo svariati e folli oggetti raccogliendo tutto ciò che posso far  rivivere, cercando così di riutilizzare tutti gli oggetti-rifiuto per  ricreare nuove forme con una vita propria.

…Non so esattamente da dove nasca questa mia voglia di svuotare i  bidoni della spazzatura per far rinascere tutto ciò che viene gettato.
Oggetti che possono diventare belli, utili e soprattutto vivere a  lungo senza diventare parte delle montagne di rifiuti che soffocano il  nostro pianeta, materiali già esistenti e soprattutto resistenti e  quasi indistruttibili che possono assumere qualsiasi altra forma.

…La mia è solo una piccolissima goccia, ma la speranza è che il mio  lavoro, come quello di tanti altri designer, artisti, architetti e creatori folli di oggetti rinati, possa servire anche da stimolo per  far capire come tutto ciò che noi gettiamo via ogni giorno in realtà  potrebbe continuare a vivere a lungo ed assumere un altro significato,  un’altra funzione, un altro aspetto…

…Un po’ come nel tronco di legno c’era Pinocchio, da una bottiglia  di plastica può nascere un animaletto, oppure un portacandele, o anche  un solido sgabello, o un vaso per i fiori o un semplice bidone  portacarta. In ogni oggetto e’ racchiuso un altro oggetto e da ogni  forma si può ricreare un’altra forma. Ed e’ così che e’ nato  miciovinicio, un gattino nato dal fondo di una bottiglia di plastica, che ora da il nome a tutto il mio lavoro.

opera di Silvia

opera di Silvia

…Questa mia passione arriva da lontano, da quando ancora piccolina  mi costruivo i trenini con le scatole dei fiammiferi, o facevo sparire  le grosse spugne, usate per appoggiare il sapone sul lavandino, e le  trasformavo in piccole bambole morbide… o usavo le mie calze  colorate per fare dei topini imbottiti con l’ovatta e poi tagliavo le  setole alle scope, le lavavo e le usavo per i baffi. Sono sempre stata  attratta da tutti gli oggetti che si potevano trasformare… ed è  quello che continuo a fare oggi.

E’ stato all’Università, nelle mie giornate passate in biblioteca a  sfogliare riviste di architettura e design, che ho cominciato a scoprire che questa mia strana passione aveva un nome, o meglio aveva  tanti nomi:  ri-uso, arte del riciclo, design del riuso, riciclo creativo, re-design… e che molti designer usavano “rifiuti” e  materiali poveri per le loro creazioni… dalla lampada di carta, alla poltrona di cartone ondulato fino alle abitazioni realizzate con i  containers.

opera di Silvia

opera di Silvia

Ho anche tentato di fare la tesi sul ri-uso, ma non sono  riuscita a trovare docenti interessati a questo argomento, a mio  parere molto interessante. E da lì, anche se demoralizzata, ho deciso  che comunque avrei continuato il mio lavoro e non mi sarei arresa…  volevo seguire questa mia passione e così ho iniziato a realizzare  complementi d’arredo con cartone e vecchi scatoloni, sono poi stata  attratta dalle bottiglie di plastica, dalla loro trasparenza e dalle  loro forme spesso molto particolari e, al contempo, dalla possibilità  di trasformarle molto facilmente con il solo utilizzo di un taglierino  e di un paio di forbici, una colla resistente e del colore.

Ho  iniziato a realizzare dei portacandele, dei fiori, delle cornici per  specchi, sono poi stata attratta dalle bottiglie di plastica, dalla  loro trasparenza e dalle loro forme spesso molto particolari e, al  contempo, dalla possibilità di trasformarle molto facilmente con il  solo utilizzo di un taglierino e di un paio di forbici, una colla  resistente e del colore e sono nati gli animaletti, poi i tavolini dai  tubi in cartone, le lampade dalle bottiglie di plastica e i barattoli  del caffè, gli specchi dai vecchi vinili, i pesci dai bidoni  dell’acqua e dalle bottiglie del latte, le bambole dalle le calze  bucate, le borse dai ritagli Pvc, la lanacotta e i nastri delle  audiocassette……

Un giorno mi sono chiesta perché non cominciare a “contagiare” i  più piccoli, e anche i più grandi, con questa mia passione e così, da  parecchi anni ormai, girovago tra le scuole elementari, i centri  culturali, le piazze, lemostre con sacchi pieni di “rifiuti” pronti per essere trasformati e ricominciare una nuova vita…

www.miciovinicio.it
opera di Silvia

opera di Silvia

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opera di Silviaopera di Silvia
opera di Silvia

opera di Silvia

Affluece: Social network d’elite

settembre 15, 2009 by Matteo Cassanelli  
Filed under News, social network

Affluence

Affluence

Il contry club virtuale

La totale libertà e la diffusione di informazioni, due colonne portanti che hanno sempre contraddistinto internet, sono da sempre state applicate anche al mondo dei social network. Questo però ha portato le persone che usano frequentemente i social network a incontrare sempre più persone non gradite, queste vanno dai disturbatori di spam fino, in alcuni casi, allo stalking.
Per evitare questi fenomeni sono così nati i “social network di classe” o comunità d’élite, community esclusive con pochi e selezioni iscritti, dove gli accessi sono limitati e i membri possono ritrovare, anche nel web, conoscenze di status simili alla loro vita reale. Tra questi vi sono “A small waorld”, “Diamond lounge” e, ultimo arrivato e forse ancora più esclusivo dei suoi predecessori: Affluence.org.

Affluence

Affluence

Dal suo lancio nel settembre del 2008, Affluence ha raggiunto la cifra di 30 mila iscritti, cifra irrisoria paragonata ai milioni di Facebook o Twitter, numero che non lo renderebbe nemmeno degno di nota parlando normalmente di social network. Tuttavia non sono i numeri di iscritti che rendono Affluence diverso e unico nel suo genere.

La sua invenzione è avvenuta grazie a Scott Mitchell, imprenditore che precedentemente aveva gestito e venduto un piccola impresa in internet, Itunes.com, per 180 milioni di dollari nel 2000. Trovandosi all’improvviso con una tale somma in tasca, il signor Mitchell cominciò a vivere in maniera esclusiva secondo la sua neo-nata ricchezza: gite sulla costa azzura, ristoranti esclusivi, ville di lusso e macchine sportive, realizzando in pieno il fatidico sogno americano.

Tra una spesa faraonica e l’altra però, si rese conto di prendere a volte anche alcune fregature: il suo patè era a volte rancido e la Ferrari appena acquistata non tirava bene sul Sunset boulevard come quella dei suoi compagni del Country club. Mitchell pensò allora che, se i giovani potevano tramite Myspace passarsi ,oltre che musica e foto, consigli su dove fare acquisti sulle ultime borse della Eastpack, Mitchell poteva creare una cerchia ristretta di facoltosi che potessero risolvere il suo problema di disinformazione, insieme a tutti gli altri problemi di acquisti dei suoi compagni di squash.

L’unico problema era tenere al di fuori tutti gli aspiranti iscritti che avrebbero voluto frequentare il social network solo per poter essere invitati ad un cocktail party. Questo era già infatti avvenuto con altre comunità esclusive come “a small world” o “diamond lounge” dove, nonostante i tentativi dei moderatori/uscieri, persone non degne dello status iniziale del network, a dire dei fondatori, si stavano intrufolando o, per dirla alla anglosassone, “there goes the neighborhood” cioè “il quartiere stava peggiorando”.

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Scott Mitchell

Mitchell e i suoi programmatori pensarono ad un sistema per controllare e visionare i sistemi di accesso ad Affluence nel modo più sicuro possibile: il conto in banca. Crearono così le richieste per accedere ad Affluence: 300 mila dollari di reddito annuo o un patrimonio di 3 milioni di dollari, oppure, come unica alternativa, l’essere invitati e approvati da 5 membri già all’interno del network.
Oltre alle richieste di ammissione, come ha recentemente affermato Mitchell al Wall Street Journal, il network prevede una serie di interviste telefoniche e di controlli presso i maggiori istituti di credito per controllare la vita finanziaria attuale e passata dell’aspirante iscritto. I controlli ovviamente non finiscono qui, vi è tutto un sistema di algoritmi e controlli per i quali, se l’iscritto dovesse scendere al di sotto della soglia di richieste del network, si verrebbe immediatamente espulsi dalla comunità.

Tutto ciò non viene naturalmente fatto per beneficenza, Affluence mantiene il suo status grazie alle informazioni che possiede. Molte imprese sono infatti interessate a conoscere potenziali clienti con un reddito del livello richiesto da Affluence e sono disposte a pagare tali informazioni profumatamente. Inoltre numerosi eventi sono organizzati dalle imprese per attirare gli iscritti di Affluence nel loro business. Sempre secondo Mitchell, le imprese sono disposte a pagare centinaia di dollari per ogni persona che si presenta all’evento grazie ad un invito esclusivo partito da Affluence.org.

Il “country club virtuale” accetta solo dalle 300 alle 500 persone al mese, continua lentamente a svilupparsi e ad aumentare i numeri della sua casta. Affluence mette in contatto così i più facoltosi personaggi di tutto il globo che non avranno alcun problema, nel caso dovessero girare per affari, a trovare grazie al network il miglior noleggiatore di Ferrari della città o il più lussuoso albergo nei ditorni.

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affluence.org

Tra i più famosi network di questo tipo si hanno “A small world” e “Diamond Lounge” , dove nomi come Hilton o Campbell sono attivi frequentatori. Tuttavia a dire di molti anche questo network si è da tempo “imborghesito” o per dirlo all’anglosassone “there goes the neighborhood ” cioè “il quartiere sta peggiorando”. A causa di questo sono nati social network ancora più chiusi, con richieste quasi impossibili da soddisfare e frequentati da un’élite così ridotta da essere più esclusiva di un ballo delle debuttanti. In questa sezione rientra sicuramente “Affluence.org” l’esclusiva community dedicata alla comunità più ricca del mondo che, tra un cocktail di beneficenza e un tiro di golf al contry club, passa il suo tempo su internet.

Le richieste per accedervi sono impressionanti: 300 mila dollari di reddito annuo oppure (se ci si può permettere di non lavorare cosa non rara parlando di tali persone) 3 milioni di patrimonio, via più semplice è che 5 persone già all’interno del network approvino la richiesta di ammissione. Come se non bastasse, vi sono proposte per l’uso continuo della webcam nella navigazione, con un sistema di controllo (simile ai sistemi di controllo anti terrorismo negli aeroporti) che monitora gli oggetti ripresi nella stanza per controllare che lo stile di vita dell’iscritto sia all’altezza delle altre persone già all’interno.

ArtificialOwl

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Tourism

Il sito www.artificialowl.net raccoglie immagini, documentazioni video e opinioni su tutte quelle opere d’arte in giro per il mondo che, per un motivo o per l’altro, sono state abbandonate dall’uomo.

artificialowl

Artificial Owl

Il sito, come recita la sua introduzione, raccoglie “le più affascinanti creazioni abbandonate dell’uomo” e, grazie alla collaborazione mondiale di chiunque desidera o ne abbia le possibilità, cresce di giorno in giorno con nuove e incredibili foto e segnalazioni.
La bellezza del globo è descritta dal sito come una scultura sepolta in un deserto del Messico, come un titanico relitto di nave lasciato alla deriva in una costa africana o un cimitero di aerei sovietici lasciati ad arrugginire nella steppa russa.
Una delle peculiarità del sito è nel fatto che la totalità delle opere raccolte dal sito sono di opera umana le quali, con l’andare del tempo, hanno incontrato le forze della natura e, da semplici forme della scienza umana, sono diventate vere e proprie opere d’arte. Relitti di navi da guerra o scorie radioattive degli esperimenti nucleari americani nel pacifico, sarebbero semplicemente descritti e bollati come rifiuti se il mondo che gli sta attorno, le forze atmosferiche e l’andare del tempo non le avessero trasformate in parti del paesaggio, a volte quasi uscite fuori da un altro mondo e da un altro spazio.

Artificial Owl

Artificial Owl

Il sito, che prende nome dal gufo artificiale presente nel film Blade Runner, ha da poco compiuto un anno di vita e raccoglie in continuazione segnalazioni e foto di tutte quelle persone che, nelle loro nazioni o nei loro viaggi, hanno incontrato costruzioni dell’uomo particolarmente esotiche e originali, o immerse in un contesto da renderle uniche. Ogni segnalazione ha come aggiunta le coordinate in longitudine e latitudine, oltre ad un utile link a Google Maps che permette al visitatore di vedere, in tempo reale, foto satellitari dell’oggetto in questione. Le foto, ad alta risoluzione, sono fornite da fotografi di tutto il mondo che hanno voluto documentare tali opere e sono disponibili a tutti gratuitamente. Costruzioni fantascientifiche, cimiteri di sommergibili nucleari, fari abbandonati su coste esotiche, intere città fantasma abbandonate, sono documentate da Artificial Owl ognuna con un’introduzione che spiega storia e vicende a loro collegate, informando il visitatore oltre ad affascinarlo con immagini incredibili.

Artificial Owl è la voce nel web delle opere d’arte inaspettate, quelle non create come opere d’arte a priori ma diventate solo successivamente tali. Anche se sculture già create come opere sono riportate sul sito, è l’ambiente in cui esse sono immerse a renderle opere d’arte e non solo sé stesse. Oltre a questo, è la titanica dimensione degli oggetti in questione che contraddistingue il sito, ogni opera documentata è mastodontica, imponente nelle sue dimensioni tanto quanto nell’impressione che genera nello spettatore.
Costantemente aggiornato e seguito, Artificial Owl si contraddistingue per essere sempre alla scoperta di nuovi ambienti abbandonati. Tutto ciò è anche possibile grazie allo spirito web che lo caratterizza: libero e fruibile da tutti, così che la bellezza di tali luoghi non resti sconosciuta e dimenticata.

Il tempo che passa sugli oggetti abbandonati dall’uomo, fa di loro una sorta di relitti contemporanei ricoperti di muschio, ruggine e polvere. Luoghi misteriosi da esplorare come fabbriche, cimiteri di automobili, vagoni e aeroplani. Il sito Artificial Owl raccoglie le immagini dei luoghi più affascinanti del mondo.

ArificialOwl

ArificialOwl

Artificial Owl

ArtificialOwl

Loredana Mantello

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Interview

“La fotografia è come una terapia per me – cibo per l’anima. E’ la mia patria, la mia amica, il mio paradiso, la mia armonia, la mia pace, la mia felicità. I miei pensieri cercano rifugio in essa. Attendo con trepidazione e curiosità lo sviluppo delle mie stampe in bianco e nero, esattamente come facevo tempo addietro nella camera oscura. Esamino la stampa, l’accarezzo come se stessi accarezzando il viso di un bambino, posso sentirne la consistenza sotto le mie unghie, una bellissima sensazione. La osservo da lontano poi da vicino e ancora più da vicino per catturarne l’essenza, il sentimento, lo spirito – è tutto lì. Dopo diversi minuti di contemplazione, ripongo la stampa nel cassetto per poi tornare a guardarla in seguito; sentendola ancora viva e innamorandomene di nuovo.” Loredana Mantello è una fotografa italiana free lancer che ha posto il suo obbiettivo focalizzante sul medio oriente, i suoi lavori sono stati esposti a livello nazionale ed internazionale. Il desiderio di catturare momenti che i suoi occhi e la sua mente registrano, ma difficili da  dipingere o raccontare, la guida con naturalezza verso la fotocamera come mezzo d’espressione.  Ognuna delle sue immagini è espressione del suo umore, delle sue percezioni, delle sue emozioni e del suo mondo. Loredana è un’esploratrice delle anime e delle culture dei popoli del medio oriente. Nella sua collezione “Ballet in Monochrome” ha cercato di catturare l’attrattiva e l’eleganza delle forma umana, la penetrante sensualità negli occhi neri delle donne velate e i delicati dettagli dei disegni all’henne pitturati sulla loro pelle, ognuno dei quali evoca un’aura di mistero. Loredana continua i suoi viaggi esplorativi con la sua collezione “Water, wind, wawes” con i quali esplora la drammatica eleganza dell’interazione visiva e fisica tra il tessuto, ed il vento, l’acqua e tutto ciò che li circonda.. “Cerca in profondità e troverai le risposte non nascoste o celate, ma là c’è… per quelli che sanno come vedere”.