Google: Web Leviathan
aprile 6, 2010 by Matteo Cassanelli
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Non è una novità che google sia il dominatore del mondo web degli ultimi 10 anni. Le medaglie sul suo petto sono innumerevoli: uscito dalle search engine wars come dominatore incontrastato della ricerca in rete, gestore della più vasta rete di promozione e marketing push e pull che esista con adwords e il suo gemello adsense, innovatore nei browser con il suo Chrome e nei servizi di cloud computing con gmail e altri servizi, sono solo le più luccicanti.
La novità di questi ultimi mesi è stato il lancio del gigante di Mountain view, in un nuovo mercato: la telefonia. Il nuovo telefono di ultima generazione, Nexus One, interamente di produzione google, disponibile inizialmente solo per i dipendenti google e reso visibile unicamente a pochi giornalisti, sembrava alle prime impressioni non una vera rivoluzione nel campo della telefonia, ma l’unico prodotto in grado di combattere ad armi pari l’iphone, il titano di apple. Questa sembrava stesse per avere inizio con il 2010, ma niente è successo. Dopo l’iniziale sbigottimento il Nexus One si è rivelato infatti essere ben al di sotto delle iniziali impressioni, come un mediocre telefono single touch prodotto in realtà da HTC. La novità quindi non sta nell’effettivo oggetto commercializzato da Google, ma nel come questo è commercializzato. Quello che infatti Google sta portando avanti non è uno strabiliante oggetto di mercato come fu l’iphone, ma è in realtà un modello di mercato, un’idea di business, Google vuole infatti entrare nel mercato del retail. Innovazione molto più sottile ma che sfruttando le sue già grandi forze potrebbe essere ancora più decisiva per lui. L’attacco di Google, non è infatti verso i produttori della telefonia e dell’itech come apple, ma verso i grandi distributori online come Amazon.
Google vuole forse creare una innovativa piattaforma per l’acquisto in rete? Date le sue capacità che gli vengono già dalla promozione di miriadi di imprese che si appoggiano a lui grazie ad Adwords e Adsense, le possibilità prima di trovare e dopo di acquistare prodotti via web potrebbero essere elevatissime, la facilità di acquisto verrebbe così aumentata unendo i milioni di utenti che utilizzano Google ogni giorno con i loro desideri di acquisto. Forse l’iphone non sarà quindi battuto nel prodotto dalla marca google, ma potrebbe essere costretto un giorno a passare direttamente da lui per incontrare i suoi acquirenti.
Internet for Peace
gennaio 7, 2010 by Aelle Robbiani
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Nobel per la pace 2010
Wired Italia, in occasione del lancio delprogetto Internet for Peace e a sostegno della candidatura di Internet al prossimo Premio Nobel per la Pace, realizza il sito web dedicato: www.internetforpeace.org. Uno spazio, totalmente noprofit, di incontro e confronto per tutti gli internauti interessati a discutere di pace e comunicazione globale. Il sito www.internetforpeace.org progettato da Ogilvy, sarà online in lingua inglese a partire dal 20 novembre e illustrerà tutti i contenuti ideati per il progetto Internet for Peace.
Primo fra tutti il manifesto dell’iniziativa, pubblicato e tradotto in 15 lingue differenti, che sarà sottoscrivibile da tutti coloro che volessero sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
Gli utenti, inoltre, saranno liberi di inviare la traduzione del manifesto di Internet for Peace nella propria lingua madre così da arricchire ulteriormente il messaggio di pace e comunicazione che il manifesto vuole diffondere. La versione video del manifesto sarà ‚ embeddabile‚ da tutti coloro che volessero aggiungere alla propria pagina web la mission di Internet for Peace.
www.internetforpeace.org dedicherà ampio spazio anche agli ambassadors del progetto: il Premio Nobel per la Pace Shrin Ebadi, prima firmataria del manifesto, il Professor Umberto Veronesi, lo stilista Giorgio Armani, il Direttore di Wired Italia Riccardo Luna, il Direttore di Wired USA Chris Anderson e il Direttore di Wired UK David Rowan.
Gli internauti potranno così conoscere le storie degli ambasciatori di Internet for Peace e le ragioni che li hanno spinti ad abbracciare la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
Di grande effetto l’area del sito web dedicato ai subscribers di Internet for Peace e cioè lo spazio rivolto a tutti coloro che aderiranno alla campagna sottoscrivendo il manifesto del progetto. L’immagine di un grande planisfero visualizzerà in tempo reale i nomi e la provenienza di tutte le persone nel mondo che avranno deciso di sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010, a sottolineare maggiormente quanto la Rete sia in grado di abbattere distanze, barriere e confini di ogni tipo trasformando il pensiero di ognuno in un pensiero globale.
Tutti i visitatori di www.internetforpeace.org potranno poi contribuire alla campagna di Wired Italia creando i propri contenuti sul tema. Nello spazio media del sito verranno caricati i video di tutti gli utenti che avranno filmato la propria versione del manifesto di Internet for Peace o che avranno realizzato foto e video sul tema ‚Internet e la Pace. Al sito web inoltre verrà affiancato un canale YouTube dedicato.
Su www.internetforpeace.org sarà poi possibile visualizzare l’elenco dei supporters di Internet for Peace ovvero tutti quegli enti e quelle aziende che hanno deciso di dare il proprio contributo per sostenere Internet nel suo viaggio verso il Premio Nobel. Tanti quindi gli spunti offerti dal sito www.internetforpeace.org, pronto ad accogliere tutte le voci che vorranno intervenire e discutere intorno all’idea che Internet sia la più grande occasione che l’umanità abbia mai avuto per diffondere messaggi di pace.
Rotating Tower
settembre 15, 2009 by Aelle Robbiani
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Uso dinamico dello spazio ed efficienza energetica sono i due principi ispiratori del progetto di Fisher. La Rotating Tower sarà infatti la prima costruzione interamente girevole al mondo. Grazie ad un meccanismo che consente ad ogni piano di ruotare in modo autonomo, in ogni momento si potrà scegliere il panorama che si desidera, decidere come sfruttare la luce del giorno o lasciare che sia una lenta rotazione ad offrire un panorama sempre diverso della natura circostante.
Il risultato sarà dal punto di vista scenico un continuo apparire di forme diverse, dettate dal fluire del tempo.“Gli spostamenti – spiega Fisher – avranno una velocità molto lenta, così da non risultare fastidiosi per gli inquilini della torre, che non percepiranno il movimento”. L’architetto fiorentino ha dunque inaugurato un nuovo modo di concepire l’architettura, che cessa di essere fissa e immutabile, per celebrare il trionfo della dinamicità.

Rotating Tower
Non solo spettacolarità scenica. La torre girevole di Dubai sarà inoltre esempio di sostenibilità ambientale. Grazie allo sfruttamento “Il segreto – spiega l’autore del progetto – è nelle 48 turbine montate orizzontalmente tra un piano e l’altro e nelle celle fotovoltaiche che troveranno posto sui tetti dei singoli appartamenti. Mai prima d’ora un edificio era stato concepito per essere in grado di produrre energia elettrica in misura così significativamente superiore al proprio fabbisogno”.
“In più ci saranno i pannelli solari, che verranno posizionati sui tetti di ciascun piano e che durante la giornata, ruotando, rimarranno parzialmente esposti alla luce.
In questo modo l’edificio non solo produrrà l’energia che gli è necessaria ma sarà anche in grado di venderla all’esterno. Secondo i nostri calcoli in un anno la torre fornirà circa 190 milioni di kilowatt di energia, per un valore di oltre 7 milioni di euro”.
All’interno della torre girevole troveranno spazio un albergo a sei stelle, uffici e appartamenti di varie metrature e, negli ultimi piani, cinque ville da 1.500 mq cadauna. Ogni villa avrà a disposizione un posto auto al proprio piano servito da uno speciale ascensore. La villa “Penthouse” avrà sul tetto una piscina, un giardino e un mejles.
Per consentire di raggiungere più velocemente la residenza, la Rotating Tower sarà inoltre dotata di un eliporto a scomparsa: “una piattaforma che, al livello del 64simo piano, uscirà dal ‘guscio’ dell’edificio al momento dell’atterraggio dell’elicottero, mantenendo così la totale dinamicità architettonica della Torre”.

Rotating Tower
La Rotaing Tower sarà il primo grattacielo realizzato con sistemi industriali. Il 90% della struttura sarà costruito in moduli.
www.dynamicarchitecture.net
Affluece: Social network d’elite
settembre 15, 2009 by Matteo Cassanelli
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Affluence
Il contry club virtuale
La totale libertà e la diffusione di informazioni, due colonne portanti che hanno sempre contraddistinto internet, sono da sempre state applicate anche al mondo dei social network. Questo però ha portato le persone che usano frequentemente i social network a incontrare sempre più persone non gradite, queste vanno dai disturbatori di spam fino, in alcuni casi, allo stalking.
Per evitare questi fenomeni sono così nati i “social network di classe” o comunità d’élite, community esclusive con pochi e selezioni iscritti, dove gli accessi sono limitati e i membri possono ritrovare, anche nel web, conoscenze di status simili alla loro vita reale. Tra questi vi sono “A small waorld”, “Diamond lounge” e, ultimo arrivato e forse ancora più esclusivo dei suoi predecessori: Affluence.org.

Affluence
Dal suo lancio nel settembre del 2008, Affluence ha raggiunto la cifra di 30 mila iscritti, cifra irrisoria paragonata ai milioni di Facebook o Twitter, numero che non lo renderebbe nemmeno degno di nota parlando normalmente di social network. Tuttavia non sono i numeri di iscritti che rendono Affluence diverso e unico nel suo genere.
La sua invenzione è avvenuta grazie a Scott Mitchell, imprenditore che precedentemente aveva gestito e venduto un piccola impresa in internet, Itunes.com, per 180 milioni di dollari nel 2000. Trovandosi all’improvviso con una tale somma in tasca, il signor Mitchell cominciò a vivere in maniera esclusiva secondo la sua neo-nata ricchezza: gite sulla costa azzura, ristoranti esclusivi, ville di lusso e macchine sportive, realizzando in pieno il fatidico sogno americano.
Tra una spesa faraonica e l’altra però, si rese conto di prendere a volte anche alcune fregature: il suo patè era a volte rancido e la Ferrari appena acquistata non tirava bene sul Sunset boulevard come quella dei suoi compagni del Country club. Mitchell pensò allora che, se i giovani potevano tramite Myspace passarsi ,oltre che musica e foto, consigli su dove fare acquisti sulle ultime borse della Eastpack, Mitchell poteva creare una cerchia ristretta di facoltosi che potessero risolvere il suo problema di disinformazione, insieme a tutti gli altri problemi di acquisti dei suoi compagni di squash.
L’unico problema era tenere al di fuori tutti gli aspiranti iscritti che avrebbero voluto frequentare il social network solo per poter essere invitati ad un cocktail party. Questo era già infatti avvenuto con altre comunità esclusive come “a small world” o “diamond lounge” dove, nonostante i tentativi dei moderatori/uscieri, persone non degne dello status iniziale del network, a dire dei fondatori, si stavano intrufolando o, per dirla alla anglosassone, “there goes the neighborhood” cioè “il quartiere stava peggiorando”.
Mitchell e i suoi programmatori pensarono ad un sistema per controllare e visionare i sistemi di accesso ad Affluence nel modo più sicuro possibile: il conto in banca. Crearono così le richieste per accedere ad Affluence: 300 mila dollari di reddito annuo o un patrimonio di 3 milioni di dollari, oppure, come unica alternativa, l’essere invitati e approvati da 5 membri già all’interno del network.
Oltre alle richieste di ammissione, come ha recentemente affermato Mitchell al Wall Street Journal, il network prevede una serie di interviste telefoniche e di controlli presso i maggiori istituti di credito per controllare la vita finanziaria attuale e passata dell’aspirante iscritto. I controlli ovviamente non finiscono qui, vi è tutto un sistema di algoritmi e controlli per i quali, se l’iscritto dovesse scendere al di sotto della soglia di richieste del network, si verrebbe immediatamente espulsi dalla comunità.
Tutto ciò non viene naturalmente fatto per beneficenza, Affluence mantiene il suo status grazie alle informazioni che possiede. Molte imprese sono infatti interessate a conoscere potenziali clienti con un reddito del livello richiesto da Affluence e sono disposte a pagare tali informazioni profumatamente. Inoltre numerosi eventi sono organizzati dalle imprese per attirare gli iscritti di Affluence nel loro business. Sempre secondo Mitchell, le imprese sono disposte a pagare centinaia di dollari per ogni persona che si presenta all’evento grazie ad un invito esclusivo partito da Affluence.org.
Il “country club virtuale” accetta solo dalle 300 alle 500 persone al mese, continua lentamente a svilupparsi e ad aumentare i numeri della sua casta. Affluence mette in contatto così i più facoltosi personaggi di tutto il globo che non avranno alcun problema, nel caso dovessero girare per affari, a trovare grazie al network il miglior noleggiatore di Ferrari della città o il più lussuoso albergo nei ditorni.
Tra i più famosi network di questo tipo si hanno “A small world” e “Diamond Lounge” , dove nomi come Hilton o Campbell sono attivi frequentatori. Tuttavia a dire di molti anche questo network si è da tempo “imborghesito” o per dirlo all’anglosassone “there goes the neighborhood ” cioè “il quartiere sta peggiorando”. A causa di questo sono nati social network ancora più chiusi, con richieste quasi impossibili da soddisfare e frequentati da un’élite così ridotta da essere più esclusiva di un ballo delle debuttanti. In questa sezione rientra sicuramente “Affluence.org” l’esclusiva community dedicata alla comunità più ricca del mondo che, tra un cocktail di beneficenza e un tiro di golf al contry club, passa il suo tempo su internet.
Le richieste per accedervi sono impressionanti: 300 mila dollari di reddito annuo oppure (se ci si può permettere di non lavorare cosa non rara parlando di tali persone) 3 milioni di patrimonio, via più semplice è che 5 persone già all’interno del network approvino la richiesta di ammissione. Come se non bastasse, vi sono proposte per l’uso continuo della webcam nella navigazione, con un sistema di controllo (simile ai sistemi di controllo anti terrorismo negli aeroporti) che monitora gli oggetti ripresi nella stanza per controllare che lo stile di vita dell’iscritto sia all’altezza delle altre persone già all’interno.
Obikà
febbraio 17, 2009 by Aelle Robbiani
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Uno dei prodotti alimentari italiani più apprezzati in assoluto, sia in Italia che all’estero, è certamente la mozzarella. Se quest’ultima poi è una Mozzarella di Bufala Campana DOP, allora ci troviamo nell’Olimpo delle mozzarelle! Un tradizione casearia, quella italiana, senza eguali (e citando Paolo Conte:”..e i francesi che si incazzano…”), tradizione che rende altresì la mozzarella di bufala campana una delle punte di diamante della tavola nostrana. Dal punto di vista culinario poi, la regina dei piatti del bel paese è utilizzata in diverse soluzioni di portata: nell’antipasto, nel primo, nel contorno, nel secondo, in fresche insalate estive ma soprattutto come piatto unico, fresco, nutriente ed equilibrato. Questo concetto di versatilità del prodotto, è alla base di chi, unica realtà al mondo, ha di fatto creduto nella mozzarella di bufala campana come centro della propria attività di ristorazione.
Obikà è infatti il progetto di ristorazione italiana che colloca la Mozzarella di Bufala Campana DOP al centro della propria proposta gastronomica unitamente alla ricerca di prodotti artigianali tipici della tradizione italiana, caratterizzati da un’altissima qualità. Riprendere il concetto del fast food nordamericano adattandolo ai palati più raffinati ed esigenti con una selezione top di prodotti tipici accostati alla Mozarella di Bufala Campana DOP, in un ambiente curato fin nei minimi particolari, questa l’idea vincente di Obikà. Un nuovo modo di concepire la pausa pranzo unendo i piaceri del palato alla raffinatezza degli ambienti, esprimendo un design ricercato in cucina e non solo.
Facebook – la network mania impazza
febbraio 17, 2009 by Matteo Cassanelli
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Nell’anniversario dei primi 5 anni di Facebook, la sua fondazione risale al 4 febbraio del 2004, il social network fondato da Mark Zuckerberg ha ormai conquistato la quasi totalità delle persone che usano frequentemente internet e comincia ad attirare anche chi non ne è così avvezzo.
Dall’11 settembre del 2006 chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. L’utente può entrare in più gruppi, come la scuola superiore, il luogo di lavoro o il paese di nascita, conservando così l’idea principale che il network aveva, cioè mantenere in contatto le persone dopo che si erano perse di vista, e allo stesso tempo abbracciare trasversalmente tutti gli utenti di internet.
Facebook è ormai diventato il maggiore social network esistente al mondo, superando il rivale di sempre myspace, suclassandolo con 15 milioni di visite in più nel mese di giugno del 2008.
L’esplosione che Facebook ha avuto negli ultimi anni ha naturalmente portato le comunità di tutto il mondo a chiedersi quanti effettivamente fossero i pro e i contro di un tale network. Molti editoriali, di qualsiasi fazione politica o ideologica, hanno dato la loro opinione sul social network, sostenendo ad esempio che “Facebook è un nuovo moltiplicatore d’ansia, un nuovo occhio che guarda ed equivoca” Annalena Benini su “Il Foglio” (cfr. Il Foglio, 7 ottobre 2008) o su inchieste sulle perdite di tempo e sugli scocciatori online che cominciano a tormentare innoqui e innocenti utenti.
Il fenomeno Facebook comunque esiste, ogni persona che conosce almeno in parte il mondo di internet ha avuto a che fare con lui e se non ha ancora un account, almeno una volta ha pensato di farlo o conosce sicuramente qualcuno che ne possiede uno. Tralasciando opinionisti che si perdono elucubrazioni zen, cyberpunk o addirittura distopiche, Facebook è un fenomeno che entra naturalmente dentro alla vita delle persone poiché entra nella loro sfera del sociale. Rivolta conoscenze, esperienze e ricordi, una delle sue forze sta nel fatto di usare Facebook non per conoscere persone sconosciute, come avveniva per lo più nelle chat o negli altri social network, ma invece per riallacciare contatti con persone che già si conosceva e si è perso di vista oppure che comunque già si conosce. Facebook mantiene tale forza anche tramite l’attenzione che il suo staff riserva agli account e al fatto che essi rappresentino solo “persone reali”, esemplificativo è il caso dei molti utenti di SecondLife che, adorando la propria identità di avatar si iscrivono ad altri social network mantenendo la stessa identità, con il risultato di farsi cancellare l’account dai funzionari di Facebook. Additata sopratutto dagli opinionisti è inoltre la generazione che più mantiene vivo Facebook, cioè quella dei 20-35enni, definiti spesso come individualisti, egocentrici, narcisisti e consumisti, per molti i veri sostenitori del così detto “individualismo di massa” che rende tutti preda della smania di apparire come si vorrebbe realmente, mantenendo quella giusta distanza online che permette di non esporsi troppo.
Analizzando il così detto “eccesso dell’ego” che secondo alcuni porterebbe a non volere vivere più una sola vita ma tante vite insieme, trascinando la persona verso una sorta di zapping esistenziale, i gruppi altamente discussi come quelli pro-mafia o pro-stupro, i quali sono da molti indicati come apologhi di reato, le analisi spesso si perdono in disquisizioni fin troppo profonde e con toni profondamente esistenziali. Molti sostengono che le persone vogliono apparire e lo vorranno sempre, il web è pieno di opinioni contro il social network utilizzato comunque profondamente e in continuazione da tutti, che vorrebbero un ritorno alla vita reale e distante da conoscenze solo virtuali. Fortunatamente, molte voci parlano anche di Facebook salvandone la creatività, che prende forma di spunti, idee, ulteriori conoscenze e approfondimenti.
Riciclarte: L’Arte del riciclo
gennaio 13, 2009 by Aelle Robbiani
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Notevole/stimolante punto d’incontro della comunità di artisti italiani che fanno del riciclo la base della propria arte, Riciclarte è uno spazio virtuale che permette di esporre le proprie creazioni artistiche, attraverso cui incontrare altri creativi e scambiarsi idee ed informazioni. E’ inoltre presente uno spazio dove poter promuovere le mostre personali e collettive

Adeart è un laboratorio di Bolzano che realizza borse “ecologiche” e accessori, veri e propri pezzi unici realizzati utilizzando materiale recuperato, come camere d’aria usate di camion e trattori. Anima e corpo di questo progetto è Heidi Ritsch classe ‘73, che unisce le sue straordinarie doti creative ad una profonda consapevolezza della necessità di informare/sensibilizzare il mondo nel mercato del riciclo.
Elisabetta Pescucci
Una miriade di oggetti “dall’identità perduta”: ecco la materia prima delle creazioni di Elisabetta Pescucci, originalissimi gioielli trash a metà tra la microscultura e la comune bigiotteria contemporanea. Unici strumenti: pinze e tronchesi, per dare nuova vita a carta stagnola, chewing gum usate, mattoncini lego, vetri levigati dal mare, tappi..
fiction in 3D la storia di Paula
gennaio 13, 2009 by Aelle Robbiani
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La Storia di Paula racconta, attraverso le vicende di tre amiche – diverse per età, estrazione sociale, formazione, stile di vita – il difficile percorso di chi scopre un tumore del seno, reagisce con coraggio alla malattia fino a sconfiggerla, grazie alle nuove terapie, a un’assistenza di eccellenza, ma anche all’affetto e al sostegno di chi gli sta vicino. I diversi destini di Paula e delle sue due amiche-colleghe permettono inoltre di mostrare tutte le differenze che un diverso accesso alle informazioni, il livello culturale, il reddito, le conoscenze e altri fattori comportano. Nella fiction si lancia inoltre un messaggio positivo sulla modifica del proprio stile di vita per ridurre i comportamenti a rischio: si sottolinea in particolare l’importanza di una dieta sana, del movimento fisico e della totale astensione al fumo di sigaretta. Questa storia si propone di contrastare il più frequente pregiudizio legato al cancro (che sia un male incurabile) e di mostrare come spesso chi si ammala debba lottare, oltre che con il tumore, anche contro impedimenti burocratici e culturali che ostacolano il reinserimento dell’individuo dopo aver superato la terapia. Il messaggio finale è positivo, di speranza, e lascia intravedere come questa malattia, pur nella sua drammaticità, possa rappresentare anche un’esperienza di vita che arricchisce. A questo proposito si vuole sottolineare in particolare il lavoro meritorio e il grande valore aggiunto delle associazioni di volontariato e di pazienti che siimpegnano ogni giorno sul territorio per fornire informazioni e assistenza sanitaria e legale ai malati e alle loro famiglie. La fiction, realizzata dall’agenzia Intermedia, è resa possibile grazie a un educational grant di Astrazeneca. La storia di Paula è interamente girata nelle strutture del Dipartimento oncologico virtuale dell’Azienda Ospedaliera – Universitaria di Modena, proprio per mostrare i reali percorsi diagnostico-terapeutici delle pazienti allíinterno del centro e dare visibilità ai materiali informativi realizzati. I medici che compaiono nella Storia di Paula sono i reali operatori del Policlinico di Modena, cosÏ come sono stati simulati e riprodotti fedelmente i colloqui fra medico e paziente. Il dvd contenente la fiction verrà distribuito, oltre che presso l’Azienda Ospedaliera -Universitaria di Modena, a tutte le unità di Oncologia del territorio nazionale, in collaborazione con la Fondazione AIOM, alle Associazioni dei pazienti e in luoghi di aggregazione. Oltre alla distribuzione diretta, il filmato sarà disponibile su internet, sia nel sito dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, che in quello della Fondazione AIOM, su www.intyermedianews.tv ma anche su siti laici come YouTube, proprio per massimizzarne l’impatto.
INFART – Say yes to infart
dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani
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All’inizio di settembre, a Bassano del Grappa, si è svolto un evento assai interessante per il mondo dell’arte e della creatività d’avanguardia. Infart (dal nome del collettivo di artisti che lo organizza) è veloce ed esplosivo: succede in 48 ore. 48 ore durante le quali gli artisti invitati si incontrano, vivono insieme, si confrontano e si misurano tra di loro e con gli ospiti in un’interazione di spazi urbani occupati e trasformati. Il tutto completamente immersi in uno spirito di community dall’aria altamente informale: non c’è un curatore, non c’è una mostra nei termini veri, ma c’è un party, c’è una rete di conoscenze che prende forma e lascia un segno, in cui la crema dell’avanguardia artistica nazionale ed internazionale può esprimersi liberamente all’interno di spazi dedicati 80 artisti con alle spalle carriere di assoluta rilevanza si sono affiancati per realizzare un colorato affresco di stili e linguaggi diversi interagendo tra loro stessi, e magari influenzandosi a vicenda, per regalare al pubblico una visione di assoluta forza. Contemporaneamente, la città ha ospitato un “all night long party” per festeggiare la nascita dell’Innovetion Valley, con la più grande concentrazione di creativi italiani in una sola notte. INNOVeTION VALLEY, ideato e curato da Fuoribiennale, è un importante progetto in atto creato per dare un nome e un volto alla grande area creativa del Nord-Est d’Italia. E’ stata una notte indimenticabile, popolata di eccellenze e nuovi talenti, a cui hanno partecipato tutti i creativi e le realtà culturali più importanti del Nord Est.
Contact: www.infartcollective.com/blog/
SLcamp 2008 Firenze
ottobre 7, 2008 by Aelle Robbiani
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Dalle stelle alle stalle? Dopo il boom euforico che i media hanno alimentato attirando l’attenzione su Second Life oggi il silenzio.
Second Life è morto?
Mi ritorna in mente il post bolla speculativa della New Economy agli inizi degli anni 2000 dove la domanda era Internet è morto?
In effetti internet dei miracoli era morto, stava iniziando internet dove i risultati si ottengono solo con progetti concreti a medio-lungo termine, con il lavoro quotidiano e il sudore della fronte.
Poi è finalmente arrivato internet 2.0.
Forse arriverà Second Life 2.0, sicuramente è iniziato il periodo dove i risultati in Second Life si ottengono solo con progetti concreti a medio-lungo termine, con il lavoro quotidiano e il sudore della fronte.
Per scoprire la nuova Second Life vi invito sabato 25 ottobre a Firenze, ospitati dal Festival della Creatività, al barcamp SLcamp 2.0.
Barcamp? Un incontro tra amici dove tutti i partecipanti devono dare il proprio apporto con una presenza attiva, facendo conoscere il proprio punto di vista.
Alcuni dei principali esponenti Second Life sono già iscritti: David Orban, Davide Borra, (forse Mario Gerosa), Simone Riccardi, Stefano Lazzari, Papper Papp, Max Ramaciotti, …
L’iscrizione è gratuita, iscriviti subito direttamente sul wiki
http://barcamp.org/SecondLifeCampItaly
scrivendo a info@slcamp.info
telefonando a Fabrizio Pivari 328 2480334
Sarà una piacevole giornata dove protrete dare un volto ai vostri amici avatar!
Fabrizio Pivari










