GIOVANNI FRENDA – Comunicare on line

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
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C’era una volta un bel paese. Quando uscivi da casa la gente ti salutava, ti chiedeva come stavi o come stavano i tuoi figli.
La sera, invece di guardare la televisione, tutti preferivano uscire per incontrarsi in piazza. Una bella piazza con un albero secolare nel centro. Lì si parlava e sparlava, si rideva, nascevano amicizie e amori, si litigava anche, ma la cosa bella, era che non ti sentivi mai solo! Quando ti sedevi sulle panchine del parco c’era sempre qualcuno che si sedeva a chiacchierare li con te. Oggi in quella piazza non ci sono più i bimbi che corrono, i ragazzi che si conoscono e che s’innamorano, le persone anziane che si fanno compagnia e che giocano a carte.
Oggi quella piazza non è più pedonale, ma ci sono tante auto parcheggiate ad occuparla. L’albero è stato abbattuto per far posto ad una rotonda. Le madri non mandano più i ragazzini nella piazza, considerata pericolosa: troppe auto e troppe persone che non si conoscono. Anche i giovani non si incontrano più nella piazza e gli anziani preferiscono passare le giornate in casa, guardando e sognando di vivere le cose che la tv gli fa vedere.
Ho iniziato questo mio intervento con questa storia molto semplice per raccontare il bisogno degli uomini di socializzare, il bisogno di condividere le proprie esperienze, di conoscere e di scambiarsi informazioni, di parlare, di ridere, di piangere, in certi casi, sulla spalla di un amico. Molti amministratori pubblici, di molti paesi, sanno che c’è bisogno di luoghi dove socializzare. In Italia invece generalmente questo non è considerata una priorità nelle scelte politiche che riguardano il territorio.
Forse, in modo molto semplicistico, uno dei motivi del successo di molti social network è dato da questa necessità e dalla difficoltà di socializzare in modo reale.
Molti hanno imparato che ci si può incontrare anche senza avere una piazza fisica, hanno incominciato a capire e a conoscere che ci sono tantissime persone che avevano i loro stessi desideri, le loro stesse aspettative, che avevano il loro stesso bisogno di conoscersi, di parlarsi, di sentirsi parte di un gruppo, di una comunità e sono nate così le chat. Per anni tante persone si sono conosciute, si sono scritte, hanno condiviso i loro problemi, le loro passioni alcune si sono poi anche incontrate e magari sposate.
Mancava in questo caso però il senso di comunità, il senso di appartenenza, la condivisione di una passione ed ecco nascere delle vere e proprie comunità, spesso tematiche, dove la gente si incontrava per parlare delle proprie passioni, per condividerle, per conoscersi, per confrontarsi.
Piano piano sono nati tantissimi blog, dove ognuno ha la facoltà di esprimersi e di dare il proprio contributo, dibattiti sui libri, e recensioni degli stessi, commenti e discussioni.
A breve nascerà un altro social network che sarà on line nel giro di pochi giorni www.wiaggi.it Si tratta di un social network sui viaggi attraverso il quale ognuno potrà costruire il proprio viaggio posizionando su una cartina il proprio itinerario. Gli altri utenti potranno suggerire mete alternative, punti d’interesse, hotel, ristoranti , musei, discoteche, pub.Nei viaggi è molto importante l’esperienza di chi ha appena fatto lo stesso percorso e anche qui il senso di appartenenza, il piacere di condividere la propria esperienza, sarà la molla per cercare il successo di Wiaggi.
Ogni giorno nascono nuovi strumenti di comunicazione, e ognuno di essi con una propria peculiarità. Ne potrei fare un elenco infinito. Sarebbe bello tracciare un profilo delle persone che attivamente partecipano ai social network. Il bisogno principale è quello di comunicare in modo attivo, il piacere di essere al centro dell’attenzione, di non essere passivo come accade davanti alla televisione, di contribuire con la propria esperienza, con le proprie competenze, ma anche per il piacere di condividere la propria quotidianità, le proprie peculiarità, i propri successi.
Un valore importante è anche quello di sentirsi all’interno di una comunità, apprezzato e valorizzato, il bisogno sentirsi parte di un gruppo, di sentirsi accettato e valorizzato. Insomma, è un po’ un ritorno alla piazza, nel centro del paese, dove non ti sentivi mai solo dove in qualsiasi ora del giorno potevi parlare, confrontarti, scherzare, ridere o piangere, in compagnia di un amico.

Upstairs, Downstairs & Outside – Damiani Editore

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
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fotografie di Jenny Gage e Tom Betterton.

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Coppia nella vita privata e nel lavoro, grazie al loro stile inconfondibile e raffinato Jenny Gage e Tom Betterton si sono affermati negli ultimi anni come fotografi di moda, lavorando per le principali riviste del settore. In questo volume dalla grafica accuratissima si confrontano con un progetto personale: una ricerca sul nudo femminile che ha per protagoniste tre bellissime modelle, ritratte in diversi spazi della casa dei due artisti a Brooklyn, in un’atmosfera di soffuso erotismo.

Post Tsunami Art – Damiani Editore

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
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press_tsunamiMalesia, Indonesia, Filippine: i diciotto artisti presentati nel volume “Post Tsunami Art” (pubblicato in occasione dell’omonima mostra alla galleria Primo Marella di Milano la scorsa primavera) provengono da un’area, il Sud est asiatico, ancora poco esplorata dal mercato internazionale dell’arte contemporanea, ma ricca di interessanti sorprese. Gli artisti selezionati dalla curatrice Eleonora Battiston, con la collaborazione di critici e curatori locali, sono molto diversi fra loro per stile, linguaggio e riferimenti culturali: la pittura è decisamente prevalente, ma dalla fotografia all’installazione, passando per la scultura e la performance, quasi ogni medium artistico è rappresentato dalle oltre 150 opere raccolte nel volume. Ognuna delle tre sezioni in cui è suddiviso il libro è introdotta da un testo critico: Simon Soon presenta l’artista malese Yee I-Lann (sua l’opera in copertina), Rifky Effendy, curatore e creatore della prima Biennale di Bandung, introduce gli artisti indonesiani (Entang Wiharso, Agus Suwage, Haris Purnomo, Wayan Suja, Gede Mahendra Yasa, Ketut Moniarta, R. E Hartanto, Davy Linggar), il critico Ronaldo Achacoso quelli filippini (Ronald Ventura, Yasmin Sison, Geraldine Javier, Nona Garcia, Annie Cabigting, Wire Tuazon, Alfredo Esquillo, Lyra Garcellano, Emmanuel Santos). Di ciascun artista è poi riportata una breve biografia che ne contestualizza l’opera nel panorama politico e culturale del Paese di provenienza. Aprono il volume la prefazione di Primo Marella e un’introduzione di Eleonora Battiston.

POST TSUNAMI ART

A cura di Eleonora Battiston

Testi di
Ronaldo Achacoso, Eleonora Battiston, Rifky Effendy, Primo Marella, Simon Soon

Testi di

Ronaldo Achacoso, Eleonora Battiston, Rifky Effendy, Primo Marella, Simon Soon

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Contemporary African Art since 1980 – Damiani Editore

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
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Contemporary African Art since 1980 – Damiani Editore
Gli anni Ottanta hanno segnato per i Paesi africani l’epoca della disillusione e della definitiva caduta delle utopie postcoloniali. Contemporary African Art parte da qui per tracciare un percorso che, arrivando fino ad oggi, individua nell’opera di oltre 200 artisti africani, pur diversissimi tra loro per stile, nazionalità, riferimenti culturali e mezzi espressivi utilizzati, un riferimento costante alla complessità politica e sociale del continente di origine, ormai inserito a pieno titolo nella rete ambivalente della globalizzazione. Il volume si divide in quattro parti: nella prima, teorica, viene definito in sette capitoli il concetto stesso di arte contemporanea africana, vengono analizzati i temi affrontati dagli artisti africani, nonché le principali tappe dell’affermazione di alcuni di essi sulla scena internazionale, a partire dalla celebre mostra “Les Magiciens de la Terre” al Centre Pompidou. La seconda parte, iconografica, a sua volta divisa in decenni (gli anni Ottanta, i Novanta e i Duemila), presenta le opere di oltre 200 artisti, molti dei quali già ampiamente celebrati dalle varie Biennali (tra gli altri, Ghada Amer, Yinka Shonibare, Willam Kentridge, Georges Adgéabo, Samuel Fosso, Chéri Samba, Marlene Dumas, Jane Alexander, Barthélemy Toguo).
Chiudono il volume una preziosa appendice in cui vengono spiegate più ampiamente alcune delle voci che ricorrono nella prima parte e un accurato apparato bibliografico ed analitico.
Okwui Enwezor, critico e curatore, è stato Dean of Academic Affairs al San Francisco Art Institute. Fondatore e direttore di Nka: Journal of Contemporary African Art, è attualmente curatore aggiunto all’International Centre of Photography di New York. Ha curato mostre negli Stati Uniti e in Europa, e ha diretto la seconda Biennale di Johannesburg (1997), Documenta 11 (2002) e la 7 Biennale di Gwangju (2008). Per la sua attività curatoriale e saggistica ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Frank Jewett Mather Award, il Peter Norton Curatorial Award e il Bard College Award.
Chika Okeke-Agulu è artista, storico dell’arte e curatore. E’ Assistant Professor di Storia dell’Arte all’Università di Princeton. Scrive regolarmente su Nka: Journal of Contemporary African Art e suoi saggi sono stati pubblicati in diverse riviste e volumi collettivi. Nel 1995 ha curato la sezione nigeriana della prima Biennale di Johannesburg, in seguito è stato co-curatore di diverse mostre di arte africana contemporanea e della quinta Biennale di Gwangju (2004). Ha collaborato a Documenta 11 in qualità di consulente accademico e coordinatore di Platform 4, uno dei simposi teorici che hanno preceduto l’esposizione. Come artista, ha esposto in oltre 35 mostre collettive e personali.

cs_AFRICAGli anni Ottanta hanno segnato per i Paesi africani l’epoca della disillusione e della definitiva caduta delle utopie postcoloniali. Contemporary African Art parte da qui per tracciare un percorso che, arrivando fino ad oggi, individua nell’opera di oltre 200 artisti africani, pur diversissimi tra loro per stile, nazionalità, riferimenti culturali e mezzi espressivi utilizzati, un riferimento costante alla complessità politica e sociale del continente di origine, ormai inserito a pieno titolo nella rete ambivalente della globalizzazione. Il volume si divide in quattro parti: nella prima, teorica, viene definito in sette capitoli il concetto stesso di arte contemporanea africana, vengono analizzati i temi affrontati dagli artisti africani, nonché le principali tappe dell’affermazione di alcuni di essi sulla scena internazionale, a partire dalla celebre mostra “Les Magiciens de la Terre” al Centre Pompidou. La seconda parte, iconografica, a sua volta divisa in decenni (gli anni Ottanta, i Novanta e i Duemila), presenta le opere di oltre 200 artisti, molti dei quali già ampiamente celebrati dalle varie Biennali (tra gli altri, Ghada Amer, Yinka Shonibare, Willam Kentridge, Georges Adgéabo, Samuel Fosso, Chéri Samba, Marlene Dumas, Jane Alexander, Barthélemy Toguo).

Chiudono il volume una preziosa appendice in cui vengono spiegate più ampiamente alcune delle voci che ricorrono nella prima parte e un accurato apparato bibliografico ed analitico.

Okwui Enwezor, critico e curatore, è stato Dean of Academic Affairs al San Francisco Art Institute. Fondatore e direttore di Nka: Journal of Contemporary African Art, è attualmente curatore aggiunto all’International Centre of Photography di New York. Ha curato mostre negli Stati Uniti e in Europa, e ha diretto la seconda Biennale di Johannesburg (1997), Documenta 11 (2002) e la 7 Biennale di Gwangju (2008). Per la sua attività curatoriale e saggistica ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Frank Jewett Mather Award, il Peter Norton Curatorial Award e il Bard College Award.

Chika Okeke-Agulu è artista, storico dell’arte e curatore. E’ Assistant Professor di Storia dell’Arte all’Università di Princeton. Scrive regolarmente su Nka: Journal of Contemporary African Art e suoi saggi sono stati pubblicati in diverse riviste e volumi collettivi. Nel 1995 ha curato la sezione nigeriana della prima Biennale di Johannesburg, in seguito è stato co-curatore di diverse mostre di arte africana contemporanea e della quinta Biennale di Gwangju (2004). Ha collaborato a Documenta 11 in qualità di consulente accademico e coordinatore di Platform 4, uno dei simposi teorici che hanno preceduto l’esposizione. Come artista, ha esposto in oltre 35 mostre collettive e personali.

Contemporary African Art since 1980

Georges Adeagbo, Tayo Adenaike, Ghada Amer, Olu Amoda, Kader Attia, Luis Basto, Barry Bickle, Andries Botha, Candice Breitz, Claudia Cristovao

Autori: Okwui Enwezor e Chika Okeke-Agulu

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Ara Gallant – Damiani Editore

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
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untitledIL LIBRO >> Tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta, Ara Gallant (1932-1990) ha rivoluzionato l’editoria di moda, prima come hair stylist e make up artist poi come fotografo, dalle pagine di riviste come Vogue, Interview, Playboy e Rolling Stones. Personaggio notissimo nel mondo della moda e tra gli attori di Hollywood, dopo la sua morte Gallant è stato però avvolto dall’oblio. La monografia curata da David Wills e pubblicata da Damiani restituisce ora per la prima volta un ritratto a tutto tondo di questa figura poliedrica e geniale, attraverso un’ampia selezione di immagini e le testimonianze di chi lo conobbe e lavorò con lui. Per anni stretto collaboratore di Richard Avedon – tanto che nell’ambiente ci si riferiva ai due come un’unica entità, “Aradon” – Gallant curò lo styling di molti suoi set fotografici, inventando pettinature visionarie sulle modelle più famose di quel periodo, come Twiggy e Veruschka: il libro raccoglie cinque scatti del maestro (tra cui un ritratto inedito di Anjelica Huston), che testimoniano questo straordinario sodalizio professionale e artistico. Nato nel Bronx come Ira Gallantz, ben presto cambiò il proprio nome in Ara Gallant considerandolo più esotico e adatto al suo personaggio. Giovanissimo, cominciò a lavorare come parrucchiere nel salone di famiglia nel Bronx, spostandosi poi da Bergdorf Goodman a Manhattan, dove divenne richiestissimo da attrici e modelle. A metà degli anni Sessanta iniziò a lavorare sui set fotografici di Vogue, diventando il primo hair-stylist ad essere pagato da una rivista di moda per le sue prestazioni professionali. Gallant collaborò così con i più grandi fotografi del suo tempo: oltre ad Avedon, Irving Penn e Bert Stern, fra gli altri. Il suo contributo più innovativo fu l’invenzione dei cosiddetti “flying hair”, un trucco che usò per la prima volta su Twiggy nel 1966 e che resta ancora oggi molto copiato: la tecnica base consisteva nel creare volume unendo diverse parrucche fissate su di un pezzo di cartone reso invisibile dai capelli stessi, che apparivano lunghissimi e fluttuanti. Piume, fiori, oggetti di varia natura, toupet lunghi anche un metro: idee ardite, mai viste (puntualmente documentate dalle immagini pubblicate nel volume) che lo resero famosissimo. Alla sua notorietà contribuivano il suo look total black, sempre completato da una giacca di pelle e da un cappello tempestato di spille e medagliette, e la sfrenata vita notturna che conduceva: veniva spesso fotografato mentre usciva all’ alba dallo Studio 54, la più famosa discoteca newyorchese dell’epoca, in compagnia delle sue amiche modelle e attrici. Nei primi anni Settanta, Gallant iniziò a scattare foto egli stesso, realizzando ritratti di celebrities per Interview, Vogue, Weekend e Rolling Stones, molti dei quali raccolti in questo volume. Tra i soggetti di questi scatti si riconoscono Warren Beatty, Marisa Berenson, Mick Jagger, Dustin Hoffmann, Anjelica Huston, Harvey Keitel, Jack Nicholson, Sissy Spacek, Arnold Schwartzenegger, e le modelle Veruschka, Gia Carangi, Pat Cleveland, Margaux Hemingway, Iman, Penelope Tree e Apollonia Von Ravenstein. A partire da alcuni di questi ritratti, Gallant realizzò anche una serie di bellissime copertine per Interview, anche queste raccolte nel libro. All’inizio degli anni Ottanta si trasferì a Los Angeles con l’intenzione di realizzare un film basato su una sua sceneggiatura, ambientata nel mondo delle modelle. Questo progetto non riuscì però a trovare un produttore, e in California Gallant iniziò ad avere seri problemi con le droghe. Dopo diversi tentativi falliti di disintossicarsi, si suicidò nel 1990. Oltre a documentare questa straordinaria avventura umana, artistica e professionale con quasi cento immagini, molte delle quali inedite, il volume contiene una commossa introduzione di Anjelica Huston, amica personale di Ara Gallant, e si chiude con un collage di testimonianze raccolte dal curatore David Wills tra gli amici di Ara: la stessa Huston, Viva, Lauren Hutton, Drew Barrymore, Polly Mellen (celebre stylist e fashion editor di Vogue America), i fotografi Steven Meisel e Bert Stern, Paul Morrissey, la stilista Diane Von Furstenberg, le modelle Pat Cleveland, Penelope Tree, Veruschka e Apollonia Von Ravenstein. IL CURATORE >> Di origine australiana, David Wills è un collezionista di fotografia, editor e curatore indipendente. Recentemente ha curato e prodotto una serie di mostre nate da immagini provenienti dal proprio vastissimo archivio: “Edie Sedgwick: Unseen Photographs of a Warhol Superstar”; “Murder, models, madness: photographs from the motion picture Blow-up”; “James Bond” e “Warhology”. Ha curato la pubblicazione “Bernard of Hollywood’s Ultimate Pin Up Book” (Taschen, 2000) ed è coautore della monografia “Veruschka” (Assouline, 2008). Vive a Los Angeles.

Ara Gallant

A cura di David Wills

Introduzione di Anjelica Huston

Testi di Polly
Mellen, Veruschka,
Diane Von Furstenberg,
Lauren
Hutton, Paul
Morrissey, Steven
Meisel, Drew Barrymore,
Viva….

Testi di Polly Mellen, Veruschka, Diane Von Furstenberg,

Lauren Hutton,  Paul Morrissey,  Steven Meisel,

Drew Barrymore, Viva….

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The Art and Life of Chaz Bojorquez – Damiani Editore

aprile 6, 2010 by Aelle Robbiani  
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att5cd88IL LIBRO >> Damiani pubblica la prima monografia dedicata a Charles “Chaz” Bojorquez, artista di origine messicana che alla fine degli anni Sessanta ha iniziato a disegnare per le strade del suo quartiere a Los Angeles, seguendo la tradizione dei cholo graffiti, diffusa nelle zone abitate prevalentemente dai latinos. Ben presto Chaz Bojorquez trovò un suo stile autonomo, che ha influenzato intere generazioni di street artists, calligrafi e tatuatori. Il suo simbolo o “tag”, creato nel 1969, è un teschio stilizzato chiamato Senor Suerte (Signor Fortuna): ispirato al folclore messicano e in particolare al culto della Santa Morte, costituisce uno dei primi esempi di stencil art applicata alla strada ed è diventato in seguito un’immagine di protezione dalla morte per i membri delle gang. L’altro aspetto che caratterizza l’estetica di questo artista è la calligrafia: Bojorquez è stato infatti uno dei primi writers a elaborare dei particolari caratteri tipografici di difficile lettura ma di grande impatto estetico, creando una sintesi originale tra lo stile psichedelico, i font Fraktur e Old English e la calligrafia cinese. Bojorquez è uno dei primi artisti a essere passato con successo dalla strada alle gallerie: oggi alcune sue opere fanno parte della collezione permanente di alcuni musei americani, come il National Museum of American Art e l’Orange County Museum of Art, in quanto considerate espressioni della cultura dei latinos della California del Sud. Il volume è articolato in tre sezioni: la prima si apre con i testi introduttivi di Greg Escalante, François Chastanet e dei curatori, a cui segue un’intervista in cui Chaz Bojorquez ripercorre le tappe fondamentali della sua formazione artistica. La seconda parte è dedicata al disegno e all’opera in bianco e nero di Bojorquez, mentre l’ultima raccoglie la sua produzione pittorica. I curatori hanno inserito anche molte immagini fotografiche che documentano alcuni momenti cruciali della vita dell’artista.

I CURATORI >> Illustratore e visual designer, Marco Klefisch vive a Milano dove lavora come freelance. Tra i progetti recenti, oltre alla monografia su Chaz Bojorquez edita da Damiani, figurano il disegno della campagna internazionale del brand Carhartt e le illustrazioni per la rubrica Soft Focus su Vice magazine. Suoi lavori sono stati pubblicate su: Arkitip, Vice, The End, Blacknuss, XL di Repubblica, Superfly, Rugged, Graphotism, Dazed&Confused, La Repubblica, Urban, OHT, 36 Chambers/Drago Editore.

Titolare di WAG Milano, il primo negozio italiano e tra i primi in Europa ad occuparsi di streetwear e cultura Hip Hop, e co-fondatore di Tribe, il primo magazine in Italia inerente il Graffiti Writing, Alberto Scabbia ha creato l’etichetta discografica Skill To Deal Records, e da oltre vent’anni collabora alla realizzazione di eventi legati al mondo dell’arte e della musica underground.

THE ART AND LIFE OF CHAZ BOJORQUEZ
a cura di Marco Klefisch e Alberto Scabbia
Testi di François Chastanet, Greg Escalante, Marco Klefisch, Alberto Scabbia
Damiani editore
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THE ART AND LIFE OF CHAZ BOJORQUEZ

a cura di Marco Klefisch e Alberto Scabbia

Testi di François Chastanet, Greg Escalante, Marco Klefisch, Alberto Scabbia

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Gina Lollobrigida Fotografa – Damiani Editore

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
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GINA LOLLOBRIGIDA

Foto di Gina Lollobrigida
Testi di Philippe Daverio Paolo Limiti

Uscita in Italia Giugno 2009
Pagine 320
Formato 24,5×30,5cm
Illustrazioni 280
Rilegatura Brossura con bandelle
ISBN978-88-6208-113-9

Il libro>>> Gina Lollobrigida, conosciuta per la sua attività artistica come attrice cinematografica internazionale, coltiva da anno l’amore per la pittura, la scultura e la fotografia che la rendono artista completa. Dal 1959, infatti, la diva associa alla professione cinematografica, che le ha regalato una celebrità assolutamente universale, anche un’intensa ricerca nel campo dell’arte fotografica, anch’essa molto apprezzata dal pubblico di tutto il mondo.

Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida

Nel 1973, il suo primo volume, Italia mia, ha ricevuto il premio “Nadar” come miglior libro fotografico dell’anno, con più di 300 mila copie vendute nel mondo.

Gina Lollobrigida Fotografa presenta oltre 300 immagini scelte tra le più rappresentative della sua attività che – attraverso innumerevoli viaggi e straordinari incontri – testimoniano il talento di questa artista nel rappresentare luoghi, vicende umane, contesti storici e antropologici tra i più disparati.

Passando dal Sud del Mondo all’Occidente ricco, dalle più remote popolazioni dell’Asia ai potenti della terra, Gina Lollobrigida rivela una predilezione affettuosa e priva di ideologie verso l’umanità dei semplici, dei deboli e degli afflitti.

India

India

Nel 1999, per l’impegno assolto in diverse organizzazioni umanitarie, è stata nominata pirma Ambasciatrice della FAO.
È stata inoltre vicina all’UNICEF, all’UNESCO, a Medici senza Frontiere, a Madre Teresa di Calcutta, ai bambini della Romania.

Personalità ferrea, viaggiatrice instancabile, vera e propria femme forte della nostra epoca, Gina Lollobrgida presenta in questo libro una rassegna di foto realizzate in più di venti paesi: India, Filippine, Cina, Giappone, Kenya, Cuba, Stati Uniti, e naturalmente – con accento e partecipazione particolari – l’Italia.

Parallelamente alla raffigurazione di luoghi e persone, Gina Lollobrigida ritrae anche personalità celebri del mondo dello spettacolo, della politica, dell’arte e del costume, tra cui Indira Gandhi, Fidel Castro, Henry Kissinger, Maria Callas, Liza Minnelli, Yuri Gagarin, Neil Armstrong, Grace Kelly, Paul Newman, Sean Connery, Audrey Hepburn e tanti altri. La rassegna è completata da alcune tra le più famose composizioni fotografiche dedicate a bambini e animali, raccolte nel volume Magica Inncocenza (1993).

Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida ha pubblicato sei libri di fotografia, tre di scultura e ha girato tre documentari: uno dedicato a Fidel Castro (1974), uno a Indira Gandhi (1976) ed uno sulle Filippine in 35 mm della durata di due ore (1976). Nel 1980 le sue foto sono state esposte in una mostra al Musée Carnavalet che le ha valso la “Medaglia d’Oro della Città di Parigi”. L’autorevole Le Monde ha scritto: «Gina Lollobrigida ha l’occhio di un Cartier-Bresson, ha talento, è piena di energia e le foto hanno una forza sconvolgente. È veramente una grande artista». Nel 2007 è la prima in Italia e nel mondo ad essere protagonista di ben quattro francobolli dell’emissione filatelica della Repubblica di San Marino per i suoi ruoli di artista e mito, fotoreporter, scultrice e Ambasciatrice FAO.

Dopo i prestigiosi riconoscimenti internazionali (la “Legion d’Honneur” ricevuta nel 1992 dal Presidente francese François Mitterand per la sua attività di artista e attrice), dopo le grandi esposizioni che hanno celebrato la sua attività di scultrice (Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, 2003; Musée de la Monnaie di Parigi, 2004), dopo la partecipazione all’Open 2003 di Venezia e la recente mostra di sculture a Pietrasanta (2008), il 18 ottobre 2008 a Washington riceve con decisione unanime della fondazione italo-americana NIAF il “Lifetime Achievement Award” come riconoscimento per la sua vita artistica.

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Giacomo Costa – Damiani Editore

gennaio 8, 2010 by Aelle Robbiani  
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GIACOMO COSTA

G. Costa

G. Costa

The Chronicles of Time, opere di Giacomo Costa

testi di Luca Beatrice, Norman Foster

lingua, italiano-inglese-tedesco

pagine 256/ illustrazioni 140

dimensioni 28 x 24 cm

rilegatura, cartonato diritti, worldwide

prezzo € 35, £29,99, $45,00 ISBN978-88-6208-079-8

uscita, 15 aprile 2009.

copertina Giacomo Costa

copertina Giacomo Costa

IL LIBRO>>> The Chronicles of Time è il primo libro che documenta la ricerca artistica di Giacomo Costa, seguendo un percorso che ha inizio nel 1996, quando l’artista comincia a rielaborare le sue fotografie di città, paesaggi e architetture utilizzando tecniche digitali. Il risultato è una serie di scenari urbani apocalittici, il cui apparente realismo genera nell’osservatore un effetto straniante.

Nelle serie degli Agglomerati, dei Paesaggi, delle Megalopoli, la città diventa rappresentazione dell’uomo e della sua condizione esistenziale. Il tempo è la variabile che determina la trasformazione ed il cambiamento, espresso soprattutto nelle serie più recenti, Acqua e Secret Gardens, in cui l’acqua e la vegetazione tornano a prendere il sopravvento sulle rovine del mondo costruito dall’uomo. Il volume include un saggio di Luca Beatrice e una prefazione firmata dall’architetto Norman Foster, che possiede alcune opere dell’artista.

G. Costa

G. Costa

L’ARTISTA>>> Giacomo Costa nasce a Firenze nel 1970. Studia violino fino all’età di quattordici anni, successivamente si iscrive al liceo classico che però abbandona per dedicarsi all’attività di motocrossista, alpinista e di meccanico. Tornato nella sua città, negli anni ‘90 il nascente interesse per la fotografia lo spinge ad aprire uno studio fotografico dedicandosi prevalentemente alla ritrattistica.

Nel ‘96 la sua ricerca artistica lo porta a contaminare la fotografia tradizionale con l’utilizzo delle tecnologie digitali. A partire dal 1997 espone in numerose collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 2009 è tra gli artisti selezionati ad esporre nella mostra “Collaudi”, a cura di Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, allestita nel nuovo Padiglione Italia nell’ambito della 53 esima Biennale di Venezia.

http://www.giacomocosta.com

GIOVANNI FRENDA – Racconti del cuore

dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani  
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Abbiamo l’onore e il piacere di ospitare in questo numero, Giovanni Frenda autore del romanzo “Racconti di cuore”, un libro che ci ha entusiasmato ed emozionato.

Giovanni Frenda nasce nel 1965 a Bologna, dove vive tuttora in una casa di campagna con la sua compagna, un cane e due cocorite. Ha affiancato gli studi scientifici e la laurea in Economia e Commercio alla pratica delle arti marziali e allo studio delle filosofie e delle religioni orientali, è istruttore di judo e di difesa personale e per anni ha insegnato le arti marziali e la loro filosofia. Ha lavorato in vari campi nell’ambito commerciale, in particolare nel mondo della pubblicità. Ora lavora nel settore turistico e ama viaggiare con il corpo e con la fantasia. Grazie ai viaggi spesso trova spunti per i suoi racconti che ama scrivere di getto, quasi in stato ipnotico, lasciando che le parole si compongano da sole per dare vita a racconti sempre pieni di emozioni. Eccentrico e istrionico ha lavorato nelle radio private, come animatore e ora spesso presenta serate nei teatri e nelle feste paesane. Con le sue letture e i suoi viaggi è sempre alla ricerca di un mondo diverso, un mondo più vicino alla sua visione delle vita, un mondo positivo costruito attorno alle persone e non alle cose, un mondo attento alla realizzazione dei sogni di ognuno. Con le sue storie dipinge le emozioni di tutti utilizzando colori caldi, forti, tratti decisi e sfumature dolci dipinge i sogni, le malinconie, le paure e la sua gioia di vivere. Nel 2006 esce il libro “Racconti del cuore” edizioni Sovera multimediale, un piccolo libro di racconti, una raccolta di sottili dipinti dove realtà e sogni si mescolano, dove la fantasia prende corpo prende corpo attraverso le parole che escono direttamente dal cuore e parlano delle emozioni, dell’amore, della passione, dell’amicizia, dei sentimenti che fanno parte della nostra vita. Una piccola magia che fa scaturire le storie con prepotenza dalla penna dell’autore il quale dipinge i sogni, le delusioni, l’amore in modo originale tutto d’un fiato, senza filtri, riuscendo a toccare le corde profonde del cuore del lettore.

D: Buongiorno Giovanni, innanzi tutto grazie per aver accettato il nostro invito. La prima domanda che vorrei porle è: come è nata l’idea di questi racconti?

R: Ho iniziato a scrivere racconti prima di cimentarmi nella scrittura di un romanzo. Questi racconti non sono frutto di una idea, prendono forma da soli. Io amo pensare a parole che, come animate da una magia, prendono vita e si dispongono da sole, con ordine, per poi dare vita ad un racconto o ad un romanzo. Sono le parole stesse che sono vive e che vogliono raccontare qualcosa, io sono solo il tramite. Spesso mi capita di leggere una storia, un racconto e dire: “bello ma chi lo ha scritto?” e poi scoprire che lo avevo scritto io. Forse i nostri ospiti non capiranno e mi prenderanno per matto ma è cosi, forse un artista deve essere un po’ matto per uscire dagli schemi e creare qualcosa di diverso. Io inizio con una parola che mi ha colpito, spesso è una parola di una canzone che amo sentire mentre scrivo, e incomincio a scrivere. Scrivo senza seguire le regole che ci hanno insegnato a scuola e lentamente il racconto o il romanzo prende vita. E’ bello vedere che un dettaglio che avevi scritto e sembrava senza senso, si collega e acquista un senso nelle pagine successive di un romanzo. Io dico sempre che è una forma di magia, un dono. Lentamente ho incominciato ad accumulare tanti racconti, ne ho scritti veramente tanti, ne ho scelto, insieme alla casa editrice, un certo numero e cosi è nato il libro; l’ho chiamato “Racconti del cuore”. All’inizio era “racconti del mio cuore”, perchè questi racconti nascono dal mio cuore, ho cercato di esprimere con le parole i sentimenti che ogni persona prova, sentimenti normali, come l’amore, l’amicizia, la delusione, la paura, l’abbandono, la felicità. Il complimento più bello è stato quello di una ragazza che mi ha detto che si era emozionata, che era riuscita a provare le stesse emozioni che avevo provato io mentre scrivevo e che volevo trasmettere a chi lo avrebbe letto.

D: La prima pubblicazione su un tema così importante come l’amore, perchè?

R: In realtà non ho scelto io di parlare dell’amore, è lui che mi ha scelto per farsi raccontare. Forse il motivo è che l’amore è la cosa più importante nella nostra vita. Nel libro parlo sì di amore, ma di amore a 360 gradi, parlo di amore tra donna e uomo, ma anche di amicizia e quindi di amore tra due persone delle stesso sesso, tra amici, di amore tra gli uomini e gli animali, di amore per i nostri genitori, di amore in generale. La gente non lo dice ma le sofferenze più grandi, quelle che ci hanno fatto anche crescere, sono legate all’amore, alla felicità legata all’amore e anche quelle legate all’abbandono, alla perdita. Certo essere licenziati è grave e doloroso, ma molto di più è essere lasciati dalla propria compagna; anche iniziare un lavoro nuovo è bello e stimolante, ma molto di più conoscere ed innamorarsi di una ragazza, pensate all’emozione delle prime volte in cui si esce assieme oppure alla prima volta in cui si fa l’amore. Forse proprio in questo momento c’è bisogno di amore visto che stiamo diventando sempre più egoisti e sempre più menefreghisti e viviamo in una cultura dove molti pensano che l’amore si compri con i soldi e dove nessuno sa sacrificare se stesso per amore.E allora, alla luce di questo, che cosa c’è di più bello che parlare di amore, di cuore.

D: Il sogno è un elemento ricorrente del suo libro, ma secondo lei che cosa è il sogno?

R: Mi piace sognare sia durante la notte, sia nella vita, credo che i sogni siano parte della nostra vita, credo che sia importante sognare ed è importante lottare perchè nessuno ci rubi i nostri sogni, il sogno e la ricerca della realizzazione delle nostre aspirazioni e vivere precedentemente un obbiettivo che vogliamo realizzare. Per chi ama sognare, la vita è più bella perchè trova lo spazio per immaginarla come vorrebbe che fosse ed immaginare una vita diversa è già, se vogliamo, un po’ come modificarla. Dopo tutto, spesso è il sogno che ci da la maggiore soddisfazione, pensiamo a quando dobbiamo comprare un’auto nuova, incominciamo già a pensare a come sarà guidarla, alla soddisfazione che proveremo, alla soddisfazione nel farla vedere ai nostri amici e poi ci accorgiamo che spesso abbiamo avuto più piacere nell’immaginarla che nell’usarla tutti i giorni. E cosi è anche nell’amore, nella vita, nel lavoro ecc.. E’ bello realizzare un sogno, ma forse te lo godi di più prima di realizzarlo. La cosa più importante e non farsi rubare i sogni, ci sono tante persone che probabilmente non sono capaci di sognare, che amano rubare i sogni degli altri, non lasciamo che nessuno ci rubi i sogni e non lasciamo che nessuno ci dica che non ci riusciremo a realizzarli e continuiamo a sognare. Questo di essere insieme a voi è un sogno, sapete quanti mi hanno detto non ce la farai, lascia perdere, non troverai un editore e poi nessuno comprerà il tuo libro e poi e poi.

D:La sua penna molto semplice ricorda quella di un bambino, l’ingenuità e la freschezza di pensiero e nello stesso tempo quella nota di saggezza tipico di chi ha vissuto. In pratica, il bimbo dentro l’adulto. Quanto è importante nella nostra esistenza essere bambini?

R:Questa domanda mi piace molto perchè esprime appieno il mio modo di essere, non dobbiamo mai dimenticare che siamo stati bimbi, non dobbiamo dimenticare di saper giocare nella vita come i bimbi, non dobbiamo mai dimenticare di saper sognare come il bimbo che siamo stati. Forse l’unico momento in cui torniamo bambini è quando ci avviciniamo ad un bimbo piccolo. In realtà dovremmo sempre ricordarci che dentro di noi c’è un bimbo. Provate a guardare i bimbi, io guardavo qualche giorno fa alcuni bimbi ad un parco giochi, incominciano giocare immediatamente come se si conoscessero da sempre, anche quando non si conoscono, ridono tra di loro, si spingono, corrono, sono pieni di energia. Possibile, io mi chiedo, che se vado ad una festa tra adulti, dove non conosco nessuno, non ci si possa comportare come farebbe un bimbo che va ad una festa di bambini senza conoscere nessuno. Dopo poco i bimbi lì vedi chiacchierare, correre, scherzare, lì vedi come dicevo prima spingersi, avere un contatto fisico. Un bimbo quando ama lo fa senza inte resse, quando si cimenta in una nuova avventura lo fa buttandosi, ma anche ridendo di eventuali insuccessi e poi riprovandoci come se niente fosse accaduto. Non so perchè la vita ci faccia cambiare, i bimbi sorridono sempre, chiaramente parlo di bimbi normali, in una situazione socio-economica normale, mettiamo dieci bimbi attorno ad un tavolo per una riunione e mettiamo dieci adulti e vediamo cosa salta fuori. Vivere un pò con la spensieratezza del bimbo, nonprendendoci troppo sul serio, sia nelle vittorie, sia nelle sconfitte, provando di nuovo dopo le sconfitte, sorridendo aperti al mondo, agli altri, con la curiosità di un bimbo, forse questa è la ricetta per vivere la vita.

D: I suoi racconti sono pregni di amore. L’amore rubato, l’amore lecito, l’amore scomparso, l’amore rifiutato, l’amore inconsapevole…, l’amore e il sesso. Oggi secondo lei c’è più amore o più sesso?

R: Difficile dire se c’è più sesso o amore, mi piace pensare che ci sia più amore, forse spesso l’amore è dipinto con il cuore del sesso. Spesso nella nostra ricerca di amore, ci accontentiamo del sesso, siamo talmente alla ricerca di amore, di emozione, di sentimento, ma anche di attenzioni, di condivisione, che pur di averli, prendiamo il sesso come sostitutivo di tutto il resto. Spesso abbiamo paura di amare, mente un bimbo non ha mai paura di amare e rifiutiamo l’amore perchè l’amore è rischio, è un pò come giocare a carte, a poker, puoi stare a guardare gli altri che giocano e così non vincerai mai, oppure puoi giocare, puoi puntare poco e rischiare poco, o puntare forte, in questo caso puoi vincere molto o perdere molto. Noi ci siamo abituati a guardare gli altri che giocano, oppure a puntare poco, cosi ci facciamo poco male se perdiamo. E quindi sesso mantenendo i piedi ben piantati per terra. Pensate invece quando si è innamorati, pensate alle notti passate abbracciati, quelle notti in cui il tempo non ha più lo stesso valore, in cui il tempo si dilata, un minuto diventa un’ora, oppure un’ora diventa un secondo.

D: Lei ha detto: “spesso mi sento un pittore perchè mi piace dipingere un momento della vita, amo bloccare un sentimento, una emozione, usando tutti i colori di cui dispongo”. Qualisono i suoi colori?

R: Mi piace pensare che, per esprime una emozione si debba bloccarla dentro al cuore, come una foto. Mi avevano insegnato anni fa a pensare ad un momento corrispondente all’emozione che volevo provare, facciamo questo esercizio: pensate ad una emozione, pensate ad un momento della vostra vita che avete provato e poi fotografate questo momento, fate una foto a colori di quell’attimo, mettete nella foto anche il calore del sole, se c’è il sole, l’odore dei fiori se siete in un prato o il profumo della compagnia se siete con una persona e poi mettete questa foto dentro ad una piccola scatola, dentro al cuore. Quando io devo scrivere di una emozione vado a cercare la foto a cui corrisponde quell’emozione che voglio descrivere e poi incomincio a descriverla, potrei dipingerla perchè la vedo, la sento, vedo i colori, ma non sono capace di dipingere e allora utilizzo le parole come fossero colori e cerco con le parole di descrivere le sensazioni, le emozioni. Mi piace usare i colori forti, le linee decise, colori caldi e vivi, mi piace mettere insieme al colore, gli odori.

D: Quali sono i suoi progetti futuri di scrittore?

R: Ho finito da poco un romanzo che sto correggendo; è una storia d’amore molto bella, ma non potrei dire altrimenti, una storia complessa, molto emozionante. L’ho già letto tante volte per correggerlo e ancora oggi, mentre lo rileggo, provo emozioni forti, quelle che spero proveranno i lettori che vorranno leggerlo.

D: Bene siamo giunti al termine di questa magnifica intervista, vorrei ringraziarla nuovamente per essere stato nostro ospite ma, prima di concludere, vorrei strapparle una promessa. Saremmo lieti e onorati se, per l’uscita del nuovo romanzo, tornasse nostro ospite presentando il suo lavoro anche nel metamondo di Second Life, regalando qualche passo del romanzoin anteprima ai nostri lettori e magari inserendone anche una parte sul nostro sito web.

R: Certo che si, promesso! Ne sarò felice. Un saluto a tutti voi.

Second Life e l’editoria

aprile 29, 2008 by Aelle Robbiani  
Filed under Publishing

Evelyn MagazineL’editoria guarda con interesse verso Second Life cercando di cogliere i vantaggi che da essa possono derivare.

La New Links, azienda leader nel settore editoriale, ha infatti sperimentato la versatilità della realtà virtuale per il lancio di un nuovo progetto rivolto alle giovanissime: Evelyn Magazine.

Il primo numero di questo nuovo magazine propone, come tanti altri del suo genere, diverse sezioni dedicate al mondo di Evelyn con giochi, letture e molto altro ancora; una in particolare ha però colpito la nostra attenzione: la sezione Evelyn Story.

Quest’ultima infatti, è stata realizzate interamente in Second Life. Partendo infatti, dalla costruzione sia delle ambientazioni scenografiche e della creazione del personaggio Evelyn in qualità di avatar, si è arrivati alla realizzazione una piccola storia a fumetti utilizzando le foto scattate inworld.

Il risultato di tale lavoro, riportato per intero nelle pagine successive del nostro magazine, ha ottenuto un notevole riscontro positivo, tale da giustificare seriamente che questo possa essere un altro metodo di utilizzo della piattaforma di Second Life nella produzione di prodotti per la real life; non ci stupirebbe osservare infatti in futuro la realizzazione di altri progetti come Evelyn Magazine e magari anche in formato audiovisivo.