STEAM – prove di pace dopo dieci anni di guerra in rete
settembre 1, 2010 by Aelle Robbiani
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Quasi dieci anni sono passati dalla cancellazione di Napster, il primo software per peer to peer condannato per pirateria online, colui che veramente creò il concetto di diffusione di materiale via internet tra utenti, definito da alcuni libera diffusione d’idee, da altri pirateria online. Pirateria online quindi, da quasi dieci anni sentiamo questo termine alle televisioni e lo leggiamo sui giornali e in rete, siamo alla fine di questo decennio di battaglie, rivoluzioni e condanne tra i difensori del copyright e i fautori della libera diffusione tramite internet, cosa sta succedendo in questo periodo?
La situazione non si è sostanzialmente modificata, da una parte si continuano ad inventare nuove piattaforme e tecnologie per aggirare controlli e velocizzare il trasferimento dei file, dall’altra si continuano a chiudere server e portali uno dietro l’altro. Streaming, torrent, megaupload, sono tutte strategie che si alternano o si sommano una dopo l’altra per agevolare il download dei file.
Nel corso degli anni però, sono stati anche creati sistemi alternativi tra la repressione e la pura illegalità. La piattaforma STEAM, per esempio, creata dalla Valve, è uno dei più vitali portali online per lo scaricamento dei videogiochi in maniera legale. Dopo la registrazione di prassi, l’utente visualizza i giochi disponibili ed è libero di scaricare il gioco pagando il relativo prezzo. Dove sta la novità rispetto a tutte le altre piattaforme? Non come si scarica il prodotto ma piuttosto cosa succede dopo aver scaricato. Senza entrare troppo in dettagli tecnici, parte del gioco rimane sulla sui server di STEAM mentre una parte viene effettivamente scaricata sul Computer del giocatore, entrambe le parti servono per giocare, ed è qui che entra la novità. La comunicazione tra le due parti del gioco permette una costante giocabilità in rete che aumenta la longevità del gioco e lo mantiene sempre aggiornato e rinnovato. Inoltre grazie a tutto ciò, è possibile giocare su qualsiasi computer semplicemente effettuando il log in su STEAM.
La maggior parte dei tipi di giochi presenti su STEAM non sono di grande diffusione, titoli semplici e apprezzabili più brevemente rispetto ai grandi titoli che normalmente occupano gli scaffali dei negozi. L’introduzione degli “Achievements” particolari obiettivi che si raggiungono giocando, vengono comunicati direttamente a STEAM che gratifica il giocatore subito dopo con il relativo premio. Naturalmente sono presenti anche i titoli di grande diffusione con prezzi leggermente più bassi dei negozi, disponibili a tutti i giocatori che desiderano scaricarli legalmente.
Il prezzo medio per questi tipi di giochi è tra i 5 e gli 8 euro, i risultati stanno premiando questa scelta. La strada è ancora lunga per mettere d’accordo strenui difensori dei diritti di copyright e sostenitori del diritto alla libera diffusione, ma dopo quasi 10 anni di battaglie, qualcosa si sta facendo per mettere in pace le parti.
Arte Fiera 2010
aprile 15, 2010 by Aelle Robbiani
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Arte Fiera 2010 è all’ingresso il più organizzato circo mediatico di opere d’arte delle ultime edizioni. Al contrario della maggior parte dei suoi colleghi fieristici infatti, Arte Fiera si è allargata dalle precedenti edizioni. Mantenendo la struttura a tre settori che l’ha contraddistinta nelle edizioni degli ultimi anni, ha allargato lo spazio dedicato ai tre, dando più spazio a ciascuno. Le opere d’arte vanno dalla prima alla quarta dimensione, coinvolgendo lo spettatore in ognuna di esse, attirando l’attenzione e a volte addirittura scioccandolo. Aggirarsi per Arte Fiera 2010 in una domenica pomeriggio assomiglia molto ad una di quelle immersioni nel mondo culturale che fa sembrare chiunque ci si tuffi più intelligente e acculturato di prima. L’enorme massa di opere ammucchiate all’interno dei padiglioni fieristici, divisi in precisi e asettici box, invade gli occhi del visitatore alla prima entrata.
Arte Fiera 2010 ha però inizialmente una grande sfortuna: la città innevata di fresco dalla notte prima, ora illuminata da dal Sole, è infinitamente più affascinante di qualsiasi motorino sciolto a forma di lumaca (opera sicuramente importante e caratteristica, che potrete trovare in qualsiasi altro articolo sulla rassegna bolognese) l’energia che traspira da fuori supera i muri ed entra in ogni persona.
Nonostante questa forte concorrenza, la bellezza non manca. Una delle opere che ci ha colpito di più è costantemente visitata in questo giorno: Olio su tela per ridipingere foto dall’interno di un’auto sotto la pioggia. L’artista ha spostato l’interesse dal panorama all’acqua stessa, come se ciò che cade dal cielo diventasse, o semplicemente sia, più importante di ciò che è a terra.
Abbiamo inoltre fatto alcune domande a David March, autore del gigantesco orso a tre dimensioni realizzato con grucce di ferro intrecciate tra loro fino a formare l’immenso mammifero. L’artista, che realizza opere da più di vent’anni, voleva con quest’opera affrontare con humor il concetto del consumismo della natura e della trasformazione della stessa in risorsa, non più quindi solo bellezza ma prodotto di commercio.
Siano essi artisti under trenta o professionisti affermati, gli espositori si sono impegnati a fondo nel promuovere la loro opera, tutti sanno bene infatti, quanti soldi girino qui. Arte Fiera diventa sempre più grande ogni anno grazie infatti soprattutto al mercato delle opere. Milioni di euro passano da qui, fluiscono dalle mani di importanti e oculati investitori che sanno dove andare a colpire: investire i proprio soldi in qualcosa che sperano sia lontano dalla crisi e impossibile da svalutare. Nonostante le loro speranze comunque, la forte crisi economica non ha risparmiato nemmeno il settore dell’Arte Moderna, che spera nel prossimo anno di rilanciare la propria fama.
Tutti ad Arte Fiera si sono dati da fare per questo fine, dalle lunghe capigliature sparate verso l’alto ai vestiti da clown tutti si sono concentrati nell’attirare l’attenzione verso il proprio padiglione. Anche se questo a volte trasforma la fiera in una sottospecie del manicomio dell’Esercito delle 12 scimmie, lo spettacolo, per chi sa bene guardare, è assicurato.
Le persone ad Arte Fiera 2010 sono infatti parte stessa dell’evento fieristico. La loro presenza non può passare inosservata, non semplici spettatori o espositori, ma veri attori protagonisti della fiera. La concentrazione di baschi ad esempio (cappelli, non persone di provenienza basca) è altissima, il solo indumento sembra contraddistinguere il fatto di essere interessato all’arte o di fare parte dell’arte. Alcuni hanno addirittura spinto a tal punto il loro vestito da essere quasi più interessanti loro di alcune opere appese ai muri.
In tutti i suoi aspetti Arte Fiera resta così uno dei più interessanti eventi dell’inverso bolognese, la serie di iniziative ad essa correlate, l’intera città in festa piena di artisti più o meno dotati, rende la rassegna degna di essere vista da chiunque. Il piacere della vista è assicurato, reso possibile da tutto ciò che di meglio si è prodotto nell’ultimo anno.
Barca Films – Il montaggio è ritmo
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
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Il ritmo è una cadenza, un’andatura, una pulsazione. E’ il suono di un tamburo lontano, quasi impercettibile, che guida la nostra azione imprimendogli una “misura”, una maggiore o minore allegria, un maggiore o minore controllo. Il ritmo è una ripetizione ostinata, una vibrazione che sentiamo nella pelle e nelle ossa più di quanto non la si possa ascoltare con le orecchie. Il ritmo è un flusso ininterrotto, un’energia nascosta che sostiene ciò che è visibile.
Il ritmo è ordine e simmetria. Il ritmo però può essere sincopato: può interrompersi in una improvvisa impuntatura, per poi distendersi nuovamente nella sua continuità. Il ritmo è musica. La BARCA FILMS è un’azienda che si occupa di produzioni video a 360 gradi. Non siamo specializzati in nessun settore in particolare. Diffidiamo delle “specializzazioni”, fanno troppo rima con: “faccio sempre la stessa cosa e mi standardizzo nella forma e nello stile”. Siamo nati con la rivoluzione digitale, e del digitale in tutte le sue forme e straordinari e repentini mutamenti facciamo la nostra filosofia. Offriamo al cliente un prodotto tecnicamente di qualità come tanti altri produttori video probabilmente riescono a fornire, ma è nell’idea vincente che cerchiamo sempre di giocare il nostro jolly.
Non rincorriamo tecniche innovative od effetti speciali all’ultimo grido, ma cerchiamo di comunicare il messaggio in modo spesso sottile ma affilato. Vogliamo che i nostri filmati vengano apprezzati alla prima visione, ma ci concentriamo oltremodo nelle visioni successive quando lo spettatore lentamente comincia ad apprezzare piccoli ma decisivi particolari …la perfetta alleanza fra i sensi della vista e dell’udito…” che lo fanno innamorare. Crediamo ciecamente nella rete come mezzo insostituibile per lanciare messaggi al mondo, per comunicare al quel mondo che attraverso un computer socializza, si forma e si informa, viaggia, compra e vende.
A questo proposito siamo sempre alla ricerca di nuove opportunità di distribuzione dei nostri filmati, per conto dei nostri clienti, cavalcando il rapido invecchiamento dei nuovi sistemi. Crediamo nella perfetta alleanza fra i sensi della vista e dell’udito per mandare segnali perfettamente bilanciati al cervello. Crediamo nella capacità di emozionare, perchè le emozioni solo la sola cosa che rimane. Crediamo nel montaggio come mezzo per ottenere tutto questo. Conosciamo i nostri limiti, ma non ci crediamo.
GIOVANNI FRENDA – Comunicare on line
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
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C’era una volta un bel paese. Quando uscivi da casa la gente ti salutava, ti chiedeva come stavi o come stavano i tuoi figli.
La sera, invece di guardare la televisione, tutti preferivano uscire per incontrarsi in piazza. Una bella piazza con un albero secolare nel centro. Lì si parlava e sparlava, si rideva, nascevano amicizie e amori, si litigava anche, ma la cosa bella, era che non ti sentivi mai solo! Quando ti sedevi sulle panchine del parco c’era sempre qualcuno che si sedeva a chiacchierare li con te. Oggi in quella piazza non ci sono più i bimbi che corrono, i ragazzi che si conoscono e che s’innamorano, le persone anziane che si fanno compagnia e che giocano a carte.
Oggi quella piazza non è più pedonale, ma ci sono tante auto parcheggiate ad occuparla. L’albero è stato abbattuto per far posto ad una rotonda. Le madri non mandano più i ragazzini nella piazza, considerata pericolosa: troppe auto e troppe persone che non si conoscono. Anche i giovani non si incontrano più nella piazza e gli anziani preferiscono passare le giornate in casa, guardando e sognando di vivere le cose che la tv gli fa vedere.
Ho iniziato questo mio intervento con questa storia molto semplice per raccontare il bisogno degli uomini di socializzare, il bisogno di condividere le proprie esperienze, di conoscere e di scambiarsi informazioni, di parlare, di ridere, di piangere, in certi casi, sulla spalla di un amico. Molti amministratori pubblici, di molti paesi, sanno che c’è bisogno di luoghi dove socializzare. In Italia invece generalmente questo non è considerata una priorità nelle scelte politiche che riguardano il territorio.
Forse, in modo molto semplicistico, uno dei motivi del successo di molti social network è dato da questa necessità e dalla difficoltà di socializzare in modo reale.
Molti hanno imparato che ci si può incontrare anche senza avere una piazza fisica, hanno incominciato a capire e a conoscere che ci sono tantissime persone che avevano i loro stessi desideri, le loro stesse aspettative, che avevano il loro stesso bisogno di conoscersi, di parlarsi, di sentirsi parte di un gruppo, di una comunità e sono nate così le chat. Per anni tante persone si sono conosciute, si sono scritte, hanno condiviso i loro problemi, le loro passioni alcune si sono poi anche incontrate e magari sposate.
Mancava in questo caso però il senso di comunità, il senso di appartenenza, la condivisione di una passione ed ecco nascere delle vere e proprie comunità, spesso tematiche, dove la gente si incontrava per parlare delle proprie passioni, per condividerle, per conoscersi, per confrontarsi.
Piano piano sono nati tantissimi blog, dove ognuno ha la facoltà di esprimersi e di dare il proprio contributo, dibattiti sui libri, e recensioni degli stessi, commenti e discussioni.
A breve nascerà un altro social network che sarà on line nel giro di pochi giorni www.wiaggi.it Si tratta di un social network sui viaggi attraverso il quale ognuno potrà costruire il proprio viaggio posizionando su una cartina il proprio itinerario. Gli altri utenti potranno suggerire mete alternative, punti d’interesse, hotel, ristoranti , musei, discoteche, pub.Nei viaggi è molto importante l’esperienza di chi ha appena fatto lo stesso percorso e anche qui il senso di appartenenza, il piacere di condividere la propria esperienza, sarà la molla per cercare il successo di Wiaggi.
Ogni giorno nascono nuovi strumenti di comunicazione, e ognuno di essi con una propria peculiarità. Ne potrei fare un elenco infinito. Sarebbe bello tracciare un profilo delle persone che attivamente partecipano ai social network. Il bisogno principale è quello di comunicare in modo attivo, il piacere di essere al centro dell’attenzione, di non essere passivo come accade davanti alla televisione, di contribuire con la propria esperienza, con le proprie competenze, ma anche per il piacere di condividere la propria quotidianità, le proprie peculiarità, i propri successi.
Un valore importante è anche quello di sentirsi all’interno di una comunità, apprezzato e valorizzato, il bisogno sentirsi parte di un gruppo, di sentirsi accettato e valorizzato. Insomma, è un po’ un ritorno alla piazza, nel centro del paese, dove non ti sentivi mai solo dove in qualsiasi ora del giorno potevi parlare, confrontarti, scherzare, ridere o piangere, in compagnia di un amico.
The Art and Life of Chaz Bojorquez – Damiani Editore
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
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IL LIBRO >> Damiani pubblica la prima monografia dedicata a Charles “Chaz” Bojorquez, artista di origine messicana che alla fine degli anni Sessanta ha iniziato a disegnare per le strade del suo quartiere a Los Angeles, seguendo la tradizione dei cholo graffiti, diffusa nelle zone abitate prevalentemente dai latinos. Ben presto Chaz Bojorquez trovò un suo stile autonomo, che ha influenzato intere generazioni di street artists, calligrafi e tatuatori. Il suo simbolo o “tag”, creato nel 1969, è un teschio stilizzato chiamato Senor Suerte (Signor Fortuna): ispirato al folclore messicano e in particolare al culto della Santa Morte, costituisce uno dei primi esempi di stencil art applicata alla strada ed è diventato in seguito un’immagine di protezione dalla morte per i membri delle gang. L’altro aspetto che caratterizza l’estetica di questo artista è la calligrafia: Bojorquez è stato infatti uno dei primi writers a elaborare dei particolari caratteri tipografici di difficile lettura ma di grande impatto estetico, creando una sintesi originale tra lo stile psichedelico, i font Fraktur e Old English e la calligrafia cinese. Bojorquez è uno dei primi artisti a essere passato con successo dalla strada alle gallerie: oggi alcune sue opere fanno parte della collezione permanente di alcuni musei americani, come il National Museum of American Art e l’Orange County Museum of Art, in quanto considerate espressioni della cultura dei latinos della California del Sud. Il volume è articolato in tre sezioni: la prima si apre con i testi introduttivi di Greg Escalante, François Chastanet e dei curatori, a cui segue un’intervista in cui Chaz Bojorquez ripercorre le tappe fondamentali della sua formazione artistica. La seconda parte è dedicata al disegno e all’opera in bianco e nero di Bojorquez, mentre l’ultima raccoglie la sua produzione pittorica. I curatori hanno inserito anche molte immagini fotografiche che documentano alcuni momenti cruciali della vita dell’artista.
I CURATORI >> Illustratore e visual designer, Marco Klefisch vive a Milano dove lavora come freelance. Tra i progetti recenti, oltre alla monografia su Chaz Bojorquez edita da Damiani, figurano il disegno della campagna internazionale del brand Carhartt e le illustrazioni per la rubrica Soft Focus su Vice magazine. Suoi lavori sono stati pubblicate su: Arkitip, Vice, The End, Blacknuss, XL di Repubblica, Superfly, Rugged, Graphotism, Dazed&Confused, La Repubblica, Urban, OHT, 36 Chambers/Drago Editore.
Titolare di WAG Milano, il primo negozio italiano e tra i primi in Europa ad occuparsi di streetwear e cultura Hip Hop, e co-fondatore di Tribe, il primo magazine in Italia inerente il Graffiti Writing, Alberto Scabbia ha creato l’etichetta discografica Skill To Deal Records, e da oltre vent’anni collabora alla realizzazione di eventi legati al mondo dell’arte e della musica underground.
THE ART AND LIFE OF CHAZ BOJORQUEZ
a cura di Marco Klefisch e Alberto Scabbia
Testi di François Chastanet, Greg Escalante, Marco Klefisch, Alberto Scabbia
Damiani editore
Future Film Festival 2010
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
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Tra il 26 e il 31 Gennaio 2010 si è svolta a Bologna l’annuale rassegna cinematografica del Future Film Festival. La rassegna, svoltasi tra il teatro Duse e palazzo Re Enzo, ha nuovamente mostrato a tutti i visitatori le nuove avanguardie del cinema d’animazione e le nuove tecnologie applicate all’immagine. Da sempre incentrato sulla definizione e l’aggiornamento del nuovo immaginario cinematografico, il Future Film Festival ha proposto quest’anno un focus sulla stop motion e uno sulla motion graphics. Gli incontri nel centro di Bologna si sono alternati per tutti i giorni dell’evento mostrando moltissimi aspetti di tutti gli argomenti trattati nel festival, tra i quali lo sviluppo del 3d stereoscopico in Italia e nel mondo.
Oltre alle importanti conferenze e incontri sulle ultime tecnologie cinematografiche, il Future Film Festival ha mostrato al pubblico bolognese tutta una serie di nuovi cortometraggi, dei quali dieci si sono contesi il premio Platinum Grand Prize, vinto infine da “Panique au village” di di Stéphane Aubier e Vincent Patar per “aver creato un film fresco che è un’esplosione di energia creativa dal punto di vista visivo, drammaturgico e anche musicale.”
L’oltre centinaio di appuntamenti tra conferenze, incontri e seminari è stato accompagnato da un buon successo di pubblico, che ha seguito ardentemente ogni aspetto del festival e in particolar modo i molti cortometraggi proposti nella rassegna. I più votati dal pubblico sono stati “Fard” di David Alapont e Luis Briceno e “ The Man is the Only Bird that Carries his own Cage” di Claude Weiss. La giuria del festival composta dal fumettista Vittorio Giardino, dal giornalista Franco Giubilei e dal cartoonist e regista Matteo Stanzani ha assegnato il Premio della Giuria a “The light house Keeper” di David Francois, Rony Hotin, Heremie Moreau, Baptiste Rogron, Gaëlle Thierry, Maïlys Vallade e una menzione speciale a “De si pres” di Remi Durin.
Per quanto ci riguarda, abbiamo particolarmente apprezzato i film della sezione “Follie di Mezzanotte”, una sezione nata per ospitare al festival film fuori concorso curiosi ed estremi, che hanno variato dal demenziale all’horror e che sono stati tutti proiettati dopo il calar del Sole. Tra gli incontri invece, ci ha colpito l’intervento della Scuola Internazionale di Comics sul processo produttivo del cinema d’animazione, una interessante lezione sui software e i meccanismi usati dalle case di produzione per creare i lungometraggi animati. Ci siamo divertiti infine con il videogioco in 3d di Avatar, presentata a Palazzo Re Enzo e giocabile da tutti i visitatori: una vera e propria entrata in pieno stile nel mondo di James Cameron nei panni di un marine e di un “na’vi”, il quale permette di atterrare e visitare Pandora in tutta la sua bellezza con solo un PC e un paio di occhiali 3d particolari, sviluppati appositamente per il gioco.
Nonostante le difficoltà di organizzazione iniziali, il Future Film Festival si è svolto in magnifico modo, rimandando alla fine tutti gli appassionati all’anno prossimo per un’altra immersione nel magnifico mondo dell’animazione digitale cinematografica.
Google: Web Leviathan
aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani
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Non è una novità che google sia il dominatore del mondo web degli ultimi 10 anni. Le medaglie sul suo petto sono innumerevoli: uscito dalle search engine wars come dominatore incontrastato della ricerca in rete, gestore della più vasta rete di promozione e marketing push e pull che esista con adwords e il suo gemello adsense, innovatore nei browser con il suo Chrome e nei servizi di cloud computing con gmail e altri servizi, sono solo le più luccicanti.
La novità di questi ultimi mesi è stato il lancio del gigante di Mountain view, in un nuovo mercato: la telefonia. Il nuovo telefono di ultima generazione, Nexus One, interamente di produzione google, disponibile inizialmente solo per i dipendenti google e reso visibile unicamente a pochi giornalisti, sembrava alle prime impressioni non una vera rivoluzione nel campo della telefonia, ma l’unico prodotto in grado di combattere ad armi pari l’iphone, il titano di apple. Questa sembrava stesse per avere inizio con il 2010, ma niente è successo. Dopo l’iniziale sbigottimento il Nexus One si è rivelato infatti essere ben al di sotto delle iniziali impressioni, come un mediocre telefono single touch prodotto in realtà da HTC. La novità quindi non sta nell’effettivo oggetto commercializzato da Google, ma nel come questo è commercializzato. Quello che infatti Google sta portando avanti non è uno strabiliante oggetto di mercato come fu l’iphone, ma è in realtà un modello di mercato, un’idea di business, Google vuole infatti entrare nel mercato del retail. Innovazione molto più sottile ma che sfruttando le sue già grandi forze potrebbe essere ancora più decisiva per lui. L’attacco di Google, non è infatti verso i produttori della telefonia e dell’itech come apple, ma verso i grandi distributori online come Amazon.
Google vuole forse creare una innovativa piattaforma per l’acquisto in rete? Date le sue capacità che gli vengono già dalla promozione di miriadi di imprese che si appoggiano a lui grazie ad Adwords e Adsense, le possibilità prima di trovare e dopo di acquistare prodotti via web potrebbero essere elevatissime, la facilità di acquisto verrebbe così aumentata unendo i milioni di utenti che utilizzano Google ogni giorno con i loro desideri di acquisto. Forse l’iphone non sarà quindi battuto nel prodotto dalla marca google, ma potrebbe essere costretto un giorno a passare direttamente da lui per incontrare i suoi acquirenti.
Moolto
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
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Il Social Network per avatar
Nell’era della comunicazione globale e della condivisione tra gli internauti, second life grazie ad alcune peculiarità che lo contraddistinguono, non ha risentito di ripercussioni negative. L’afflusso massiccio verso i social network da parte di milioni di persone lasciava presupporre infatti un calo delle iscrizioni per il metamondo della Linden Lab. Così non è stato; i social network sono stati invece conquistati anche dai residenti di second life e la dimostrazione sta nel gran numero di profili degli avatar di second life presenti.
Ma si è andato addirittura oltre vedendo nascere social network esclusivi per gli avatar di second life. Uno su tutti: Moolto. Nato dalla mente di una nostra cara conoscenza, Maxes Loon, Moolto è riuscito a porsi al centro dell’attenzione di migliaia di residenti diventando, concedetemi la metafora, una costola web del metamondo di second life.
Il segreto? Un interfaccia semplice ed accattivante che facilita il contatto tra i residenti di second life ma, soprattutto per i nuovi iscritti nel metamondo, Moolto si pone come un utile punto di riferimento per ricavare informazioni su diverse land, conoscere in anteprima gli eventi e gli appuntamenti più importanti e iniziare ad ampleare il proprio giro di amicizie.
Dopo una semplice registrazione infatti, si accede alla pagina del profilo personale personalizzabile secondo il proprio gusto e attraverso essa si comincia a condividere idee, esperienze, foto, video e, cosa da non sottovalutare, restare in contatto con la propria seconda vita anche quando non è possibile accedere alla piattaforma della linden lab.
Capita spesso infatti, sia per inconvenienti tecnici o per problemi legati alla propria real life, di non poter loggare il proprio avatar; con un semplice click del mouse, grazie a Moolto, si rimane in contatto con gli amici, si può lasciar loro un messaggio o conversare in tempo reale attraverso la chat pubblica e privata.
Una mini second life formato web per comunicare, condividere e restare sempre on.
http://moolto.ning.com/
Tenerife Design Festival
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
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TDF 2009
Oltre 6000 persone hanno preso parte ala prima edizione del Tenerife Design Festival.
Il Tenerife Design Festival (TDF) ha concluso la sua prima edizione il 25 Ottobre, con la partecipazione di oltre 600 persone tra professionisti, studenti, dirigenti d’impresa e il pubblico in generale.
Durante l’evento i partecipanti potevano prendere parte ai gruppi di lavoro, simposi, mostre e altre attività, durante l’evento che si è tenuto dal 19 al 25 Ottobre a Santa Cruz di Tenerife.
Il TDF è proposto da CTND NoQuietDesign con l’obiettivo di creare dei contatti tra le tendenze del design internazionale e le risorse locali, l’ innovazione e la creatività generando così una consapevolezza globale che contribuirà a considerare il design come uno strumento per cambiare ed essere una forza trainante dell’economia.
Il TDF ha avuto il sostegno del Governo Regionale delle Canarie, attraverso il programma Septenio ed il Cabildo di Tenerife (il governo dell’isola), grazie alla sua economia e concorrenza, il turismo, la cultura e aree di sviluppo economico, oltre ad avere la collaborazione del Consiglio della città di Santa Curz di Tenerife.
Il Festival propone progetti in modo dinamico, attraverso cinque aree interconnesse: TDFLab, TDFSolution, TDFATmósfera, TDFSigno and TDFAward.
Queste aree tematiche compongono un programma che prevede la cooperazione e la sperimentazione, conferenze, mostre, concorsi, interventi urbani, etc… e con la partecipazione di prestigiosi designer nazionali e internazionali e creatori.
All’interno della struttura del TDF Lab, Walking Chair, América Sánchez, Gràffica, Roberto Feo (El Último Grito) e Albert Folch hanno tenuto una serie di laboratori per studenti e professionisti.
TDF Solution introduce un simposio sulla “Redditività del Design”, gestito da Xènia Viladàs, Pierluigi Cattermole e Renate Schepen, così come la lezione tenuta dal Martín de Azúa, “Nature + Tourism + Local Identity”
Inoltre all’interno di quest’area, i Campana Brothers, che sono i rappresentanti principali del festival, hanno tenuto un simposio sul “Design e la produzione locale”, nel quale spiegavano il loro percorso di lavoro, che si basa sul processo artigianale e naturale di materie primarie del loro paese natale: Il Brasile.
All’interno del TDF Atmósfera, il duo Viennese, Walking Chair, ha offerto una vasta retrospettiva del loro lavoro nel Circolo di Belle Arti, al quale hanno partecipato 750 persone, e vari autori delle Canarie hanno messo i loro lavori assieme nell’esposizione collettiva “Disleño”.
TDF Atmósfera ha anche portato il pubblico più vicino al design Olandese con la mostra “Binnen Buiten/ Make the street your home”, il quale nel Recova dal 6 al 29 Ottobre ha ricevuto circa 1800 visite.
Delfina Morán, curatore dell’esibizione, ha spiegato durante l’inaugurazione quale fosse lo scopo principale della mostra è stata molto vicino alla filosofia del festival nel suo insieme:
“Esso è rivolto a tutte le sezioni del pubblico in generale e con questo voglio dire le persone che non sono connessi alla progettazione, designer di professione, ecc, ma siamo particolarmente interessati al cittadino comune, che sa poco di design, ma utilizza costantemente. “
Inoltre, all’interno di questa area, i “Flying Grass Carpet” sbarcati a Santa Cruz il 18 Ottobre, che offre un spazio per il tempo libero e divertimento durante tutto il festival, oltre ad essere il palcoscenico per altre attività, come il Pecha Kucha night. Vol. 2, o la cerimonia di premiazione per TDFAward.
TDF Signo è stato un progetto sperimentale di cooperazione tra designer locali, nazionali ed internazionali e rappresentanti del mondo dell’industria e artigiani/e. Si tratta di un esempio tangibile di scambio tra i locali e gli esterni, ed è intrinsecamente connessa agli obiettivi del festival.
Per tre mesi, nove designer hanno lavorato con maestri artigiani/e e industrie locali per creare una struttura dalla conoscenza, metodologia e le esperienze di ognuno di loro.
Questi scambi hanno generato nuovi prodotti, i quali condividono due caratteristiche: includono valori dell’identità delle Canarie ( attraverso materiali, tecniche artigianali o la tipologia dell’oggetto stesso) e sono destinate ad essere integrati nel settore del turismo dell’isola e allo stesso tempo, promuovere il progetto internazionale della cultura delle Canarie. I risultati sono stati veramente sorprendenti: quattro varianti della tradizionale “timple” delle Canarie – chitarra (Víctor Viñas and Francisco Fariña); una sedia scolpita ispirata dal paesaggio delle Teide (Harry & Camila e Esculturas Bronzo); un arredamento urbano che unisce in un elemento: una sedia, un vaso di fiori e una fontana (Martín Azúa + Julca); un souvenir basato sulla patata di Tenerife (Héctor Serrano); una panchina urbana che combina tecniche di tessitura con il palmo dela mano in cemento (Héctor Serrano, Beatriz Fernández Sánchez e Esculturas Bronzo), alcuni pannelli divisori fatti in canna impostato su una roccia vulcanica (CTND + Guama Arico).
La mostra dei progetti sviluppati in TDFSigno è stata inaugurata il 21 Ottobre, così come la presentazione di un video che contiene immagini del “Making Of” questa area del Festival che mostra le sinergie generate alla perfezione.
(http:/www.zaunka.com/tdf-signo/).
Infine, TDFaward, l’area del festival dedicata alle gare di design, ha conferito un premio a Javier Sicilia e Aranzazu Sarmiento, “Tenerife: Paradisum 1.0.”, una guida su come sfruttare e godere il potenziale delle zone costiere.
www.tenerifedesignfestival.com/en
Linden Prize
gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani
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Linden Prize Contest
La Linden assegnerà un premio di $ 10,000 USD al residente o squadra di Second Life per un progetto innovativo inworld che possa migliora il modo di lavorare, apprendere e comunicare nella vita quotidiana al di fuori del mondo virtuale. Questo premio annuale è destinato ad allinearsi con la missione della società Linden Lab, che è quello di collegare tutte le persone in un mondo online che possa progredire la condizione dell’essere umano. Molti progetti all’interno di Second Life hanno già migliorato e cambiato la vita di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, e la società vuole quindi riconoscere un premio per la migliore realizzazione presentata dagli utenti.
Le richieste di adesione dovranno essere presentatate entro e non oltre 15 gennaio 2010.
Il vincitore e i finalisti saranno invece annunciati entro il 31 maggio 2010.












