Dell’Iphone e di altre tentazioni

giugno 14, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, Fashion, Various

Dopo una vita passata attraverso cellulari al di sotto dei cinquanta Euro finalmente decisi di sperperare le mie finanze in qualcosa di veramente di moda. Era fatta, stavo per ficcarmi in un Apple le Store e consegnare il mio sudato denaro al sig Jobs, comprarmi un Iphone e farla finita con i desideri. Invece, il destino aveva per me una rivelazione all’orizzonte. La Cina e l’Oriente vennero a salvarmi dalla mia conversione e, con la loro voce tentatrice al sapore di tè verde mi mostrarono le loro bellezze.

Tutta questa frase zen per spiegare che venni a sapere dell’esistenza di un’identica copia Iphone in commercio di produzione cinese. Qualche settimana fa uscì sui maggiori quotidiani la notizia di un’impresa in Cina, la Foxconn International secondo l’agenzia Reuters, dove suicidi tra i dipendenti si ripetevano a un tasso inquietante. La notizia, per quanto importante e tragica essa fosse, non era la rivelazione che più mi colpì quanto l’indagine che nella stessa impresa, di giorno fossero prodotti componenti Iphone e di notte l’esatta copia del telefonino Apple. Non è certo una novità che per ogni nuovo prodotto introdotto nel mercato escano contemporaneamente circa tre copie dello stesso, la vera notizia è che, per una volta, questi prodotti siano quasi meglio dell’originale. Fu così che mi procurai una di queste copie, avevo così tutto ciò di cui avevo bisogno: un’eccellente telefono di ultima generazione, una bella mela di moda al mio fianco e i miei sudati soldi ancora in tasca.

A dirla tutta, questi prodotti contengono sia pro sia contro, i loro fattori migliori vanno dal fatto di contenere due sim invece che una sola, di leggere il linguaggio Java o di poter lavorare con sistemi Windows come altri palmari. Senza soffermarsi su ogni modello, i quali sono stati analizzati in migliori e più approfonditi articoli del mio, (http://www.ainu.it/telefonia/copie-iphone-telefoni-cellulari-cinesi-dual-sim/) questi prodotti offrono, oltre al risparmio di centinaia di euro di spesa le quali sarebbero semplicemente buttate in plusvalenze, la salvezza dalla dottrina di Steve Jobs. E’ questo, infatti, che mi ha sempre spaventato del mondo Apple: affiancarsi a questa nuova religione. Sto parlando di tutto ciò che riguarda Apple. Dagli amici che parlano di quanto migliore affidabile bello funzionale di moda sia, dai telegiornali che seguono in diretta streaming le conferenze di Jobs, quelli che appiccicano il logo Apple sul retro della macchina o che sognano di andare a New York per infilarsi nell’Apple Store della Quinta Strada. Spaventa e allo stesso affascina un uomo che sia riuscito a trasportare nel terzo millennio un’impresa dall’essere nicchia a diventare un gioiello della moda.

I modelli cinesi sono qui quindi per salvarci anche dalla prossima in uscita in Italia dell’Iphone 4g? Non credo, i modelli Apple saranno, almeno nei prossimi anni, sicuramente vincenti sul mercato della telefonia, nonostante i loro prezzi esorbitanti. L’effetto moda è qui quello da sconfiggere, non si tratta più di prodotto tecnico, tecnologico forse, ma sicuramente non tecnico. I prodotti copia, almeno quelli che hanno abbastanza caratteristiche migliori di quelle dell’Iphone originale, saranno apprezzati solo dagli utenti con maggiori capacità tecniche o meno possibilità di spesa. Da un recente studio nasce come la maggior parte di chi possiede un iphone, utilizzi solo una percentuale delle capacità del telefono (http://www.broadbandreports.com/shownews/Rogers-95-of-iPhone-Users-Use-Less-Than-500MB-Per-Month-97411), non è certo la pistola fumante per accusare l’Iphone di essere solo un oggetto di moda, ma è sicuramente una prova incriminante.

Music Italy Show 2010

maggio 27, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Events, Evidence, Music

Music Italy

Abbiamo deciso di visitare e presentarvi un reportage presso il Music Italy Show, la fiera nazionale dedicata allo strumento musicale, svoltasi a Bologna dal 15 al 17 Maggio. Abbiamo visitato i suoi stand cercato di cogliere la sua vera essenza: realtà economica e culturale da una parte, sogno e spettacolo dall’altra. Dopo l’ingresso a Music Italy ci si ritrova già immersi in un mare di suoni e musica. L’impatto è notevole. Ogni stand ha il suo personale musicista come prova e test per ogni strumento presente. Una massa indistinta di note dà il benvenuto al visitatore, con il suo mix di musica e tamburi. Lo stand delle batterie Ludwig saluta dall’alto chiunque entri con le sue batterie allucinogene mentre uno sciame di appassionati, metallari, professionisti del suono e musicisti più o meno famosi non vi lascia nemmeno il tempo di apprezzare il distinto bassista che suona nel suo palchetto rialzato.

Bene, tempo di girare e farsi un’idea di questa prima edizione del “Salone italiano dedicato a strumenti ed edizioni musicali”. So già dove andare: stand Dean e lo spettacolo delle chitarre Dime. Impossibile provarle, nemmeno il tesserino stampa permette di toccare questi capolavori. Nonostante gli appassionati spesso e giustamente si rifugino verso strumenti più vintage schifando questi colori, non riesco a non apprezzare la bellezza del design unico e le grafiche che la casa americana ha usato. Ok, lasciamo stare, verso lo stand Ibanez e il Mogar Rock Cafè. I ragazzi dell’Ibanez sanno come attirare gente in questo posto. Hanno costruito l’unica cosa a cui un appassionato di musica non può resistere: un bar. Lo stand dell’Ibanez è un vero e proprio locale al chiuso con tanto di soffitto. Le pareti sono tappezzate di tutti gli articoli della casa di produzione: chitarre, bassi amplificatori, cinghie, molta pelle di serpente e prezzi esorbitanti. Il resto dello spazio è occupato dal palco e dal bar. Qui sanno trattare bene i giornalisti: birra gratis e poche domande. L’ambiente è scuro e i suoni sono alti, ma non si ha mai la sensazione di un’atmosfera pesante. Qui si è sempre molto rilassati e l’impressione è di essere nel proprio locale preferito ad ascoltare un personaggio sconosciuto godendosi la sua musica. Dopo un po’ però fuori, riattraversiamo la porta di casa Ibanez per vedere un po’ di batteristi in azione. Il primo che incontro in una delle finte sale prove ricreate dalla Ludwig ha capacità, il nome scritto controvoglia nella lista delle esibizioni è illeggibile, ma le sue facce mi resteranno in mente per parecchio tempo, contorce il suo volto insieme alle pelli della batteria, sembra crederci, ma è un po’ troppo pesante stare ad ascoltare una batteria senza nessun accompagnamento melodico. Saliamo quindi le scale ed entriamo in quello che la modesta Fender ha deciso di portare al Music Italy: un museo di opere d’arte moderna sulla sua storia. Artisti di diverso calibro hanno ricreato opere di vario genere ispirandosi alle chitarre della casa americana. Così qui si alternano quadri con l’immancabile Jimi Henrix, statue con panda giganti truccati come i Kiss e video riadattati sulla canzone “Do the Evolution” dei Pearl Jam. Menzione particolare di 2ndDesign va però all’opera del musicista Bugo: una semplice sedia con appoggiato il giornale Porta Portese ed evidenziato un annuncio di vendita, in mezzo al caos, di una Fender Stratocaster nera.

La scala mobile mi riporta lentamente verso il piano terra della fiera, accompagnato da fumetti di Bob Kane proiettati sulle pareti, del quale ignoro il significato ma apprezzo il tratto, ammiro il padiglione in tutta la sua grandezza, chiedendomi quanto denaro possa valere tutta quella massa di strumenti accumulati. Da drogato di musica so bene quanto possano valere buoni strumenti e quei pochi che mi sono potuto permettere, non mi sono mai bastati. La massa di gente che scivola sotto di me in questo sabato pomeriggio è la prova di non essere sono solo in questa mia dipendenza. Il 2009 è stato l’anno della crisi, è vero, ma il mercato degli strumenti è cresciuto in un anno di più dell’ 1% (Fonte: Music Italy Press), in completa controtendenza con quasi tutti gli altri mercati. Più di un milione di italiani ha acquistato uno strumento musicale nuovo nel 2009. Queste persone si sono indebitate, hanno rinunciato alle vacanze e hanno fatto incazzare fidanzate e parenti per comprarsi il proprio strumento con il quale divertirsi, lavorare o anche solo sognare. E’ nella forza del sogno infatti, che nasce questa fiera. Music Italy Show non è soltanto un evento, è una raccolta di sognatori, una specie di convention di fantascienza per nerd con solo più borchie. Questo luogo è pieno di persone comuni che sognano di essere Dimebag Darrel o Elvis, personaggi anacronistici che non riescono ad accantonare i propri sogni di ribalta. Questo è l’ultimo scampolo della prima MTV generation, una massa di adolescenti che non riescono a dimenticare i primi 20 – 30 anni della loro vita e che ci stanno attaccati come cozze, spesso succhiando soldi a genitori di adolescenti che soffriranno spesso della stessa malattia. Non fraintendetemi con il cinismo però, ci sono anche professionisti seri qui, la massa di musicisti sui palchi è infatti troppo grande perché siano tutti truffatori. Oltre ai tre principali palchi di Music Italy Show ogni stand ha il suo palchetto di prova. Menzione particolare va al Palco del Centro Servizi, l’acustica era talmente buona da risultare pari a quella di una palestra degli anni 70, amianto nei tetti fortunatamente escluso.

La gita a Music Italy Show però non può durare più di tanto, in fondo, si tratta solo di tre padiglioni di cui uno è quasi occupato interamente da pianoforti e un altro dal torneo di Guitar Hero. Interessanti giusto per uno sguardo, non di più. Un solo padiglione e qualche palco live sono le uniche vere attrazioni dell’evento, entrambi comunque molto interessanti e che valgono di gran lunga la visita. La loro overdose di possibilità di spesa così lontane dalle capacità medie di una persona tuttavia non fa altro che diminuire la resistenza dello stare qui dentro. Il prezzo medio per alcune di queste chitarre qui sfiora i 5000 dollari, e stiamo parlando solo di strumenti nuovi, i vintage non hanno praticamente tetto di costo. Dopo un po’ bisogna andarsene e lasciare che questi oggetti continuino solo a fare sognare.

The Art and Life of Chaz Bojorquez – Damiani Editore

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Evidence, General, Publishing

att5cd88IL LIBRO >> Damiani pubblica la prima monografia dedicata a Charles “Chaz” Bojorquez, artista di origine messicana che alla fine degli anni Sessanta ha iniziato a disegnare per le strade del suo quartiere a Los Angeles, seguendo la tradizione dei cholo graffiti, diffusa nelle zone abitate prevalentemente dai latinos. Ben presto Chaz Bojorquez trovò un suo stile autonomo, che ha influenzato intere generazioni di street artists, calligrafi e tatuatori. Il suo simbolo o “tag”, creato nel 1969, è un teschio stilizzato chiamato Senor Suerte (Signor Fortuna): ispirato al folclore messicano e in particolare al culto della Santa Morte, costituisce uno dei primi esempi di stencil art applicata alla strada ed è diventato in seguito un’immagine di protezione dalla morte per i membri delle gang. L’altro aspetto che caratterizza l’estetica di questo artista è la calligrafia: Bojorquez è stato infatti uno dei primi writers a elaborare dei particolari caratteri tipografici di difficile lettura ma di grande impatto estetico, creando una sintesi originale tra lo stile psichedelico, i font Fraktur e Old English e la calligrafia cinese. Bojorquez è uno dei primi artisti a essere passato con successo dalla strada alle gallerie: oggi alcune sue opere fanno parte della collezione permanente di alcuni musei americani, come il National Museum of American Art e l’Orange County Museum of Art, in quanto considerate espressioni della cultura dei latinos della California del Sud. Il volume è articolato in tre sezioni: la prima si apre con i testi introduttivi di Greg Escalante, François Chastanet e dei curatori, a cui segue un’intervista in cui Chaz Bojorquez ripercorre le tappe fondamentali della sua formazione artistica. La seconda parte è dedicata al disegno e all’opera in bianco e nero di Bojorquez, mentre l’ultima raccoglie la sua produzione pittorica. I curatori hanno inserito anche molte immagini fotografiche che documentano alcuni momenti cruciali della vita dell’artista.

I CURATORI >> Illustratore e visual designer, Marco Klefisch vive a Milano dove lavora come freelance. Tra i progetti recenti, oltre alla monografia su Chaz Bojorquez edita da Damiani, figurano il disegno della campagna internazionale del brand Carhartt e le illustrazioni per la rubrica Soft Focus su Vice magazine. Suoi lavori sono stati pubblicate su: Arkitip, Vice, The End, Blacknuss, XL di Repubblica, Superfly, Rugged, Graphotism, Dazed&Confused, La Repubblica, Urban, OHT, 36 Chambers/Drago Editore.

Titolare di WAG Milano, il primo negozio italiano e tra i primi in Europa ad occuparsi di streetwear e cultura Hip Hop, e co-fondatore di Tribe, il primo magazine in Italia inerente il Graffiti Writing, Alberto Scabbia ha creato l’etichetta discografica Skill To Deal Records, e da oltre vent’anni collabora alla realizzazione di eventi legati al mondo dell’arte e della musica underground.

THE ART AND LIFE OF CHAZ BOJORQUEZ
a cura di Marco Klefisch e Alberto Scabbia
Testi di François Chastanet, Greg Escalante, Marco Klefisch, Alberto Scabbia
Damiani editore
www.damianieditore.com

THE ART AND LIFE OF CHAZ BOJORQUEZ

a cura di Marco Klefisch e Alberto Scabbia

Testi di François Chastanet, Greg Escalante, Marco Klefisch, Alberto Scabbia

Damiani editore

www.damianieditore.com

Google: Web Leviathan

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, General, News, Various

GoogleNon è una novità che google sia il dominatore del mondo web degli ultimi 10 anni. Le medaglie sul suo petto sono innumerevoli: uscito dalle search engine wars come dominatore incontrastato della ricerca in rete, gestore della più vasta rete di promozione e marketing push e pull che esista con adwords e il suo gemello adsense, innovatore nei browser con il suo Chrome e nei servizi di cloud computing con gmail e altri servizi, sono solo le più luccicanti.
La novità di questi ultimi mesi è stato il lancio del gigante di Mountain view, in un nuovo mercato: la telefonia. Il nuovo telefono di ultima generazione, Nexus One, interamente di produzione google, disponibile inizialmente solo per i dipendenti google e reso visibile unicamente a pochi giornalisti, sembrava alle prime impressioni non una vera rivoluzione nel campo della telefonia, ma l’unico prodotto in grado di combattere ad armi pari l’iphone, il titano di apple. Questa sembrava stesse per avere inizio con il 2010, ma niente è successo. Dopo l’iniziale sbigottimento il Nexus One si è rivelato infatti essere ben al di sotto delle iniziali impressioni, come un mediocre telefono single touch prodotto in realtà da HTC. La novità quindi non sta nell’effettivo oggetto commercializzato da Google, ma nel come questo è commercializzato. Quello che infatti Google sta portando avanti non è uno strabiliante oggetto di mercato come fu l’iphone, ma è in realtà un modello di mercato, un’idea di business, Google vuole infatti entrare nel mercato del retail. Innovazione molto più sottile ma che sfruttando le sue già grandi forze potrebbe essere ancora più decisiva per lui. L’attacco di Google, non è infatti verso i produttori della telefonia e dell’itech come apple, ma verso i grandi distributori online come Amazon.
Google vuole forse creare una innovativa piattaforma per l’acquisto in rete? Date le sue capacità che gli vengono già dalla promozione di miriadi di imprese che si appoggiano a lui grazie ad Adwords e Adsense, le possibilità prima di trovare e dopo di acquistare prodotti via web potrebbero essere elevatissime, la facilità di acquisto verrebbe così aumentata unendo i milioni di utenti che utilizzano Google ogni giorno con i loro desideri di acquisto. Forse l’iphone non sarà quindi battuto nel prodotto dalla marca google, ma potrebbe essere costretto un giorno a passare direttamente da lui per incontrare i suoi acquirenti.

Moolto

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, General, social network

Il Social Network per avatar

Nell’era della comunicazione globale e della condivisione tra gli internauti, second life grazie ad alcune peculiarità che lo contraddistinguono, non ha risentito di ripercussioni negative. L’afflusso massiccio verso i social network da parte di milioni di persone lasciava presupporre infatti un calo delle iscrizioni per il metamondo della Linden Lab. Così non è stato; i social network sono stati invece conquistati anche dai residenti di second life e la dimostrazione sta nel gran numero di profili degli avatar di second life presenti.

Moolto
Moolto

Ma si è andato addirittura oltre vedendo nascere social network esclusivi per gli avatar di second life. Uno su tutti: Moolto. Nato dalla mente di una nostra cara conoscenza, Maxes Loon, Moolto è riuscito a porsi al centro dell’attenzione di migliaia di residenti diventando, concedetemi la metafora, una costola web del metamondo di second life.

Il segreto? Un interfaccia semplice ed accattivante che facilita il contatto tra i residenti di second life ma, soprattutto per i nuovi iscritti nel metamondo, Moolto si pone come un utile punto di riferimento per ricavare informazioni su diverse land, conoscere in anteprima gli eventi e gli appuntamenti più importanti e iniziare ad ampleare il proprio giro di amicizie.

Dopo una semplice registrazione infatti, si accede alla pagina del profilo personale personalizzabile secondo il proprio gusto e attraverso essa si comincia a condividere idee, esperienze, foto, video e, cosa da non sottovalutare, restare in contatto con la propria seconda vita anche quando non è possibile accedere alla piattaforma della linden lab.

Moolto
Moolto

Capita spesso infatti, sia per inconvenienti tecnici o per problemi legati alla propria real life, di non poter loggare il proprio avatar; con un semplice click del mouse, grazie a Moolto, si rimane in contatto con gli amici, si può lasciar loro un messaggio o conversare in tempo reale attraverso la chat pubblica e privata.
Una mini second life formato web per comunicare, condividere e restare sempre on.

http://moolto.ning.com/

Swap Party

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Events, Evidence, Fashion, General

Swap is trendy

Being trendy and save money, follow the dress fashions of the moment without blowing your salary, a practice in vogue for many years. The subterfuges adopted to dress up with the latest market trends are many, starting with the reuse of old style back in fashion clothes and buried in the closet of mothers, aunts and sisters, until the amendments do it yourself with scissors, needle and threads the most creative and enterprising.

Wound, however, the result is certainly not what I expected, so some of the most brilliant minds who created this world and talks about the female mind, have thought but why not broaden the horizons of commerce DIY and involve friends and friends of friends in search of the cool look?

Swap Party

Swap Party

The result is a bit ‘to save and a little’ to have fun and spend a pleasant few hours, the latest trends from overseas: swapping or, in layman, barter. The oldest form of commerce of the human back in vogue as it evolves into party time, involving thousands of people and earning lots of fashion addicted.

Appointment? Just choose a date and invite all the friends / friends to take tea or an aperitif, either in house or in a public place, no matter, the only imperative is: to bring clothes, jewelry, shoes, accessories, handbags, necklaces belts, now no longer used them for barter.

For several months this new way of shopping has landed in Italy, naturally attracting mainly female audience who, hopping here and there among the various swap party, try to get rid of incorrect or purchase of accessories now in disuse, with the hope to barter for them with something more useful and in keeping with the refined style, taking home perhaps, some good business.

Swap Party a Bologna

Swap Party a Bologna

The swapping phenomenon has grown so much in Italy in recent months, to have even a club dedicated Swapping Club Italy (http://www.swapclub.it), founded by Tamara Nocco and Francesca Caprioli.

Swap Party

Swap Party

The club collects events, appointments and information on the swap party Italians but mainly acts as a reference point for all the swapper from our own, in the organization of party dedicated in various Italian cities. The first editions nationally held in Bologna and Rome, Italy and coordinated by the Swap Club, have raised a significant degree of public enough to convince other groups of swappers in other cities, especially central and northern Italy, to organize their party.

In fact, program swap party in Milan, Turin, Florence and many other cities.

Short swapping can continuously renew their wardrobe in a nice, teach sharing and, above all, without spending money.

Internet for Peace

gennaio 7, 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, General, News

Nobel per la pace 2010

Wired Italia, in occasione del lancio delprogetto Internet for Peace e a sostegno della candidatura di Internet al prossimo Premio Nobel per la Pace, realizza il sito web dedicato: www.internetforpeace.org. Uno spazio, totalmente noprofit, di incontro e confronto per tutti gli internauti interessati a discutere di pace e comunicazione globale. Il sito www.internetforpeace.org progettato da Ogilvy, sarà online in lingua inglese a partire dal 20 novembre e illustrerà tutti i contenuti ideati per il progetto Internet for Peace.

internet for peace

internet for peace

Primo fra tutti il manifesto dell’iniziativa, pubblicato e tradotto in 15 lingue differenti, che sarà sottoscrivibile da tutti coloro che volessero sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
Gli utenti, inoltre, saranno liberi di inviare la traduzione del manifesto di Internet for Peace nella propria lingua madre così da arricchire ulteriormente il messaggio di pace e comunicazione che il manifesto vuole diffondere. La versione video del manifesto sarà ‚ embeddabile‚ da tutti coloro che volessero aggiungere alla propria pagina web la mission di Internet for Peace.
www.internetforpeace.org dedicherà ampio spazio anche agli ambassadors del progetto: il Premio Nobel per la Pace Shrin Ebadi, prima firmataria del manifesto, il Professor Umberto Veronesi, lo stilista Giorgio Armani, il Direttore di Wired Italia Riccardo Luna, il Direttore di Wired USA Chris Anderson e il Direttore di Wired UK David Rowan.
Gli internauti potranno così conoscere le storie degli ambasciatori di Internet for Peace e le ragioni che li hanno spinti ad abbracciare la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
Di grande effetto l’area del sito web dedicato ai subscribers di Internet for Peace e cioè lo spazio rivolto a tutti coloro che aderiranno alla campagna sottoscrivendo il manifesto del progetto. L’immagine di un grande planisfero visualizzerà in tempo reale i nomi e la provenienza di tutte le persone nel mondo che avranno deciso di sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010, a sottolineare maggiormente quanto la Rete sia in grado di abbattere distanze, barriere e confini di ogni tipo trasformando il pensiero di ognuno in un pensiero globale.

internet for peace

internet for peace

Tutti i visitatori di www.internetforpeace.org potranno poi contribuire alla campagna di Wired Italia creando i propri contenuti sul tema. Nello spazio media del sito verranno caricati i video di tutti gli utenti che avranno filmato la propria versione del manifesto di Internet for Peace o che avranno realizzato foto e video sul tema ‚Internet e la Pace. Al sito web inoltre verrà affiancato un canale YouTube dedicato.

Su www.internetforpeace.org sarà poi possibile visualizzare l’elenco dei supporters di Internet for Peace ovvero tutti quegli enti e quelle aziende che hanno deciso di dare il proprio contributo per sostenere Internet nel suo viaggio verso il Premio Nobel. Tanti quindi gli spunti offerti dal sito www.internetforpeace.org, pronto ad accogliere tutte le voci che vorranno intervenire e discutere intorno all’idea che Internet sia la più grande occasione che l’umanità abbia mai avuto per diffondere messaggi di pace.

Talking Heads

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, General, Music

30 anni fa…Le Teste Parlanti

Alla fine degli anni 70 la band americana che si mise maggiormente in evidenza fu certamente quella dei Talking Heads di David Byrne. Cresciuti nella New York degli anni settanta, ne vissero e assimilarono i fermenti. Il periodo era quello di Andy Warhol e delle nuove avanguardie nelle arti visuali e grafiche. Dopo aver frequentato un istituto d’arte, Byrne fondò il gruppo con Chris Franz, un suo compagno di corso, e assoldando Tina Weymouth (bassista) e Jerry Harrison (chitarrista).

Talking Heads

Talking Heads

Esattamente 30 anni fa i Talking Heads si esibirono all’Agora di Cleveland in una delle tappe più affollate di un tour che li stava progressivamente imponendo, anche grazie allo storico produttore Brian Eno, come una delle migliori live band americane.

Per questo la Warner Bros decise di registrare la performance del 15 marzo 1979 a Cleveland, allo scopo di fermare questo delirio di eccitazione e di suoni e di elargire il tutto, sotto forma di copia promozionale non in vendita, alle migliori emittenti radiofoniche americane.

Una pura operazione di marketing che si materializzò in un disco, intitolato semplicemente “Talking Heads Live on Tour”, con una tiratura limitata di sole 600 copie (fuori catalogo). L’album live conteneva 10 canzoni che rendevano perfettamente la magia della band in concerto al punto che molti si ostinarono a dire che era veramente un peccato che lo stesso disco non potesse avere una collocazione anche commerciale.

Talking Heads

Talking Heads

Ma quando pareva che questo disco fosse destinato ai soli amatori, improvvisamente l’album “Talking Heads Live on Tour” fece la sua apparizione in mezzo agli scaffali di molti rivenditori americani, e poi europei e via via in tutti gli altri continenti.

La Warner Bros non tardò a capire che il fenomeno era diventato inarrestabile, tentò di arrestare l’emorragia dovuta a questa gigantesca opera di riproduzione abusiva, ma i falsari si difesero dicendo che avevano fatto tutto questo per “amore dei Talking Heads”.

E a pensarci bene, ancor più, quello che accadde ai Talking Heads di David Byrne, noto precursore di tempi, suoni e mode,  si mostrò ancora una volta anticipatore di quel che sarebbe successo 30 anni dopo.

Rotating Tower

settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, News, Tourism

Uso dinamico dello spazio ed efficienza energetica sono i due principi  ispiratori del progetto di Fisher. La Rotating Tower sarà infatti la prima costruzione interamente girevole al mondo. Grazie ad un meccanismo che consente ad ogni piano  di ruotare in modo autonomo, in ogni momento si potrà scegliere il  panorama che si desidera, decidere come sfruttare la luce del giorno o  lasciare che sia una lenta rotazione ad offrire un panorama sempre  diverso della natura circostante.

Il risultato sarà dal punto di vista scenico un continuo apparire di  forme diverse, dettate dal fluire del tempo.“Gli spostamenti – spiega Fisher – avranno una velocità molto lenta,  così da non risultare fastidiosi per gli inquilini della torre, che  non percepiranno il movimento”. L’architetto fiorentino ha dunque inaugurato un nuovo modo di concepire l’architettura, che cessa di essere fissa e immutabile, per  celebrare il trionfo della dinamicità.

Rotating Tower

Rotating Tower

Non solo spettacolarità scenica. La torre girevole di Dubai sarà  inoltre esempio di sostenibilità ambientale. Grazie allo sfruttamento “Il segreto – spiega l’autore del progetto – è nelle 48 turbine  montate orizzontalmente tra un piano e l’altro e nelle celle  fotovoltaiche che troveranno posto sui tetti dei singoli appartamenti.  Mai prima d’ora un edificio era stato concepito per essere in grado di produrre energia elettrica in misura così significativamente superiore  al proprio fabbisogno”.

“In più ci saranno i pannelli solari, che verranno posizionati sui  tetti di ciascun piano e che durante la giornata, ruotando, rimarranno parzialmente esposti alla luce.

In questo modo l’edificio non solo produrrà l’energia che gli è necessaria ma sarà anche in grado di venderla all’esterno. Secondo i nostri calcoli in un anno la torre fornirà circa 190 milioni di kilowatt di energia, per un valore di oltre 7 milioni di euro”.

All’interno della torre girevole troveranno spazio un albergo a sei stelle, uffici e appartamenti di varie metrature e, negli ultimi piani, cinque ville da 1.500 mq cadauna. Ogni villa avrà a disposizione un posto auto al proprio piano servito da uno speciale ascensore. La villa “Penthouse” avrà sul tetto una piscina, un giardino e un mejles.

Per consentire di raggiungere più velocemente la residenza, la Rotating Tower sarà inoltre dotata di un eliporto a scomparsa: “una piattaforma che, al livello del 64simo piano, uscirà dal ‘guscio’ dell’edificio al momento dell’atterraggio dell’elicottero, mantenendo così la totale dinamicità architettonica della Torre”.

Rotating Tower

Rotating Tower

La Rotaing Tower sarà il primo grattacielo realizzato con sistemi industriali. Il 90% della struttura sarà costruito in moduli.

www.dynamicarchitecture.net

Facebook – la network mania impazza

febbraio 17, 2009 by Aelle Robbiani  
Filed under Evidence, News

FacebookNell’anniversario dei primi 5 anni di Facebook, la sua fondazione risale al 4 febbraio del 2004, il social network fondato da Mark Zuckerberg ha ormai conquistato la quasi totalità delle persone che usano frequentemente internet e comincia ad attirare anche chi non ne è così avvezzo.

Dall’11 settembre del 2006 chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. L’utente può entrare in più gruppi, come la scuola superiore, il luogo di lavoro o il paese di nascita, conservando così l’idea principale che il network aveva, cioè mantenere in contatto le persone dopo che si erano perse di vista, e allo stesso tempo abbracciare trasversalmente tutti gli utenti di internet.

Facebook è ormai diventato il maggiore social network esistente al mondo, superando il rivale di sempre myspace, suclassandolo con 15 milioni di visite in più nel mese di giugno del 2008.

L’esplosione che Facebook ha avuto negli ultimi anni ha naturalmente portato le comunità di tutto il mondo a chiedersi quanti effettivamente fossero i pro e i contro di un tale network. Molti editoriali, di qualsiasi fazione politica o ideologica, hanno dato la loro opinione sul social network, sostenendo ad esempio che “Facebook è un nuovo moltiplicatore d’ansia, un nuovo occhio che guarda ed equivoca” Annalena Benini su “Il Foglio” (cfr. Il Foglio, 7 ottobre 2008) o su inchieste sulle perdite di tempo e sugli scocciatori online che cominciano a tormentare innoqui e innocenti utenti.

Il fenomeno Facebook comunque esiste, ogni persona che conosce almeno in parte il mondo di internet ha avuto a che fare con lui e se non ha ancora un account, almeno una volta ha pensato di farlo o conosce sicuramente qualcuno che ne possiede uno. Tralasciando opinionisti che si perdono elucubrazioni zen, cyberpunk o addirittura distopiche, Facebook è un fenomeno che entra naturalmente dentro alla vita delle persone poiché entra nella loro sfera del sociale. Rivolta conoscenze, esperienze e ricordi, una delle sue forze sta nel fatto di usare Facebook non per conoscere persone sconosciute, come avveniva per lo più nelle chat o negli altri social network, ma invece per riallacciare contatti con persone che già si conosceva e si è perso di vista oppure che comunque già si conosce. Facebook mantiene tale forza anche tramite l’attenzione che il suo staff riserva agli account e al fatto che essi rappresentino solo “persone reali”, esemplificativo è il caso dei molti utenti di SecondLife che, adorando la propria identità di avatar si iscrivono ad altri social network mantenendo la stessa identità, con il risultato di farsi cancellare l’account dai funzionari di Facebook. Additata sopratutto dagli opinionisti è inoltre la generazione che più mantiene vivo Facebook, cioè quella dei 20-35enni, definiti spesso come individualisti, egocentrici, narcisisti e consumisti, per molti i veri sostenitori del così detto “individualismo di massa” che rende tutti preda della smania di apparire come si vorrebbe realmente, mantenendo quella giusta distanza online che permette di non esporsi troppo.

Analizzando il così detto “eccesso dell’ego” che secondo alcuni porterebbe a non volere vivere più una sola vita ma tante vite insieme, trascinando la persona verso una sorta di zapping esistenziale, i gruppi altamente discussi come quelli pro-mafia o pro-stupro, i quali sono da molti indicati come apologhi di reato, le analisi spesso si perdono in disquisizioni fin troppo profonde e con toni profondamente esistenziali. Molti sostengono che le persone vogliono apparire e lo vorranno sempre, il web è pieno di opinioni contro il social network utilizzato comunque profondamente e in continuazione da tutti, che vorrebbero un ritorno alla vita reale e distante da conoscenze solo virtuali. Fortunatamente, molte voci parlano anche di Facebook salvandone la creatività, che prende forma di spunti, idee, ulteriori conoscenze e approfondimenti.

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