Gina Lollobrigida Fotografa – Damiani Editore

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
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GINA LOLLOBRIGIDA

Foto di Gina Lollobrigida
Testi di Philippe Daverio Paolo Limiti

Uscita in Italia Giugno 2009
Pagine 320
Formato 24,5×30,5cm
Illustrazioni 280
Rilegatura Brossura con bandelle
ISBN978-88-6208-113-9

Il libro>>> Gina Lollobrigida, conosciuta per la sua attività artistica come attrice cinematografica internazionale, coltiva da anno l’amore per la pittura, la scultura e la fotografia che la rendono artista completa. Dal 1959, infatti, la diva associa alla professione cinematografica, che le ha regalato una celebrità assolutamente universale, anche un’intensa ricerca nel campo dell’arte fotografica, anch’essa molto apprezzata dal pubblico di tutto il mondo.

Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida

Nel 1973, il suo primo volume, Italia mia, ha ricevuto il premio “Nadar” come miglior libro fotografico dell’anno, con più di 300 mila copie vendute nel mondo.

Gina Lollobrigida Fotografa presenta oltre 300 immagini scelte tra le più rappresentative della sua attività che – attraverso innumerevoli viaggi e straordinari incontri – testimoniano il talento di questa artista nel rappresentare luoghi, vicende umane, contesti storici e antropologici tra i più disparati.

Passando dal Sud del Mondo all’Occidente ricco, dalle più remote popolazioni dell’Asia ai potenti della terra, Gina Lollobrigida rivela una predilezione affettuosa e priva di ideologie verso l’umanità dei semplici, dei deboli e degli afflitti.

India

India

Nel 1999, per l’impegno assolto in diverse organizzazioni umanitarie, è stata nominata pirma Ambasciatrice della FAO.
È stata inoltre vicina all’UNICEF, all’UNESCO, a Medici senza Frontiere, a Madre Teresa di Calcutta, ai bambini della Romania.

Personalità ferrea, viaggiatrice instancabile, vera e propria femme forte della nostra epoca, Gina Lollobrgida presenta in questo libro una rassegna di foto realizzate in più di venti paesi: India, Filippine, Cina, Giappone, Kenya, Cuba, Stati Uniti, e naturalmente – con accento e partecipazione particolari – l’Italia.

Parallelamente alla raffigurazione di luoghi e persone, Gina Lollobrigida ritrae anche personalità celebri del mondo dello spettacolo, della politica, dell’arte e del costume, tra cui Indira Gandhi, Fidel Castro, Henry Kissinger, Maria Callas, Liza Minnelli, Yuri Gagarin, Neil Armstrong, Grace Kelly, Paul Newman, Sean Connery, Audrey Hepburn e tanti altri. La rassegna è completata da alcune tra le più famose composizioni fotografiche dedicate a bambini e animali, raccolte nel volume Magica Inncocenza (1993).

Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida ha pubblicato sei libri di fotografia, tre di scultura e ha girato tre documentari: uno dedicato a Fidel Castro (1974), uno a Indira Gandhi (1976) ed uno sulle Filippine in 35 mm della durata di due ore (1976). Nel 1980 le sue foto sono state esposte in una mostra al Musée Carnavalet che le ha valso la “Medaglia d’Oro della Città di Parigi”. L’autorevole Le Monde ha scritto: «Gina Lollobrigida ha l’occhio di un Cartier-Bresson, ha talento, è piena di energia e le foto hanno una forza sconvolgente. È veramente una grande artista». Nel 2007 è la prima in Italia e nel mondo ad essere protagonista di ben quattro francobolli dell’emissione filatelica della Repubblica di San Marino per i suoi ruoli di artista e mito, fotoreporter, scultrice e Ambasciatrice FAO.

Dopo i prestigiosi riconoscimenti internazionali (la “Legion d’Honneur” ricevuta nel 1992 dal Presidente francese François Mitterand per la sua attività di artista e attrice), dopo le grandi esposizioni che hanno celebrato la sua attività di scultrice (Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, 2003; Musée de la Monnaie di Parigi, 2004), dopo la partecipazione all’Open 2003 di Venezia e la recente mostra di sculture a Pietrasanta (2008), il 18 ottobre 2008 a Washington riceve con decisione unanime della fondazione italo-americana NIAF il “Lifetime Achievement Award” come riconoscimento per la sua vita artistica.

www.damianieditore.it

Giacomo Costa – Damiani Editore

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
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GIACOMO COSTA

G. Costa

G. Costa

The Chronicles of Time, opere di Giacomo Costa

testi di Luca Beatrice, Norman Foster

lingua, italiano-inglese-tedesco

pagine 256/ illustrazioni 140

dimensioni 28 x 24 cm

rilegatura, cartonato diritti, worldwide

prezzo € 35, £29,99, $45,00 ISBN978-88-6208-079-8

uscita, 15 aprile 2009.

copertina Giacomo Costa

copertina Giacomo Costa

IL LIBRO>>> The Chronicles of Time è il primo libro che documenta la ricerca artistica di Giacomo Costa, seguendo un percorso che ha inizio nel 1996, quando l’artista comincia a rielaborare le sue fotografie di città, paesaggi e architetture utilizzando tecniche digitali. Il risultato è una serie di scenari urbani apocalittici, il cui apparente realismo genera nell’osservatore un effetto straniante.

Nelle serie degli Agglomerati, dei Paesaggi, delle Megalopoli, la città diventa rappresentazione dell’uomo e della sua condizione esistenziale. Il tempo è la variabile che determina la trasformazione ed il cambiamento, espresso soprattutto nelle serie più recenti, Acqua e Secret Gardens, in cui l’acqua e la vegetazione tornano a prendere il sopravvento sulle rovine del mondo costruito dall’uomo. Il volume include un saggio di Luca Beatrice e una prefazione firmata dall’architetto Norman Foster, che possiede alcune opere dell’artista.

G. Costa

G. Costa

L’ARTISTA>>> Giacomo Costa nasce a Firenze nel 1970. Studia violino fino all’età di quattordici anni, successivamente si iscrive al liceo classico che però abbandona per dedicarsi all’attività di motocrossista, alpinista e di meccanico. Tornato nella sua città, negli anni ‘90 il nascente interesse per la fotografia lo spinge ad aprire uno studio fotografico dedicandosi prevalentemente alla ritrattistica.

Nel ‘96 la sua ricerca artistica lo porta a contaminare la fotografia tradizionale con l’utilizzo delle tecnologie digitali. A partire dal 1997 espone in numerose collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 2009 è tra gli artisti selezionati ad esporre nella mostra “Collaudi”, a cura di Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, allestita nel nuovo Padiglione Italia nell’ambito della 53 esima Biennale di Venezia.

http://www.giacomocosta.com

Nothing studio

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
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Ufficio di cartone

Nothing Studio

Nothing Studio

Nothing è una nuova agenzia commerciale creativa formata da Michael Jansen e Bas Korsten, che ha appena aperto le sue porte ad Amsterdam.

Mentre la città ospita l’agenzia KesselsKramer in un edificio piuttosto anticonvenzionale – una ottocentesca chiesa – l’ufficio di Nothing è una costruzione insolita, nel senso che è stata costruita quasi interamente di cartone, creata dai designer Joost van Bleiswijk e Alrik Koudenburg …

Il team di Noting mantiene l’idea dal nome della società (partire dal nulla e trasformarlo in qualcosa) come punto di partenza per la progettazione fisica della sede; che comprendeva la creazione di muri, segnaletica, travi, tavoli, scaffali e anche una serie di scale di cartone.

I muri sono come una tela bianca, i visitatori invitati a lasciare il loro segno sulle superfici. Infatti, l’illustratore Fiodor Sumkin fu il primo a vivacizzare l’ufficio di Nothing prevalentemente marrone, con colori e disegni.

www.nothingamsterdam.com

Nothing Studio

Nothing Studio

‘60 spregiudicati – Fashion photographers e graphic designers

settembre 17, 2009 by Aelle Robbiani  
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Il primo piano di una mano femminile dalle unghie perfettamente smaltate che regge una sigaretta fra le labbra tumide e rosse… Un’immagine allusiva che esprime la spregiudicatezza della fine degli anni ‘60, un clima ora celebrato nella prima monografia dedicata a Harri Peccinotti: fashion photographer, graphic designer, artista a tutto tondo il cui lavoro ha fortemente influenzato la moda e l’immaginario di quegli anni.

Ora oggetto dello sguardo maschile, ora liberate protagoniste di una rivoluzione sessuale inarrestabile, sono le donne ad essere indiscusse protagoniste di questo libro. Sexy, sportive, indipendenti, ritratte su spiagge da sogno o sullo sfondo di originali set di moda, le donne hanno da sempre rappresentato una costante per l’obbiettivo di Peccinotti. Dal celebre scatto del girasole per il calendario Pirelli del ‘68 al nudo in vasca da bagno immerso nell’acqua verde, H.P. presenta un’ampia selezione di scatti pubblicati su magazine di moda unitamente agli impaginati e alle copertine di libri e dischi creati da Peccinotti nell’arco di un quarantennio.

Oltre che del mensile Nova, uno dei più influenti magazine degli anni ‘60 che ha introdotto novità epocali in fatto di grafica, formati e photoediting, Harri Peccinotti (1938) negli anni è stato anche l’art director di Flair, Vanity Fair, Rolling Stone e Vogue. Fra i primi ad avere introdotto le donne di colore nelle foto di moda, la sua fama di fotografo è legata agli scatti di due calendari Pirelli (1968 e 1969) e, come designer, al restyling del quotidiano francese Le Matin durante gli anni ‘70.

Silvia Bragagnolo

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
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Silvia Bragagnolo

Silvia Bragagnolo

Mi chiamo Silvia Bragagnolo. Sono nata a Castelfranco Veneto nel 1971,   mi sono laureata in architettura allo I.U.A.V. a Venezia anche se tra  un progetto e l’altro ho sempre nutrito gran interesse a mettere il  naso nei bidoni della spazzatura…

Silvia Bragagnolo

opera di Silvia

Oggi vivo e lavoro a Castelfranco  dove per passione, nel mio laboratorio-deposito di “ordinati” rifiuti,  creo svariati e folli oggetti raccogliendo tutto ciò che posso far  rivivere, cercando così di riutilizzare tutti gli oggetti-rifiuto per  ricreare nuove forme con una vita propria.

…Non so esattamente da dove nasca questa mia voglia di svuotare i  bidoni della spazzatura per far rinascere tutto ciò che viene gettato.
Oggetti che possono diventare belli, utili e soprattutto vivere a  lungo senza diventare parte delle montagne di rifiuti che soffocano il  nostro pianeta, materiali già esistenti e soprattutto resistenti e  quasi indistruttibili che possono assumere qualsiasi altra forma.

…La mia è solo una piccolissima goccia, ma la speranza è che il mio  lavoro, come quello di tanti altri designer, artisti, architetti e creatori folli di oggetti rinati, possa servire anche da stimolo per  far capire come tutto ciò che noi gettiamo via ogni giorno in realtà  potrebbe continuare a vivere a lungo ed assumere un altro significato,  un’altra funzione, un altro aspetto…

…Un po’ come nel tronco di legno c’era Pinocchio, da una bottiglia  di plastica può nascere un animaletto, oppure un portacandele, o anche  un solido sgabello, o un vaso per i fiori o un semplice bidone  portacarta. In ogni oggetto e’ racchiuso un altro oggetto e da ogni  forma si può ricreare un’altra forma. Ed e’ così che e’ nato  miciovinicio, un gattino nato dal fondo di una bottiglia di plastica, che ora da il nome a tutto il mio lavoro.

opera di Silvia

opera di Silvia

…Questa mia passione arriva da lontano, da quando ancora piccolina  mi costruivo i trenini con le scatole dei fiammiferi, o facevo sparire  le grosse spugne, usate per appoggiare il sapone sul lavandino, e le  trasformavo in piccole bambole morbide… o usavo le mie calze  colorate per fare dei topini imbottiti con l’ovatta e poi tagliavo le  setole alle scope, le lavavo e le usavo per i baffi. Sono sempre stata  attratta da tutti gli oggetti che si potevano trasformare… ed è  quello che continuo a fare oggi.

E’ stato all’Università, nelle mie giornate passate in biblioteca a  sfogliare riviste di architettura e design, che ho cominciato a scoprire che questa mia strana passione aveva un nome, o meglio aveva  tanti nomi:  ri-uso, arte del riciclo, design del riuso, riciclo creativo, re-design… e che molti designer usavano “rifiuti” e  materiali poveri per le loro creazioni… dalla lampada di carta, alla poltrona di cartone ondulato fino alle abitazioni realizzate con i  containers.

opera di Silvia

opera di Silvia

Ho anche tentato di fare la tesi sul ri-uso, ma non sono  riuscita a trovare docenti interessati a questo argomento, a mio  parere molto interessante. E da lì, anche se demoralizzata, ho deciso  che comunque avrei continuato il mio lavoro e non mi sarei arresa…  volevo seguire questa mia passione e così ho iniziato a realizzare  complementi d’arredo con cartone e vecchi scatoloni, sono poi stata  attratta dalle bottiglie di plastica, dalla loro trasparenza e dalle  loro forme spesso molto particolari e, al contempo, dalla possibilità  di trasformarle molto facilmente con il solo utilizzo di un taglierino  e di un paio di forbici, una colla resistente e del colore.

Ho  iniziato a realizzare dei portacandele, dei fiori, delle cornici per  specchi, sono poi stata attratta dalle bottiglie di plastica, dalla  loro trasparenza e dalle loro forme spesso molto particolari e, al  contempo, dalla possibilità di trasformarle molto facilmente con il  solo utilizzo di un taglierino e di un paio di forbici, una colla  resistente e del colore e sono nati gli animaletti, poi i tavolini dai  tubi in cartone, le lampade dalle bottiglie di plastica e i barattoli  del caffè, gli specchi dai vecchi vinili, i pesci dai bidoni  dell’acqua e dalle bottiglie del latte, le bambole dalle le calze  bucate, le borse dai ritagli Pvc, la lanacotta e i nastri delle  audiocassette……

Un giorno mi sono chiesta perché non cominciare a “contagiare” i  più piccoli, e anche i più grandi, con questa mia passione e così, da  parecchi anni ormai, girovago tra le scuole elementari, i centri  culturali, le piazze, lemostre con sacchi pieni di “rifiuti” pronti per essere trasformati e ricominciare una nuova vita…

www.miciovinicio.it
opera di Silvia

opera di Silvia

opera di Silviaopera di Silvia
opera di Silviaopera di Silvia
opera di Silvia

opera di Silvia

ArtificialOwl

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Tourism

Il sito www.artificialowl.net raccoglie immagini, documentazioni video e opinioni su tutte quelle opere d’arte in giro per il mondo che, per un motivo o per l’altro, sono state abbandonate dall’uomo.

artificialowl

Artificial Owl

Il sito, come recita la sua introduzione, raccoglie “le più affascinanti creazioni abbandonate dell’uomo” e, grazie alla collaborazione mondiale di chiunque desidera o ne abbia le possibilità, cresce di giorno in giorno con nuove e incredibili foto e segnalazioni.
La bellezza del globo è descritta dal sito come una scultura sepolta in un deserto del Messico, come un titanico relitto di nave lasciato alla deriva in una costa africana o un cimitero di aerei sovietici lasciati ad arrugginire nella steppa russa.
Una delle peculiarità del sito è nel fatto che la totalità delle opere raccolte dal sito sono di opera umana le quali, con l’andare del tempo, hanno incontrato le forze della natura e, da semplici forme della scienza umana, sono diventate vere e proprie opere d’arte. Relitti di navi da guerra o scorie radioattive degli esperimenti nucleari americani nel pacifico, sarebbero semplicemente descritti e bollati come rifiuti se il mondo che gli sta attorno, le forze atmosferiche e l’andare del tempo non le avessero trasformate in parti del paesaggio, a volte quasi uscite fuori da un altro mondo e da un altro spazio.

Artificial Owl

Artificial Owl

Il sito, che prende nome dal gufo artificiale presente nel film Blade Runner, ha da poco compiuto un anno di vita e raccoglie in continuazione segnalazioni e foto di tutte quelle persone che, nelle loro nazioni o nei loro viaggi, hanno incontrato costruzioni dell’uomo particolarmente esotiche e originali, o immerse in un contesto da renderle uniche. Ogni segnalazione ha come aggiunta le coordinate in longitudine e latitudine, oltre ad un utile link a Google Maps che permette al visitatore di vedere, in tempo reale, foto satellitari dell’oggetto in questione. Le foto, ad alta risoluzione, sono fornite da fotografi di tutto il mondo che hanno voluto documentare tali opere e sono disponibili a tutti gratuitamente. Costruzioni fantascientifiche, cimiteri di sommergibili nucleari, fari abbandonati su coste esotiche, intere città fantasma abbandonate, sono documentate da Artificial Owl ognuna con un’introduzione che spiega storia e vicende a loro collegate, informando il visitatore oltre ad affascinarlo con immagini incredibili.

Artificial Owl è la voce nel web delle opere d’arte inaspettate, quelle non create come opere d’arte a priori ma diventate solo successivamente tali. Anche se sculture già create come opere sono riportate sul sito, è l’ambiente in cui esse sono immerse a renderle opere d’arte e non solo sé stesse. Oltre a questo, è la titanica dimensione degli oggetti in questione che contraddistingue il sito, ogni opera documentata è mastodontica, imponente nelle sue dimensioni tanto quanto nell’impressione che genera nello spettatore.
Costantemente aggiornato e seguito, Artificial Owl si contraddistingue per essere sempre alla scoperta di nuovi ambienti abbandonati. Tutto ciò è anche possibile grazie allo spirito web che lo caratterizza: libero e fruibile da tutti, così che la bellezza di tali luoghi non resti sconosciuta e dimenticata.

Il tempo che passa sugli oggetti abbandonati dall’uomo, fa di loro una sorta di relitti contemporanei ricoperti di muschio, ruggine e polvere. Luoghi misteriosi da esplorare come fabbriche, cimiteri di automobili, vagoni e aeroplani. Il sito Artificial Owl raccoglie le immagini dei luoghi più affascinanti del mondo.

ArificialOwl

ArificialOwl

Artificial Owl

ArtificialOwl

Loredana Mantello

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Interview

“La fotografia è come una terapia per me – cibo per l’anima. E’ la mia patria, la mia amica, il mio paradiso, la mia armonia, la mia pace, la mia felicità. I miei pensieri cercano rifugio in essa. Attendo con trepidazione e curiosità lo sviluppo delle mie stampe in bianco e nero, esattamente come facevo tempo addietro nella camera oscura. Esamino la stampa, l’accarezzo come se stessi accarezzando il viso di un bambino, posso sentirne la consistenza sotto le mie unghie, una bellissima sensazione. La osservo da lontano poi da vicino e ancora più da vicino per catturarne l’essenza, il sentimento, lo spirito – è tutto lì. Dopo diversi minuti di contemplazione, ripongo la stampa nel cassetto per poi tornare a guardarla in seguito; sentendola ancora viva e innamorandomene di nuovo.” Loredana Mantello è una fotografa italiana free lancer che ha posto il suo obbiettivo focalizzante sul medio oriente, i suoi lavori sono stati esposti a livello nazionale ed internazionale. Il desiderio di catturare momenti che i suoi occhi e la sua mente registrano, ma difficili da  dipingere o raccontare, la guida con naturalezza verso la fotocamera come mezzo d’espressione.  Ognuna delle sue immagini è espressione del suo umore, delle sue percezioni, delle sue emozioni e del suo mondo. Loredana è un’esploratrice delle anime e delle culture dei popoli del medio oriente. Nella sua collezione “Ballet in Monochrome” ha cercato di catturare l’attrattiva e l’eleganza delle forma umana, la penetrante sensualità negli occhi neri delle donne velate e i delicati dettagli dei disegni all’henne pitturati sulla loro pelle, ognuno dei quali evoca un’aura di mistero. Loredana continua i suoi viaggi esplorativi con la sua collezione “Water, wind, wawes” con i quali esplora la drammatica eleganza dell’interazione visiva e fisica tra il tessuto, ed il vento, l’acqua e tutto ciò che li circonda.. “Cerca in profondità e troverai le risposte non nascoste o celate, ma là c’è… per quelli che sanno come vedere”.

Night Italia

febbraio 17, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Evidence

 

Night ItaliaNIGHT ITALIA, nuova collana Jouvence, prende origine dalla rivista newyorkese NIGHT, fondata nel 1978 da Anton Perich, pittore, video artista e fotografo per la rivista “Interview” di Andy Warhol, e da un sodalizio ventennale tra Anton Perich e l’artista romano Marco Fioramanti.

NIGHT ITALIA nasce come un progetto di comunicazione e informazione no profit, realizzato in forma volontaria da una serie di artisti (e non solo) i quali, dopo esperienze in varie discipline, hanno deciso di unirsi per contribuire a colmare il vuoto critico lacerante che si è andato formando nel sempre più diffuso conformismo culturale.

NIGHT ITALIA ha come obiettivo quello di dar vita, con scadenza più o meno periodica, a dei particolari libri da collezione, qualificati essenzialmente per immagini, con testi in più lingue, che documentano su scala europea alcuni temi fondamentali del contemporaneo legati alle arti visive, alla musica, al costume, alla satira, in modo da creare un dibattito aperto sulla realtà a noi più vicina.

NIGHT ITALIA intende dunque porre l’accento e dare voce – soprattutto per immagini – a quelle dimensioni culturali quasi sempre nascoste, il cui portato ha pari dignità, diritto e qualità dei corrispettivi big d’esportazione. Un’informazione, questa della collana, che passa attraverso i canali delle librerie ufficiali e quelli meno visibili, spesso più interessanti, dei centri underground, per portare alla luce realtà inedite e stimolanti.

NIGHT ITALIA vuole porsi come punto di riferimento per chi crede in un’informazione libera e non schiava di interessi di qualunque genere. Il sito http://nightitalia.wordpress.com/ è già stato attivato e verrà continuamente aggiornato e sarà provvisto di una sala di lettura con i principali argomenti contenuti nel libro.

NIGHT ITALIA nasce con la convinzione che se un altro mondo è possibile, può esserlo soprattutto nel campo dell’arte e della cultura.

 

 

Website: http://nightitalia.wordpress.com

Riciclarte: L’Arte del riciclo

gennaio 13, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Evidence, News

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Notevole/stimolante punto d’incontro della comunità di artisti italiani che fanno del riciclo la base della propria arte, Riciclarte è uno spazio virtuale che permette di esporre le proprie creazioni artistiche, attraverso cui incontrare altri creativi e scambiarsi idee ed informazioni. E’ inoltre presente uno spazio dove poter promuovere le mostre personali e collettive

 

borse

 

 

Adeart è un laboratorio di Bolzano che realizza borse “ecologiche” e accessori, veri e propri pezzi unici realizzati utilizzando materiale recuperato, come camere d’aria usate di camion e trattori. Anima e corpo di questo progetto è Heidi Ritsch classe ‘73, che unisce le sue straordinarie doti creative ad una profonda consapevolezza della necessità di informare/sensibilizzare il mondo nel mercato del riciclo.

www.adeart.it

 

 

 

pescucciElisabetta Pescucci

Una miriade di oggetti “dall’identità perduta”: ecco la materia prima delle creazioni di Elisabetta Pescucci, originalissimi gioielli trash a metà tra la microscultura e la comune bigiotteria contemporanea. Unici strumenti: pinze e tronchesi, per dare nuova vita a carta stagnola, chewing gum usate, mattoncini lego, vetri levigati dal mare, tappi..

BASQUIAT – E i fantasmi da scacciare

dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Events, Evidence

A Roma, la retrospettiva che omaggia con opere e foto inedite l’artista americano.

Erano tanti i fantasmi che aveva da scacciare Jean-Michel. Il titolo della mostra a Palazzo Ruspoli a Roma, che riprende quello di una serie di quadri di Basquiat, inquadra immediatamente questo personaggio che è stato uomo per poco ma rimarrà artista per sempre.

Cresciuto a NYC, morto a 27 anni per overdose di eroina, all’età di 7 viene investito da un’auto e durante la convalescenza si appassiona all’Anatomia di Gray, il manuale di anatomia più famoso del mondo.

La Fondazione Memmo presenta più di 50 opere (alcune inedite) incentrate sulla visione frammentata che Basquiat aveva del corpo umano e della complessità dell’uomo stesso. Visione che include una serie di tematiche fortemente rivelatrici di Basquiat, come l’ambiente urbano che ha vissuto così intensamente – il modus operandi stesso dell’artista, il “graffitismo”, ne è testimone – le sue origini afro-caraibiche, le paure e insicurezze di musicista e pittore. Non c’è relazione fra gli oggetti ripetuti ossessivamente: scheletri, arti sparsi, auto, grattacieli, giocattoli, eroi neri, scritte, la corona (simbolo di autoaffermazione). Si legge un mondo dilaniato nei segni da lui tracciati, incoerenti ma al tempo stesso prove evidenti di un’innocenza perduta, rappresentazione primitiva e rituale del suo mondo, fatto di delirio ed emarginazione.

Michael Halsband, autore delle 5 foto inedite in mostra e suo amico, sostiene che la droga e l’alcool siano stati palliativi per la frustrazione di “un negro in questo mondo”, usando le parole di Basquiat. Anche la sua arte, quindi, appare come una sorta di catarsi, per scacciare i fantasmi di una vita vissuta fra droghe e razzismo.

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