Music Italy Show 2010
maggio 27, 2010 by Matteo Cassanelli
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Abbiamo deciso di visitare e presentarvi un reportage presso il Music Italy Show, la fiera nazionale dedicata allo strumento musicale, svoltasi a Bologna dal 15 al 17 Maggio. Abbiamo visitato i suoi stand cercato di cogliere la sua vera essenza: realtà economica e culturale da una parte, sogno e spettacolo dall’altra. Dopo l’ingresso a Music Italy ci si ritrova già immersi in un mare di suoni e musica. L’impatto è notevole. Ogni stand ha il suo personale musicista come prova e test per ogni strumento presente. Una massa indistinta di note dà il benvenuto al visitatore, con il suo mix di musica e tamburi. Lo stand delle batterie Ludwig saluta dall’alto chiunque entri con le sue batterie allucinogene mentre uno sciame di appassionati, metallari, professionisti del suono e musicisti più o meno famosi non vi lascia nemmeno il tempo di apprezzare il distinto bassista che suona nel suo palchetto rialzato.
Bene, tempo di girare e farsi un’idea di questa prima edizione del “Salone italiano dedicato a strumenti ed edizioni musicali”. So già dove andare: stand Dean e lo spettacolo delle chitarre Dime. Impossibile provarle, nemmeno il tesserino stampa permette di toccare questi capolavori. Nonostante gli appassionati spesso e giustamente si rifugino verso strumenti più vintage schifando questi colori, non riesco a non apprezzare la bellezza del design unico e le grafiche che la casa americana ha usato. Ok, lasciamo stare, verso lo stand Ibanez e il Mogar Rock Cafè. I ragazzi dell’Ibanez sanno come attirare gente in questo posto. Hanno costruito l’unica cosa a cui un appassionato di musica non può resistere: un bar. Lo stand dell’Ibanez è un vero e proprio locale al chiuso con tanto di soffitto. Le pareti sono tappezzate di tutti gli articoli della casa di produzione: chitarre, bassi amplificatori, cinghie, molta pelle di serpente e prezzi esorbitanti. Il resto dello spazio è occupato dal palco e dal bar. Qui sanno trattare bene i giornalisti: birra gratis e poche domande. L’ambiente è scuro e i suoni sono alti, ma non si ha mai la sensazione di un’atmosfera pesante. Qui si è sempre molto rilassati e l’impressione è di essere nel proprio locale preferito ad ascoltare un personaggio sconosciuto godendosi la sua musica. Dopo un po’ però fuori, riattraversiamo la porta di casa Ibanez per vedere un po’ di batteristi in azione. Il primo che incontro in una delle finte sale prove ricreate dalla Ludwig ha capacità, il nome scritto controvoglia nella lista delle esibizioni è illeggibile, ma le sue facce mi resteranno in mente per parecchio tempo, contorce il suo volto insieme alle pelli della batteria, sembra crederci, ma è un po’ troppo pesante stare ad ascoltare una batteria senza nessun accompagnamento melodico. Saliamo quindi le scale ed entriamo in quello che la modesta Fender ha deciso di portare al Music Italy: un museo di opere d’arte moderna sulla sua storia. Artisti di diverso calibro hanno ricreato opere di vario genere ispirandosi alle chitarre della casa americana. Così qui si alternano quadri con l’immancabile Jimi Henrix, statue con panda giganti truccati come i Kiss e video riadattati sulla canzone “Do the Evolution” dei Pearl Jam. Menzione particolare di 2ndDesign va però all’opera del musicista Bugo: una semplice sedia con appoggiato il giornale Porta Portese ed evidenziato un annuncio di vendita, in mezzo al caos, di una Fender Stratocaster nera.
La scala mobile mi riporta lentamente verso il piano terra della fiera, accompagnato da fumetti di Bob Kane proiettati sulle pareti, del quale ignoro il significato ma apprezzo il tratto, ammiro il padiglione in tutta la sua grandezza, chiedendomi quanto denaro possa valere tutta quella massa di strumenti accumulati. Da drogato di musica so bene quanto possano valere buoni strumenti e quei pochi che mi sono potuto permettere, non mi sono mai bastati. La massa di gente che scivola sotto di me in questo sabato pomeriggio è la prova di non essere sono solo in questa mia dipendenza. Il 2009 è stato l’anno della crisi, è vero, ma il mercato degli strumenti è cresciuto in un anno di più dell’ 1% (Fonte: Music Italy Press), in completa controtendenza con quasi tutti gli altri mercati. Più di un milione di italiani ha acquistato uno strumento musicale nuovo nel 2009. Queste persone si sono indebitate, hanno rinunciato alle vacanze e hanno fatto incazzare fidanzate e parenti per comprarsi il proprio strumento con il quale divertirsi, lavorare o anche solo sognare. E’ nella forza del sogno infatti, che nasce questa fiera. Music Italy Show non è soltanto un evento, è una raccolta di sognatori, una specie di convention di fantascienza per nerd con solo più borchie. Questo luogo è pieno di persone comuni che sognano di essere Dimebag Darrel o Elvis, personaggi anacronistici che non riescono ad accantonare i propri sogni di ribalta. Questo è l’ultimo scampolo della prima MTV generation, una massa di adolescenti che non riescono a dimenticare i primi 20 – 30 anni della loro vita e che ci stanno attaccati come cozze, spesso succhiando soldi a genitori di adolescenti che soffriranno spesso della stessa malattia. Non fraintendetemi con il cinismo però, ci sono anche professionisti seri qui, la massa di musicisti sui palchi è infatti troppo grande perché siano tutti truffatori. Oltre ai tre principali palchi di Music Italy Show ogni stand ha il suo palchetto di prova. Menzione particolare va al Palco del Centro Servizi, l’acustica era talmente buona da risultare pari a quella di una palestra degli anni 70, amianto nei tetti fortunatamente escluso.
La gita a Music Italy Show però non può durare più di tanto, in fondo, si tratta solo di tre padiglioni di cui uno è quasi occupato interamente da pianoforti e un altro dal torneo di Guitar Hero. Interessanti giusto per uno sguardo, non di più. Un solo padiglione e qualche palco live sono le uniche vere attrazioni dell’evento, entrambi comunque molto interessanti e che valgono di gran lunga la visita. La loro overdose di possibilità di spesa così lontane dalle capacità medie di una persona tuttavia non fa altro che diminuire la resistenza dello stare qui dentro. Il prezzo medio per alcune di queste chitarre qui sfiora i 5000 dollari, e stiamo parlando solo di strumenti nuovi, i vintage non hanno praticamente tetto di costo. Dopo un po’ bisogna andarsene e lasciare che questi oggetti continuino solo a fare sognare.
Future Film Festival 2010
aprile 6, 2010 by Matteo Cassanelli
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Tra il 26 e il 31 Gennaio 2010 si è svolta a Bologna l’annuale rassegna cinematografica del Future Film Festival. La rassegna, svoltasi tra il teatro Duse e palazzo Re Enzo, ha nuovamente mostrato a tutti i visitatori le nuove avanguardie del cinema d’animazione e le nuove tecnologie applicate all’immagine. Da sempre incentrato sulla definizione e l’aggiornamento del nuovo immaginario cinematografico, il Future Film Festival ha proposto quest’anno un focus sulla stop motion e uno sulla motion graphics. Gli incontri nel centro di Bologna si sono alternati per tutti i giorni dell’evento mostrando moltissimi aspetti di tutti gli argomenti trattati nel festival, tra i quali lo sviluppo del 3d stereoscopico in Italia e nel mondo.
Oltre alle importanti conferenze e incontri sulle ultime tecnologie cinematografiche, il Future Film Festival ha mostrato al pubblico bolognese tutta una serie di nuovi cortometraggi, dei quali dieci si sono contesi il premio Platinum Grand Prize, vinto infine da “Panique au village” di di Stéphane Aubier e Vincent Patar per “aver creato un film fresco che è un’esplosione di energia creativa dal punto di vista visivo, drammaturgico e anche musicale.”
L’oltre centinaio di appuntamenti tra conferenze, incontri e seminari è stato accompagnato da un buon successo di pubblico, che ha seguito ardentemente ogni aspetto del festival e in particolar modo i molti cortometraggi proposti nella rassegna. I più votati dal pubblico sono stati “Fard” di David Alapont e Luis Briceno e “ The Man is the Only Bird that Carries his own Cage” di Claude Weiss. La giuria del festival composta dal fumettista Vittorio Giardino, dal giornalista Franco Giubilei e dal cartoonist e regista Matteo Stanzani ha assegnato il Premio della Giuria a “The light house Keeper” di David Francois, Rony Hotin, Heremie Moreau, Baptiste Rogron, Gaëlle Thierry, Maïlys Vallade e una menzione speciale a “De si pres” di Remi Durin.
Per quanto ci riguarda, abbiamo particolarmente apprezzato i film della sezione “Follie di Mezzanotte”, una sezione nata per ospitare al festival film fuori concorso curiosi ed estremi, che hanno variato dal demenziale all’horror e che sono stati tutti proiettati dopo il calar del Sole. Tra gli incontri invece, ci ha colpito l’intervento della Scuola Internazionale di Comics sul processo produttivo del cinema d’animazione, una interessante lezione sui software e i meccanismi usati dalle case di produzione per creare i lungometraggi animati. Ci siamo divertiti infine con il videogioco in 3d di Avatar, presentata a Palazzo Re Enzo e giocabile da tutti i visitatori: una vera e propria entrata in pieno stile nel mondo di James Cameron nei panni di un marine e di un “na’vi”, il quale permette di atterrare e visitare Pandora in tutta la sua bellezza con solo un PC e un paio di occhiali 3d particolari, sviluppati appositamente per il gioco.
Nonostante le difficoltà di organizzazione iniziali, il Future Film Festival si è svolto in magnifico modo, rimandando alla fine tutti gli appassionati all’anno prossimo per un’altra immersione nel magnifico mondo dell’animazione digitale cinematografica.
Tenerife Design Festival
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
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TDF 2009
Oltre 6000 persone hanno preso parte ala prima edizione del Tenerife Design Festival.
Il Tenerife Design Festival (TDF) ha concluso la sua prima edizione il 25 Ottobre, con la partecipazione di oltre 600 persone tra professionisti, studenti, dirigenti d’impresa e il pubblico in generale.
Durante l’evento i partecipanti potevano prendere parte ai gruppi di lavoro, simposi, mostre e altre attività, durante l’evento che si è tenuto dal 19 al 25 Ottobre a Santa Cruz di Tenerife.
Il TDF è proposto da CTND NoQuietDesign con l’obiettivo di creare dei contatti tra le tendenze del design internazionale e le risorse locali, l’ innovazione e la creatività generando così una consapevolezza globale che contribuirà a considerare il design come uno strumento per cambiare ed essere una forza trainante dell’economia.
Il TDF ha avuto il sostegno del Governo Regionale delle Canarie, attraverso il programma Septenio ed il Cabildo di Tenerife (il governo dell’isola), grazie alla sua economia e concorrenza, il turismo, la cultura e aree di sviluppo economico, oltre ad avere la collaborazione del Consiglio della città di Santa Curz di Tenerife.
Il Festival propone progetti in modo dinamico, attraverso cinque aree interconnesse: TDFLab, TDFSolution, TDFATmósfera, TDFSigno and TDFAward.
Queste aree tematiche compongono un programma che prevede la cooperazione e la sperimentazione, conferenze, mostre, concorsi, interventi urbani, etc… e con la partecipazione di prestigiosi designer nazionali e internazionali e creatori.
All’interno della struttura del TDF Lab, Walking Chair, América Sánchez, Gràffica, Roberto Feo (El Último Grito) e Albert Folch hanno tenuto una serie di laboratori per studenti e professionisti.
TDF Solution introduce un simposio sulla “Redditività del Design”, gestito da Xènia Viladàs, Pierluigi Cattermole e Renate Schepen, così come la lezione tenuta dal Martín de Azúa, “Nature + Tourism + Local Identity”
Inoltre all’interno di quest’area, i Campana Brothers, che sono i rappresentanti principali del festival, hanno tenuto un simposio sul “Design e la produzione locale”, nel quale spiegavano il loro percorso di lavoro, che si basa sul processo artigianale e naturale di materie primarie del loro paese natale: Il Brasile.
All’interno del TDF Atmósfera, il duo Viennese, Walking Chair, ha offerto una vasta retrospettiva del loro lavoro nel Circolo di Belle Arti, al quale hanno partecipato 750 persone, e vari autori delle Canarie hanno messo i loro lavori assieme nell’esposizione collettiva “Disleño”.
TDF Atmósfera ha anche portato il pubblico più vicino al design Olandese con la mostra “Binnen Buiten/ Make the street your home”, il quale nel Recova dal 6 al 29 Ottobre ha ricevuto circa 1800 visite.
Delfina Morán, curatore dell’esibizione, ha spiegato durante l’inaugurazione quale fosse lo scopo principale della mostra è stata molto vicino alla filosofia del festival nel suo insieme:
“Esso è rivolto a tutte le sezioni del pubblico in generale e con questo voglio dire le persone che non sono connessi alla progettazione, designer di professione, ecc, ma siamo particolarmente interessati al cittadino comune, che sa poco di design, ma utilizza costantemente. “
Inoltre, all’interno di questa area, i “Flying Grass Carpet” sbarcati a Santa Cruz il 18 Ottobre, che offre un spazio per il tempo libero e divertimento durante tutto il festival, oltre ad essere il palcoscenico per altre attività, come il Pecha Kucha night. Vol. 2, o la cerimonia di premiazione per TDFAward.
TDF Signo è stato un progetto sperimentale di cooperazione tra designer locali, nazionali ed internazionali e rappresentanti del mondo dell’industria e artigiani/e. Si tratta di un esempio tangibile di scambio tra i locali e gli esterni, ed è intrinsecamente connessa agli obiettivi del festival.
Per tre mesi, nove designer hanno lavorato con maestri artigiani/e e industrie locali per creare una struttura dalla conoscenza, metodologia e le esperienze di ognuno di loro.
Questi scambi hanno generato nuovi prodotti, i quali condividono due caratteristiche: includono valori dell’identità delle Canarie ( attraverso materiali, tecniche artigianali o la tipologia dell’oggetto stesso) e sono destinate ad essere integrati nel settore del turismo dell’isola e allo stesso tempo, promuovere il progetto internazionale della cultura delle Canarie. I risultati sono stati veramente sorprendenti: quattro varianti della tradizionale “timple” delle Canarie – chitarra (Víctor Viñas and Francisco Fariña); una sedia scolpita ispirata dal paesaggio delle Teide (Harry & Camila e Esculturas Bronzo); un arredamento urbano che unisce in un elemento: una sedia, un vaso di fiori e una fontana (Martín Azúa + Julca); un souvenir basato sulla patata di Tenerife (Héctor Serrano); una panchina urbana che combina tecniche di tessitura con il palmo dela mano in cemento (Héctor Serrano, Beatriz Fernández Sánchez e Esculturas Bronzo), alcuni pannelli divisori fatti in canna impostato su una roccia vulcanica (CTND + Guama Arico).
La mostra dei progetti sviluppati in TDFSigno è stata inaugurata il 21 Ottobre, così come la presentazione di un video che contiene immagini del “Making Of” questa area del Festival che mostra le sinergie generate alla perfezione.
(http:/www.zaunka.com/tdf-signo/).
Infine, TDFaward, l’area del festival dedicata alle gare di design, ha conferito un premio a Javier Sicilia e Aranzazu Sarmiento, “Tenerife: Paradisum 1.0.”, una guida su come sfruttare e godere il potenziale delle zone costiere.
www.tenerifedesignfestival.com/en
Swap Party
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
Filed under Events, Evidence, Fashion, General
Swap is trendy
Being trendy and save money, follow the dress fashions of the moment without blowing your salary, a practice in vogue for many years. The subterfuges adopted to dress up with the latest market trends are many, starting with the reuse of old style back in fashion clothes and buried in the closet of mothers, aunts and sisters, until the amendments do it yourself with scissors, needle and threads the most creative and enterprising.
Wound, however, the result is certainly not what I expected, so some of the most brilliant minds who created this world and talks about the female mind, have thought but why not broaden the horizons of commerce DIY and involve friends and friends of friends in search of the cool look?
The result is a bit ‘to save and a little’ to have fun and spend a pleasant few hours, the latest trends from overseas: swapping or, in layman, barter. The oldest form of commerce of the human back in vogue as it evolves into party time, involving thousands of people and earning lots of fashion addicted.
Appointment? Just choose a date and invite all the friends / friends to take tea or an aperitif, either in house or in a public place, no matter, the only imperative is: to bring clothes, jewelry, shoes, accessories, handbags, necklaces belts, now no longer used them for barter.
For several months this new way of shopping has landed in Italy, naturally attracting mainly female audience who, hopping here and there among the various swap party, try to get rid of incorrect or purchase of accessories now in disuse, with the hope to barter for them with something more useful and in keeping with the refined style, taking home perhaps, some good business.
The swapping phenomenon has grown so much in Italy in recent months, to have even a club dedicated Swapping Club Italy (http://www.swapclub.it), founded by Tamara Nocco and Francesca Caprioli.
The club collects events, appointments and information on the swap party Italians but mainly acts as a reference point for all the swapper from our own, in the organization of party dedicated in various Italian cities. The first editions nationally held in Bologna and Rome, Italy and coordinated by the Swap Club, have raised a significant degree of public enough to convince other groups of swappers in other cities, especially central and northern Italy, to organize their party.
In fact, program swap party in Milan, Turin, Florence and many other cities.
Short swapping can continuously renew their wardrobe in a nice, teach sharing and, above all, without spending money.
Indipendent Games Festival
gennaio 8, 2010 by Matteo Cassanelli
Filed under Events, General
La nuova realtà del divertimento
In un mondo web dove le parole Open Source e Shareware sono all’ordine del giorno, anche il vasto ambiente dei videogiochi non può esserne al di fuori. L’industria del videogioco registra ogni anno centinaia di milioni di euro, pubblicità e promozioni dei giochi sono ormai su tutti i maggiori mezzi di comunicazione, in questo settore non vi è età che non sia colpita dalla febbre del videogioco e la lotta delle console è combattuta ogni giorno e ad ogni occasione.
In questo mercato un oligopolio di imprese detiene la quasi totalità delle quote. Aziende come Microsoft, Nintendo, Ubisoft o Sony, solo per dirle alcune, si contendono un mercato ricchissimo, dove la vera battaglia è spesso combattuta su pochi e famosissimi titoli, come la sfida che si rinnova annualmente tra Pro Evolution Soccer (o PES come gli appassionati lo chiamano) e FIFA.
In questo mondo, dove sembrano necessari investimenti altissimi e un vasto team di esperti di settore, analisti marketing e programmatori, una nuova realtà comincia a farsi strada e a venire a conoscenza degli utenti: i videogiochi indipendenti.
Vi sono case produttrici di videogiochi sparse per tutto il mondo che, invece di puntare al grande pubblico o riproporre in continuazione soliti grandi titoli rispolverati ogni anno, puntano sul design, sull’innovazione della stessa idea di videogioco, sulla storia e sull’immedesimazione dell’utente con il prodotto video ludico. L’Indipendent Games Festival, partito dai sottoscala degli studenti di informatica e dagli scantinati affollati delle università, giunto ormai alla dodicesima edizione, vede sfidarsi partecipanti provenienti da tutto il mondo in categorie come eccellenza nelle arti visive, grafica, suono, concept idea del videogioco e innovazione. Da questo festival, la cui pagina è consultabile al sito www.igf.com, sono usciti nuovi nomi dell’industria di settore che, grazie alla possibilità di fare scaricare dagli utenti direttamente il loro prodotto dalla rete, hanno saltato la filiera distributiva che rendeva possibile essere visibili solo alle major.
Tutto questo senza aver preso in considerazione l’universo dei così detti videogiochi in flash, realtà ludiche giocabili esclusivamente in rete attraverso il programma Flash Player. Il giocatore non deve scaricare nulla, basta aprire la pagina web dedicata al gioco ed è subito possibile immergersi nell’esperienza.
Alcuni portali, come www.armorgames.com, hanno fatto di questo la loro mission aziendale e ne producono a centinaia, grazie alle collaborazioni che arrivano da tutto il globo.
Anche i social network hanno avuto un importante ruolo nel fare emergere queste realtà, la possibilità di collegarsi direttamente con i giochi al loro interno e di sfidare i propri amici, ha reso popolarissimi molti giochi che sono ormai conosciuti da tutti coloro che frequentano i network. In questo modo nomi come Amanita Design o PopCap, la prima un’agenzia grafica Ceca e la seconda americana, si sono fatti strada in mondo dominato da major agguerrite e ricchissime, capaci di spendere milioni per lo sviluppo e il test di un videogioco. Questa lotta di Davide contro Golia non si combatte ovviamente sullo stesso campo di battaglia, non è intenzione delle piccole agenzie battere i giganti della violudica mondiale in termini di incassi. Le intenzioni sono quelle di creare prodotti di qualità con poche possibilità, spesso a partire da semplici per√ò allo stesso tempo rivoluzionarie idee, che scioccano l’utente alla prima partita e lo fanno restare incollato allo schermo.
Bread & Butter – Fashion from Barcellona
febbraio 17, 2009 by Matteo Cassanelli
Filed under Events, Evidence, Fashion
Dal 21 al 23 Gennaio 2009 si è svolta presso il capoluogo catalano l’ottava e ultima edizione del Bread & Butter, una delle fiere di moda casual e urban più importante del mondo. L’esposizione, totalmente all’insegna dell’internazionalità ha fatto onore al proprio nome ospitando 800 marche e quasi 80000 visitatori provenienti da oltre 100 paesi. I dati hanno confermato l’importanza di Bread & Butter nel settore e il ruolo di piattaforma di comunicazione per le imprese, i marchi, i disegnatori e i distributori in ambito Denim, Sportswear, Street Fashion, Function Wear e Casual Dressed Up. Ogni anno migliaia di persone visitano la fiera alla ricerca degli ultimi esperimenti e tendenze del mondo della passerella. In realtà la fiera è originaria di Berlino ma da alcuni anni si svolge a Barcellona, dovuto al successi che ottenne la prima edizione, da quel momento il suo successo è stato in continua crescita.
L’inventore e presidente di Bread & Butter, Karl-Heinz Müller, ha sostenuto che: “Grazie al nostro Active Guest Management abbiamo un controllo preciso e globale della struttura dei nostri visitatori. Tutte le principali ditte commerciali internazionali erano presenti. La qualità dei visitatori è stata la migliore di sempre. La nostra community è una base stabile e solida, che resterà al nostro fianco se rispondiamo correttamente alle esigenze del tempo. E il nostro impegno in tal senso sarà sempre ai massimi livelli”.
Il Bread & Butter, oltre allo streetwear, ospita anche arte, musica, e indirizza l’industria verso le nuove tendenze. BBBarcellona si distingue per la grande attenzione ai particolari, all’estetica generale e alla selezione di fornitori, stilisti, progettisti ed espositori.
La fiera di Barcellona è stata come sempre la passerella mondiale delle tendenze giovanili, nella rassegna, si è potuto toccare innovazione e novità per questo si tratta di un evento centrale di comunicazione e marketing specializzato nella moda contemporanea, di riferimento per moltissimi brand emergenti e ormai consolidati.
Oltre al rinnovato portafoglio di espositori, tra cui le principali marche del panorama internazionale, BBBarcellona ha offerto ai propri visitatori una serie di veri e propri eventi esclusivi.
La leggenda del tattoo e vintage Christian Audigier ha dominato l’Avenida di circa 1000 m², anche Wrangler ha nuovamente conquistato BBBarcelona con una straordinaria prestazione del marchio nel Luna Park, dove si è concretizzato lo spirito Wrangler in forma live in uno spettacolare show di moto su parete rigida.
Nella Sport & Street Area del livello 3 si è tenuto per la prima volta il BREAD & BUTTER Flea Market: streetwear-store internazionali, come Azita (Francoforte), Caliroots (Stoccolma), Index Book (Barcellona), Limiteditions (Barcellona), Reed Space (New York), Slam Jam x Chikashitsu (Barcellona), Solebox (Berlino) e Wood Wood (Berlino/Copenhagen) hanno messo in vendita “special collaboration item”, veri e propri tesori provenienti dal loro fondo personale e pezzi da collezione dell’inverno 08.
In questo modo non soltanto è stata offerta a tutti i visitatori di BBB un’esperienza di shopping davvero speciale, ma per la prima volta anche i dettaglianti hanno usufruito di una propria piattaforma di presentazione e vendita nell’ambito specifico di BREAD & BUTTER.
In quelle trine morbide
febbraio 6, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Events, Evidence
Martedì 10 febbraio alle 17.00 il Museo Napoleonico ospiterà la proiezione del video clip che racconta il viaggio in Second Life della mostra “In quelle trine morbide”
Seguirà un dibattito con:
Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma
Umberto Broccoli, Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma
Arnaldo Caprai, collezionista
Marina Bellini, responsabile del progetto Musei in Comune 2.0
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, Zètema Progetto Cultura e Fondazione Valore Italia e include nel suo processo di comunicazione anche la condivisione di informazioni e materiali su questo blog e la possibilità di scaricare foto e video dei musei su youtube e flickr.
I 50 anni di LEGO
gennaio 13, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Events, General
Nel 2008 il mattoncino più famoso di tutti i tempi festeggia il 50° compleanno. Ed è un’autentica invasione del gioco in tutti i campi, dall’arte al web, dal design alla moda, allo spettacolo.. in un’esplosione di fantasia e creatività. La Lego, per festeggiare, ha lanciato sul mercato la collezione ToyTastic, vips e celebrities in forma “plastica”: dai Beckham a Madonna, da Brad, Angelina e i gemelli a Batman, Harry Potter e Indiana Jones (nella foto, i coniugi Pitt), tra i più famosi componenti del fashion system in formato Lego.Ma Lego significa anche arte: i Little Artists sono gli autori di Art Craziest Nation, riproduzioni con i blocchi di lego di operei famose in tutto il mondo. Il duo creativo John Cake and Darren Neave curano e costruiscono la loro personale “mini mostra” di arte moderna, e trasformandosi in personaggi dei cartoni animati, vivono nel regno della merce dove l’artediviene un prodotto. Il loro commento in merito? “Ci domandiamo cosa significhi essere artisti in questo clima culturale in cui i brands hanno il potere”. Il Lego continua così il suo percorso, passando dall’arte alla moda, con la nuova collezione dello stilista francese Jean- Charles de Castelbajac, che ha pensato bene di far sfilare in passerella di abiti e accessori coloratissimi ed originali ispirati ai mattoncini; e con l’originale serie di naifjewelry firmata dalla designer Jacqueline Sanchez: collane, orecchini, anelli, bracciali realizzati con i magici cubetti e piccoli dimanti. Ma non è finita: il poliedrico Lego irrompe anche nel campo della “street-architecture”: prima a Bocchignano, vicino a Roma, dove l‘artista Jan Vormann ha riparato le crepe nei muri degli edifici usando le costruzioni lego, in occasione della rassegna d’arte contemporanea 20 Eventi, e regalando un tocco sorprendente a muri e strade; poi davanti al municipio di Vienna, dove tremila bambini hanno costruito una torre utilizzando 500mila pezzi di Lego e creando una scultura davvero unica al mondo, raggiungendo un record da Guinness dei Primati. E nell’home design? Kreaton (prodotta da Nttdesign, designer Sergio Nava) è la prima lampada/oggetto modulabile, da creare secondo il proprio gusto e creatività. Qui la vediamo costruita nella versione “Love”, ma ci si può sbizarrire a piacere, utilizzando i mattoncini in dotazione e dando libero sfogo alla fantasia.Hub Creativo: users community generated architecture
gennaio 7, 2009 by Aelle Robbiani
Filed under Events, Evidence
Prosegue il progetto Hub Creativo, promosso da: Milano Metropoli, Provincia di Milano. Sostenuto da 2LIifeCast per CrossCreative.Concept Car
dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani
Filed under Events, Evidence, General
La realtà virtuale è da tempo parte integrante nello sviluppo dei prototipi automobilistici, basti pensare al fatto che la maggior parte dei difetti riscontrati nei nuovi modelli delle vetture della Formula 1 vengono individuati durante le simulazioni di gara realizzate in ambiente 3D. Second Life non ha certo la piattaforma virtuale adatta a questo tipo di sviluppo, ma essendo una comunità ricca di creativi e designers non ci sarebbe da stupirsi se in un futuro molto prossimo lo sviluppo di alcune concept car partisse proprio dal metamondo di Second Life. Per chi non lo sapesse per “concept car” si intende un prototipo di autovettura, realizzato sulla base di un tema specifico, destinato a definire un nuovo concetto di utilizzo o un limite raggiungibile dalla tecnica nell’epoca in cui esso viene costruito, spesso senza tenere conto dei vincoli imposti dagli standard produttivi. Normalmente i “concetti” in funzione dei quali vengono sviluppate le concept car sono di tipo funzionale, come la sicurezza, i consumi, l’ergonomia, l’aerodinamica o il tipo d’impiego ed esse vengono realizzate come prefiguratrici per nuovi modelli o per mostrare soluzioni di design o tecnologie avanzate che verranno adottate nella futura produzione della casa costruttrice. Per questo motivo siamo stati al Motor Show di Bologna per valutare le nuove mode del momento e confrontarle con le idee provenienti dal metamondo di Second Life.














