Silvia Bragagnolo
15 settembre 2009 by Aelle Robbiani
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Silvia Bragagnolo
Mi chiamo Silvia Bragagnolo. Sono nata a Castelfranco Veneto nel 1971, mi sono laureata in architettura allo I.U.A.V. a Venezia anche se tra un progetto e l’altro ho sempre nutrito gran interesse a mettere il naso nei bidoni della spazzatura…

opera di Silvia
Oggi vivo e lavoro a Castelfranco dove per passione, nel mio laboratorio-deposito di “ordinati” rifiuti, creo svariati e folli oggetti raccogliendo tutto ciò che posso far rivivere, cercando così di riutilizzare tutti gli oggetti-rifiuto per ricreare nuove forme con una vita propria.
…Non so esattamente da dove nasca questa mia voglia di svuotare i bidoni della spazzatura per far rinascere tutto ciò che viene gettato.
Oggetti che possono diventare belli, utili e soprattutto vivere a lungo senza diventare parte delle montagne di rifiuti che soffocano il nostro pianeta, materiali già esistenti e soprattutto resistenti e quasi indistruttibili che possono assumere qualsiasi altra forma.
…La mia è solo una piccolissima goccia, ma la speranza è che il mio lavoro, come quello di tanti altri designer, artisti, architetti e creatori folli di oggetti rinati, possa servire anche da stimolo per far capire come tutto ciò che noi gettiamo via ogni giorno in realtà potrebbe continuare a vivere a lungo ed assumere un altro significato, un’altra funzione, un altro aspetto…
…Un po’ come nel tronco di legno c’era Pinocchio, da una bottiglia di plastica può nascere un animaletto, oppure un portacandele, o anche un solido sgabello, o un vaso per i fiori o un semplice bidone portacarta. In ogni oggetto e’ racchiuso un altro oggetto e da ogni forma si può ricreare un’altra forma. Ed e’ così che e’ nato miciovinicio, un gattino nato dal fondo di una bottiglia di plastica, che ora da il nome a tutto il mio lavoro.

opera di Silvia
…Questa mia passione arriva da lontano, da quando ancora piccolina mi costruivo i trenini con le scatole dei fiammiferi, o facevo sparire le grosse spugne, usate per appoggiare il sapone sul lavandino, e le trasformavo in piccole bambole morbide… o usavo le mie calze colorate per fare dei topini imbottiti con l’ovatta e poi tagliavo le setole alle scope, le lavavo e le usavo per i baffi. Sono sempre stata attratta da tutti gli oggetti che si potevano trasformare… ed è quello che continuo a fare oggi.
E’ stato all’Università, nelle mie giornate passate in biblioteca a sfogliare riviste di architettura e design, che ho cominciato a scoprire che questa mia strana passione aveva un nome, o meglio aveva tanti nomi: ri-uso, arte del riciclo, design del riuso, riciclo creativo, re-design… e che molti designer usavano “rifiuti” e materiali poveri per le loro creazioni… dalla lampada di carta, alla poltrona di cartone ondulato fino alle abitazioni realizzate con i containers.

opera di Silvia
Ho anche tentato di fare la tesi sul ri-uso, ma non sono riuscita a trovare docenti interessati a questo argomento, a mio parere molto interessante. E da lì, anche se demoralizzata, ho deciso che comunque avrei continuato il mio lavoro e non mi sarei arresa… volevo seguire questa mia passione e così ho iniziato a realizzare complementi d’arredo con cartone e vecchi scatoloni, sono poi stata attratta dalle bottiglie di plastica, dalla loro trasparenza e dalle loro forme spesso molto particolari e, al contempo, dalla possibilità di trasformarle molto facilmente con il solo utilizzo di un taglierino e di un paio di forbici, una colla resistente e del colore.
Ho iniziato a realizzare dei portacandele, dei fiori, delle cornici per specchi, sono poi stata attratta dalle bottiglie di plastica, dalla loro trasparenza e dalle loro forme spesso molto particolari e, al contempo, dalla possibilità di trasformarle molto facilmente con il solo utilizzo di un taglierino e di un paio di forbici, una colla resistente e del colore e sono nati gli animaletti, poi i tavolini dai tubi in cartone, le lampade dalle bottiglie di plastica e i barattoli del caffè, gli specchi dai vecchi vinili, i pesci dai bidoni dell’acqua e dalle bottiglie del latte, le bambole dalle le calze bucate, le borse dai ritagli Pvc, la lanacotta e i nastri delle audiocassette……
Un giorno mi sono chiesta perché non cominciare a “contagiare” i più piccoli, e anche i più grandi, con questa mia passione e così, da parecchi anni ormai, girovago tra le scuole elementari, i centri culturali, le piazze, lemostre con sacchi pieni di “rifiuti” pronti per essere trasformati e ricominciare una nuova vita…

opera di Silvia
opera di Silvia
opera di Silvia 
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