Sale server diventano arte
settembre 24, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Art
Può una semplice sala server, normalmente utilizzata solo come un servizio, diventare arte? Può una massa di circuiti e impianti, di plastica e silicio, diventare qualcosa di più che freddo articolo per un business? Può riuscire a trasmettere emozioni e suscitare qualcosa dentro le persone?
Esistono imprese che hanno trasformato questa necessaria parte dell’impresa in una realtà comprovata di immagine. Nonostante il fatto sia naturalmente dovuto a motivi di marketing e di promozione personale, le idee sono talmente interessanti da meritare una menzione. Ad esempio la sala server della Bahnhof Datacenter che ospita i server di Wikiliaks, ha posizionato i propri server a Stoccolma, all’interno di un vecchio rifugio antiatomico costruito durante la seconda guerra mondiale. Le foto presenti sul sito di Bahnhof sono incredibili, le immagini ricordano ambientazioni alla 007 senza nulla togliere a chi vuole associarli a guerre stellari o affini.



Google dal canto suo, sempre e comunque presente, sta attualmente costruendo un nuovo data center in Finlandia. Dopo aver acquistato una vecchia fabbrica di carta, l’azienda di Mountain View ha iniziato i lavori che nella prossima primavera daranno vita a data center da 200 milioni di dollari, con due sale server da otto mila metri quadri ciascuna. L’accesso all’edificio sarà degno di un racconto cyber punk, gli ingressi saranno monitorati sia dal mare (il centro sorge sul mar baltico tra Helsinki e San Pietroburgo) che dalla terra e gli accessi ai server saranno permessi solo tramite un esame biometrico della retina. Oltre alle dimensioni uniche nel suo genere, unico sarà il raffreddamento (da sempre uno dei maggiori problemi per i data center), l’acqua marina, tramite pompe speciali, verrà usata direttamente per il raffreddamento dei server.

Altro caso decisamente unico, è stato quello del Barcellona Adsdaw, i quali costruttori, posizionando il mega computer “Marenostrum” uno dei più potenti computer al mondo, addirittura in un cattedrale, hanno dato un’impronta sacra all’installazione. Per precisione il sito scelto è la cappella di Torre Girona vicino alla città di Barcellona, i costruttori intendevano dare un’impronta unica alla sede per giustamente pubblicizzare con impatto l’evento del supercomputer.

L’immagine, che queste agenzie di data entry mostrano con queste installazioni, è talmente impatto da far risparmiare all’impresa investimenti in comunicazione e pubblicità. Questo tipo di risparmio si va quindi a sommare agli indubbi vantaggi prodotti dalle economia di scala delle gigantesche sale server. Quest’ultimo è probabilmente la vera causa della prima caratteristica notabile di queste sale: le dimensioni. Localizzando la maggior parte dei server in un solo luogo le economie di scala crescono e i costi sono minori rispetto alla gestione di maggiori sale server più piccole. La forza di queste installazioni uniche comunque, nonostante tutti i vantaggi tecnici che vengono elencati nella scelta della location, sta sicuramente in un’ottica di marketing. In un mondo in cui il bisogno di conservare dati e permettere che questi siano raggiungibili ovunque è soddisfatto da sempre più agenzie, il servizio offerto deve farsi notare sui concorrenti il più possibile.
Ara Gallant – Damiani Editore
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Art, Fashion, Publishing
IL LIBRO >> Tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta, Ara Gallant (1932-1990) ha rivoluzionato l’editoria di moda, prima come hair stylist e make up artist poi come fotografo, dalle pagine di riviste come Vogue, Interview, Playboy e Rolling Stones. Personaggio notissimo nel mondo della moda e tra gli attori di Hollywood, dopo la sua morte Gallant è stato però avvolto dall’oblio. La monografia curata da David Wills e pubblicata da Damiani restituisce ora per la prima volta un ritratto a tutto tondo di questa figura poliedrica e geniale, attraverso un’ampia selezione di immagini e le testimonianze di chi lo conobbe e lavorò con lui. Per anni stretto collaboratore di Richard Avedon – tanto che nell’ambiente ci si riferiva ai due come un’unica entità, “Aradon” – Gallant curò lo styling di molti suoi set fotografici, inventando pettinature visionarie sulle modelle più famose di quel periodo, come Twiggy e Veruschka: il libro raccoglie cinque scatti del maestro (tra cui un ritratto inedito di Anjelica Huston), che testimoniano questo straordinario sodalizio professionale e artistico. Nato nel Bronx come Ira Gallantz, ben presto cambiò il proprio nome in Ara Gallant considerandolo più esotico e adatto al suo personaggio. Giovanissimo, cominciò a lavorare come parrucchiere nel salone di famiglia nel Bronx, spostandosi poi da Bergdorf Goodman a Manhattan, dove divenne richiestissimo da attrici e modelle. A metà degli anni Sessanta iniziò a lavorare sui set fotografici di Vogue, diventando il primo hair-stylist ad essere pagato da una rivista di moda per le sue prestazioni professionali. Gallant collaborò così con i più grandi fotografi del suo tempo: oltre ad Avedon, Irving Penn e Bert Stern, fra gli altri. Il suo contributo più innovativo fu l’invenzione dei cosiddetti “flying hair”, un trucco che usò per la prima volta su Twiggy nel 1966 e che resta ancora oggi molto copiato: la tecnica base consisteva nel creare volume unendo diverse parrucche fissate su di un pezzo di cartone reso invisibile dai capelli stessi, che apparivano lunghissimi e fluttuanti. Piume, fiori, oggetti di varia natura, toupet lunghi anche un metro: idee ardite, mai viste (puntualmente documentate dalle immagini pubblicate nel volume) che lo resero famosissimo. Alla sua notorietà contribuivano il suo look total black, sempre completato da una giacca di pelle e da un cappello tempestato di spille e medagliette, e la sfrenata vita notturna che conduceva: veniva spesso fotografato mentre usciva all’ alba dallo Studio 54, la più famosa discoteca newyorchese dell’epoca, in compagnia delle sue amiche modelle e attrici. Nei primi anni Settanta, Gallant iniziò a scattare foto egli stesso, realizzando ritratti di celebrities per Interview, Vogue, Weekend e Rolling Stones, molti dei quali raccolti in questo volume. Tra i soggetti di questi scatti si riconoscono Warren Beatty, Marisa Berenson, Mick Jagger, Dustin Hoffmann, Anjelica Huston, Harvey Keitel, Jack Nicholson, Sissy Spacek, Arnold Schwartzenegger, e le modelle Veruschka, Gia Carangi, Pat Cleveland, Margaux Hemingway, Iman, Penelope Tree e Apollonia Von Ravenstein. A partire da alcuni di questi ritratti, Gallant realizzò anche una serie di bellissime copertine per Interview, anche queste raccolte nel libro. All’inizio degli anni Ottanta si trasferì a Los Angeles con l’intenzione di realizzare un film basato su una sua sceneggiatura, ambientata nel mondo delle modelle. Questo progetto non riuscì però a trovare un produttore, e in California Gallant iniziò ad avere seri problemi con le droghe. Dopo diversi tentativi falliti di disintossicarsi, si suicidò nel 1990. Oltre a documentare questa straordinaria avventura umana, artistica e professionale con quasi cento immagini, molte delle quali inedite, il volume contiene una commossa introduzione di Anjelica Huston, amica personale di Ara Gallant, e si chiude con un collage di testimonianze raccolte dal curatore David Wills tra gli amici di Ara: la stessa Huston, Viva, Lauren Hutton, Drew Barrymore, Polly Mellen (celebre stylist e fashion editor di Vogue America), i fotografi Steven Meisel e Bert Stern, Paul Morrissey, la stilista Diane Von Furstenberg, le modelle Pat Cleveland, Penelope Tree, Veruschka e Apollonia Von Ravenstein. IL CURATORE >> Di origine australiana, David Wills è un collezionista di fotografia, editor e curatore indipendente. Recentemente ha curato e prodotto una serie di mostre nate da immagini provenienti dal proprio vastissimo archivio: “Edie Sedgwick: Unseen Photographs of a Warhol Superstar”; “Murder, models, madness: photographs from the motion picture Blow-up”; “James Bond” e “Warhology”. Ha curato la pubblicazione “Bernard of Hollywood’s Ultimate Pin Up Book” (Taschen, 2000) ed è coautore della monografia “Veruschka” (Assouline, 2008). Vive a Los Angeles.
Ara Gallant
A cura di David Wills
Introduzione di Anjelica Huston
Testi di Polly Mellen, Veruschka, Diane Von Furstenberg,
Lauren Hutton, Paul Morrissey, Steven Meisel,
Drew Barrymore, Viva….
Damiani editore
The Art and Life of Chaz Bojorquez – Damiani Editore
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Art, Evidence, General, Publishing
IL LIBRO >> Damiani pubblica la prima monografia dedicata a Charles “Chaz” Bojorquez, artista di origine messicana che alla fine degli anni Sessanta ha iniziato a disegnare per le strade del suo quartiere a Los Angeles, seguendo la tradizione dei cholo graffiti, diffusa nelle zone abitate prevalentemente dai latinos. Ben presto Chaz Bojorquez trovò un suo stile autonomo, che ha influenzato intere generazioni di street artists, calligrafi e tatuatori. Il suo simbolo o “tag”, creato nel 1969, è un teschio stilizzato chiamato Senor Suerte (Signor Fortuna): ispirato al folclore messicano e in particolare al culto della Santa Morte, costituisce uno dei primi esempi di stencil art applicata alla strada ed è diventato in seguito un’immagine di protezione dalla morte per i membri delle gang. L’altro aspetto che caratterizza l’estetica di questo artista è la calligrafia: Bojorquez è stato infatti uno dei primi writers a elaborare dei particolari caratteri tipografici di difficile lettura ma di grande impatto estetico, creando una sintesi originale tra lo stile psichedelico, i font Fraktur e Old English e la calligrafia cinese. Bojorquez è uno dei primi artisti a essere passato con successo dalla strada alle gallerie: oggi alcune sue opere fanno parte della collezione permanente di alcuni musei americani, come il National Museum of American Art e l’Orange County Museum of Art, in quanto considerate espressioni della cultura dei latinos della California del Sud. Il volume è articolato in tre sezioni: la prima si apre con i testi introduttivi di Greg Escalante, François Chastanet e dei curatori, a cui segue un’intervista in cui Chaz Bojorquez ripercorre le tappe fondamentali della sua formazione artistica. La seconda parte è dedicata al disegno e all’opera in bianco e nero di Bojorquez, mentre l’ultima raccoglie la sua produzione pittorica. I curatori hanno inserito anche molte immagini fotografiche che documentano alcuni momenti cruciali della vita dell’artista.
I CURATORI >> Illustratore e visual designer, Marco Klefisch vive a Milano dove lavora come freelance. Tra i progetti recenti, oltre alla monografia su Chaz Bojorquez edita da Damiani, figurano il disegno della campagna internazionale del brand Carhartt e le illustrazioni per la rubrica Soft Focus su Vice magazine. Suoi lavori sono stati pubblicate su: Arkitip, Vice, The End, Blacknuss, XL di Repubblica, Superfly, Rugged, Graphotism, Dazed&Confused, La Repubblica, Urban, OHT, 36 Chambers/Drago Editore.
Titolare di WAG Milano, il primo negozio italiano e tra i primi in Europa ad occuparsi di streetwear e cultura Hip Hop, e co-fondatore di Tribe, il primo magazine in Italia inerente il Graffiti Writing, Alberto Scabbia ha creato l’etichetta discografica Skill To Deal Records, e da oltre vent’anni collabora alla realizzazione di eventi legati al mondo dell’arte e della musica underground.
THE ART AND LIFE OF CHAZ BOJORQUEZ
a cura di Marco Klefisch e Alberto Scabbia
Testi di François Chastanet, Greg Escalante, Marco Klefisch, Alberto Scabbia
Damiani editore
Gina Lollobrigida Fotografa – Damiani Editore
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Art, Publishing
GINA LOLLOBRIGIDA
Foto di Gina Lollobrigida
Testi di Philippe Daverio Paolo Limiti
Uscita in Italia Giugno 2009
Pagine 320
Formato 24,5×30,5cm
Illustrazioni 280
Rilegatura Brossura con bandelle
ISBN978-88-6208-113-9
Il libro>>> Gina Lollobrigida, conosciuta per la sua attività artistica come attrice cinematografica internazionale, coltiva da anno l’amore per la pittura, la scultura e la fotografia che la rendono artista completa. Dal 1959, infatti, la diva associa alla professione cinematografica, che le ha regalato una celebrità assolutamente universale, anche un’intensa ricerca nel campo dell’arte fotografica, anch’essa molto apprezzata dal pubblico di tutto il mondo.
Nel 1973, il suo primo volume, Italia mia, ha ricevuto il premio “Nadar” come miglior libro fotografico dell’anno, con più di 300 mila copie vendute nel mondo.
Gina Lollobrigida Fotografa presenta oltre 300 immagini scelte tra le più rappresentative della sua attività che – attraverso innumerevoli viaggi e straordinari incontri – testimoniano il talento di questa artista nel rappresentare luoghi, vicende umane, contesti storici e antropologici tra i più disparati.
Passando dal Sud del Mondo all’Occidente ricco, dalle più remote popolazioni dell’Asia ai potenti della terra, Gina Lollobrigida rivela una predilezione affettuosa e priva di ideologie verso l’umanità dei semplici, dei deboli e degli afflitti.
Nel 1999, per l’impegno assolto in diverse organizzazioni umanitarie, è stata nominata pirma Ambasciatrice della FAO.
È stata inoltre vicina all’UNICEF, all’UNESCO, a Medici senza Frontiere, a Madre Teresa di Calcutta, ai bambini della Romania.
Personalità ferrea, viaggiatrice instancabile, vera e propria femme forte della nostra epoca, Gina Lollobrgida presenta in questo libro una rassegna di foto realizzate in più di venti paesi: India, Filippine, Cina, Giappone, Kenya, Cuba, Stati Uniti, e naturalmente – con accento e partecipazione particolari – l’Italia.
Parallelamente alla raffigurazione di luoghi e persone, Gina Lollobrigida ritrae anche personalità celebri del mondo dello spettacolo, della politica, dell’arte e del costume, tra cui Indira Gandhi, Fidel Castro, Henry Kissinger, Maria Callas, Liza Minnelli, Yuri Gagarin, Neil Armstrong, Grace Kelly, Paul Newman, Sean Connery, Audrey Hepburn e tanti altri. La rassegna è completata da alcune tra le più famose composizioni fotografiche dedicate a bambini e animali, raccolte nel volume Magica Inncocenza (1993).
Gina Lollobrigida ha pubblicato sei libri di fotografia, tre di scultura e ha girato tre documentari: uno dedicato a Fidel Castro (1974), uno a Indira Gandhi (1976) ed uno sulle Filippine in 35 mm della durata di due ore (1976). Nel 1980 le sue foto sono state esposte in una mostra al Musée Carnavalet che le ha valso la “Medaglia d’Oro della Città di Parigi”. L’autorevole Le Monde ha scritto: «Gina Lollobrigida ha l’occhio di un Cartier-Bresson, ha talento, è piena di energia e le foto hanno una forza sconvolgente. È veramente una grande artista». Nel 2007 è la prima in Italia e nel mondo ad essere protagonista di ben quattro francobolli dell’emissione filatelica della Repubblica di San Marino per i suoi ruoli di artista e mito, fotoreporter, scultrice e Ambasciatrice FAO.
Dopo i prestigiosi riconoscimenti internazionali (la “Legion d’Honneur” ricevuta nel 1992 dal Presidente francese François Mitterand per la sua attività di artista e attrice), dopo le grandi esposizioni che hanno celebrato la sua attività di scultrice (Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, 2003; Musée de la Monnaie di Parigi, 2004), dopo la partecipazione all’Open 2003 di Venezia e la recente mostra di sculture a Pietrasanta (2008), il 18 ottobre 2008 a Washington riceve con decisione unanime della fondazione italo-americana NIAF il “Lifetime Achievement Award” come riconoscimento per la sua vita artistica.
Giacomo Costa – Damiani Editore
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Art, Publishing
GIACOMO COSTA

G. Costa
The Chronicles of Time, opere di Giacomo Costa
testi di Luca Beatrice, Norman Foster
lingua, italiano-inglese-tedesco
pagine 256/ illustrazioni 140
dimensioni 28 x 24 cm
rilegatura, cartonato diritti, worldwide
prezzo € 35, £29,99, $45,00 ISBN978-88-6208-079-8
uscita, 15 aprile 2009.

copertina Giacomo Costa
IL LIBRO>>> The Chronicles of Time è il primo libro che documenta la ricerca artistica di Giacomo Costa, seguendo un percorso che ha inizio nel 1996, quando l’artista comincia a rielaborare le sue fotografie di città, paesaggi e architetture utilizzando tecniche digitali. Il risultato è una serie di scenari urbani apocalittici, il cui apparente realismo genera nell’osservatore un effetto straniante.
Nelle serie degli Agglomerati, dei Paesaggi, delle Megalopoli, la città diventa rappresentazione dell’uomo e della sua condizione esistenziale. Il tempo è la variabile che determina la trasformazione ed il cambiamento, espresso soprattutto nelle serie più recenti, Acqua e Secret Gardens, in cui l’acqua e la vegetazione tornano a prendere il sopravvento sulle rovine del mondo costruito dall’uomo. Il volume include un saggio di Luca Beatrice e una prefazione firmata dall’architetto Norman Foster, che possiede alcune opere dell’artista.

G. Costa
L’ARTISTA>>> Giacomo Costa nasce a Firenze nel 1970. Studia violino fino all’età di quattordici anni, successivamente si iscrive al liceo classico che però abbandona per dedicarsi all’attività di motocrossista, alpinista e di meccanico. Tornato nella sua città, negli anni ‘90 il nascente interesse per la fotografia lo spinge ad aprire uno studio fotografico dedicandosi prevalentemente alla ritrattistica.
Nel ‘96 la sua ricerca artistica lo porta a contaminare la fotografia tradizionale con l’utilizzo delle tecnologie digitali. A partire dal 1997 espone in numerose collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 2009 è tra gli artisti selezionati ad esporre nella mostra “Collaudi”, a cura di Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, allestita nel nuovo Padiglione Italia nell’ambito della 53 esima Biennale di Venezia.
http://www.giacomocosta.com
Nothing studio
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Art, General
Ufficio di cartone
Nothing è una nuova agenzia commerciale creativa formata da Michael Jansen e Bas Korsten, che ha appena aperto le sue porte ad Amsterdam.
Mentre la città ospita l’agenzia KesselsKramer in un edificio piuttosto anticonvenzionale – una ottocentesca chiesa – l’ufficio di Nothing è una costruzione insolita, nel senso che è stata costruita quasi interamente di cartone, creata dai designer Joost van Bleiswijk e Alrik Koudenburg …
Il team di Noting mantiene l’idea dal nome della società (partire dal nulla e trasformarlo in qualcosa) come punto di partenza per la progettazione fisica della sede; che comprendeva la creazione di muri, segnaletica, travi, tavoli, scaffali e anche una serie di scale di cartone.
I muri sono come una tela bianca, i visitatori invitati a lasciare il loro segno sulle superfici. Infatti, l’illustratore Fiodor Sumkin fu il primo a vivacizzare l’ufficio di Nothing prevalentemente marrone, con colori e disegni.
www.nothingamsterdam.com
‘60 spregiudicati – Fashion photographers e graphic designers
settembre 17, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Art
Il primo piano di una mano femminile dalle unghie perfettamente smaltate che regge una sigaretta fra le labbra tumide e rosse… Un’immagine allusiva che esprime la spregiudicatezza della fine degli anni ‘60, un clima ora celebrato nella prima monografia dedicata a Harri Peccinotti: fashion photographer, graphic designer, artista a tutto tondo il cui lavoro ha fortemente influenzato la moda e l’immaginario di quegli anni.
Ora oggetto dello sguardo maschile, ora liberate protagoniste di una rivoluzione sessuale inarrestabile, sono le donne ad essere indiscusse protagoniste di questo libro. Sexy, sportive, indipendenti, ritratte su spiagge da sogno o sullo sfondo di originali set di moda, le donne hanno da sempre rappresentato una costante per l’obbiettivo di Peccinotti. Dal celebre scatto del girasole per il calendario Pirelli del ‘68 al nudo in vasca da bagno immerso nell’acqua verde, H.P. presenta un’ampia selezione di scatti pubblicati su magazine di moda unitamente agli impaginati e alle copertine di libri e dischi creati da Peccinotti nell’arco di un quarantennio.
Oltre che del mensile Nova, uno dei più influenti magazine degli anni ‘60 che ha introdotto novità epocali in fatto di grafica, formati e photoediting, Harri Peccinotti (1938) negli anni è stato anche l’art director di Flair, Vanity Fair, Rolling Stone e Vogue. Fra i primi ad avere introdotto le donne di colore nelle foto di moda, la sua fama di fotografo è legata agli scatti di due calendari Pirelli (1968 e 1969) e, come designer, al restyling del quotidiano francese Le Matin durante gli anni ‘70.
Silvia Bragagnolo
settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Art

Silvia Bragagnolo
Mi chiamo Silvia Bragagnolo. Sono nata a Castelfranco Veneto nel 1971, mi sono laureata in architettura allo I.U.A.V. a Venezia anche se tra un progetto e l’altro ho sempre nutrito gran interesse a mettere il naso nei bidoni della spazzatura…

opera di Silvia
Oggi vivo e lavoro a Castelfranco dove per passione, nel mio laboratorio-deposito di “ordinati” rifiuti, creo svariati e folli oggetti raccogliendo tutto ciò che posso far rivivere, cercando così di riutilizzare tutti gli oggetti-rifiuto per ricreare nuove forme con una vita propria.
…Non so esattamente da dove nasca questa mia voglia di svuotare i bidoni della spazzatura per far rinascere tutto ciò che viene gettato.
Oggetti che possono diventare belli, utili e soprattutto vivere a lungo senza diventare parte delle montagne di rifiuti che soffocano il nostro pianeta, materiali già esistenti e soprattutto resistenti e quasi indistruttibili che possono assumere qualsiasi altra forma.
…La mia è solo una piccolissima goccia, ma la speranza è che il mio lavoro, come quello di tanti altri designer, artisti, architetti e creatori folli di oggetti rinati, possa servire anche da stimolo per far capire come tutto ciò che noi gettiamo via ogni giorno in realtà potrebbe continuare a vivere a lungo ed assumere un altro significato, un’altra funzione, un altro aspetto…
…Un po’ come nel tronco di legno c’era Pinocchio, da una bottiglia di plastica può nascere un animaletto, oppure un portacandele, o anche un solido sgabello, o un vaso per i fiori o un semplice bidone portacarta. In ogni oggetto e’ racchiuso un altro oggetto e da ogni forma si può ricreare un’altra forma. Ed e’ così che e’ nato miciovinicio, un gattino nato dal fondo di una bottiglia di plastica, che ora da il nome a tutto il mio lavoro.

opera di Silvia
…Questa mia passione arriva da lontano, da quando ancora piccolina mi costruivo i trenini con le scatole dei fiammiferi, o facevo sparire le grosse spugne, usate per appoggiare il sapone sul lavandino, e le trasformavo in piccole bambole morbide… o usavo le mie calze colorate per fare dei topini imbottiti con l’ovatta e poi tagliavo le setole alle scope, le lavavo e le usavo per i baffi. Sono sempre stata attratta da tutti gli oggetti che si potevano trasformare… ed è quello che continuo a fare oggi.
E’ stato all’Università, nelle mie giornate passate in biblioteca a sfogliare riviste di architettura e design, che ho cominciato a scoprire che questa mia strana passione aveva un nome, o meglio aveva tanti nomi: ri-uso, arte del riciclo, design del riuso, riciclo creativo, re-design… e che molti designer usavano “rifiuti” e materiali poveri per le loro creazioni… dalla lampada di carta, alla poltrona di cartone ondulato fino alle abitazioni realizzate con i containers.

opera di Silvia
Ho anche tentato di fare la tesi sul ri-uso, ma non sono riuscita a trovare docenti interessati a questo argomento, a mio parere molto interessante. E da lì, anche se demoralizzata, ho deciso che comunque avrei continuato il mio lavoro e non mi sarei arresa… volevo seguire questa mia passione e così ho iniziato a realizzare complementi d’arredo con cartone e vecchi scatoloni, sono poi stata attratta dalle bottiglie di plastica, dalla loro trasparenza e dalle loro forme spesso molto particolari e, al contempo, dalla possibilità di trasformarle molto facilmente con il solo utilizzo di un taglierino e di un paio di forbici, una colla resistente e del colore.
Ho iniziato a realizzare dei portacandele, dei fiori, delle cornici per specchi, sono poi stata attratta dalle bottiglie di plastica, dalla loro trasparenza e dalle loro forme spesso molto particolari e, al contempo, dalla possibilità di trasformarle molto facilmente con il solo utilizzo di un taglierino e di un paio di forbici, una colla resistente e del colore e sono nati gli animaletti, poi i tavolini dai tubi in cartone, le lampade dalle bottiglie di plastica e i barattoli del caffè, gli specchi dai vecchi vinili, i pesci dai bidoni dell’acqua e dalle bottiglie del latte, le bambole dalle le calze bucate, le borse dai ritagli Pvc, la lanacotta e i nastri delle audiocassette……
Un giorno mi sono chiesta perché non cominciare a “contagiare” i più piccoli, e anche i più grandi, con questa mia passione e così, da parecchi anni ormai, girovago tra le scuole elementari, i centri culturali, le piazze, lemostre con sacchi pieni di “rifiuti” pronti per essere trasformati e ricominciare una nuova vita…

opera di Silvia
opera di Silvia
opera di Silvia 
opera di Silvia
ArtificialOwl
settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Art, Tourism
Il sito www.artificialowl.net raccoglie immagini, documentazioni video e opinioni su tutte quelle opere d’arte in giro per il mondo che, per un motivo o per l’altro, sono state abbandonate dall’uomo.

Artificial Owl
Il sito, come recita la sua introduzione, raccoglie “le più affascinanti creazioni abbandonate dell’uomo” e, grazie alla collaborazione mondiale di chiunque desidera o ne abbia le possibilità, cresce di giorno in giorno con nuove e incredibili foto e segnalazioni.
La bellezza del globo è descritta dal sito come una scultura sepolta in un deserto del Messico, come un titanico relitto di nave lasciato alla deriva in una costa africana o un cimitero di aerei sovietici lasciati ad arrugginire nella steppa russa.
Una delle peculiarità del sito è nel fatto che la totalità delle opere raccolte dal sito sono di opera umana le quali, con l’andare del tempo, hanno incontrato le forze della natura e, da semplici forme della scienza umana, sono diventate vere e proprie opere d’arte. Relitti di navi da guerra o scorie radioattive degli esperimenti nucleari americani nel pacifico, sarebbero semplicemente descritti e bollati come rifiuti se il mondo che gli sta attorno, le forze atmosferiche e l’andare del tempo non le avessero trasformate in parti del paesaggio, a volte quasi uscite fuori da un altro mondo e da un altro spazio.

Artificial Owl
Il sito, che prende nome dal gufo artificiale presente nel film Blade Runner, ha da poco compiuto un anno di vita e raccoglie in continuazione segnalazioni e foto di tutte quelle persone che, nelle loro nazioni o nei loro viaggi, hanno incontrato costruzioni dell’uomo particolarmente esotiche e originali, o immerse in un contesto da renderle uniche. Ogni segnalazione ha come aggiunta le coordinate in longitudine e latitudine, oltre ad un utile link a Google Maps che permette al visitatore di vedere, in tempo reale, foto satellitari dell’oggetto in questione. Le foto, ad alta risoluzione, sono fornite da fotografi di tutto il mondo che hanno voluto documentare tali opere e sono disponibili a tutti gratuitamente. Costruzioni fantascientifiche, cimiteri di sommergibili nucleari, fari abbandonati su coste esotiche, intere città fantasma abbandonate, sono documentate da Artificial Owl ognuna con un’introduzione che spiega storia e vicende a loro collegate, informando il visitatore oltre ad affascinarlo con immagini incredibili.
Artificial Owl è la voce nel web delle opere d’arte inaspettate, quelle non create come opere d’arte a priori ma diventate solo successivamente tali. Anche se sculture già create come opere sono riportate sul sito, è l’ambiente in cui esse sono immerse a renderle opere d’arte e non solo sé stesse. Oltre a questo, è la titanica dimensione degli oggetti in questione che contraddistingue il sito, ogni opera documentata è mastodontica, imponente nelle sue dimensioni tanto quanto nell’impressione che genera nello spettatore.
Costantemente aggiornato e seguito, Artificial Owl si contraddistingue per essere sempre alla scoperta di nuovi ambienti abbandonati. Tutto ciò è anche possibile grazie allo spirito web che lo caratterizza: libero e fruibile da tutti, così che la bellezza di tali luoghi non resti sconosciuta e dimenticata.
Il tempo che passa sugli oggetti abbandonati dall’uomo, fa di loro una sorta di relitti contemporanei ricoperti di muschio, ruggine e polvere. Luoghi misteriosi da esplorare come fabbriche, cimiteri di automobili, vagoni e aeroplani. Il sito Artificial Owl raccoglie le immagini dei luoghi più affascinanti del mondo.

ArificialOwl

ArtificialOwl
Loredana Mantello
settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Art, Interview
“La fotografia è come una terapia per me – cibo per l’anima. E’ la mia patria, la mia amica, il mio paradiso, la mia armonia, la mia pace, la mia felicità. I miei pensieri cercano rifugio in essa. Attendo con trepidazione e curiosità lo sviluppo delle mie stampe in bianco e nero, esattamente come facevo tempo addietro nella camera oscura. Esamino la stampa, l’accarezzo come se stessi accarezzando il viso di un bambino, posso sentirne la consistenza sotto le mie unghie, una bellissima sensazione. La osservo da lontano poi da vicino e ancora più da vicino per catturarne l’essenza, il sentimento, lo spirito – è tutto lì. Dopo diversi minuti di contemplazione, ripongo la stampa nel cassetto per poi tornare a guardarla in seguito; sentendola ancora viva e innamorandomene di nuovo.” Loredana Mantello è una fotografa italiana free lancer che ha posto il suo obbiettivo focalizzante sul medio oriente, i suoi lavori sono stati esposti a livello nazionale ed internazionale. Il desiderio di catturare momenti che i suoi occhi e la sua mente registrano, ma difficili da dipingere o raccontare, la guida con naturalezza verso la fotocamera come mezzo d’espressione. Ognuna delle sue immagini è espressione del suo umore, delle sue percezioni, delle sue emozioni e del suo mondo. Loredana è un’esploratrice delle anime e delle culture dei popoli del medio oriente. Nella sua collezione “Ballet in Monochrome” ha cercato di catturare l’attrattiva e l’eleganza delle forma umana, la penetrante sensualità negli occhi neri delle donne velate e i delicati dettagli dei disegni all’henne pitturati sulla loro pelle, ognuno dei quali evoca un’aura di mistero. Loredana continua i suoi viaggi esplorativi con la sua collezione “Water, wind, wawes” con i quali esplora la drammatica eleganza dell’interazione visiva e fisica tra il tessuto, ed il vento, l’acqua e tutto ciò che li circonda.. “Cerca in profondità e troverai le risposte non nascoste o celate, ma là c’è… per quelli che sanno come vedere”.










