Indipendent Games Festival
8 gennaio 2010 by Matteo Cassanelli
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La nuova realtà del divertimento
In un mondo web dove le parole Open Source e Shareware sono all’ordine del giorno, anche il vasto ambiente dei videogiochi non può esserne al di fuori. L’industria del videogioco registra ogni anno centinaia di milioni di euro, pubblicità e promozioni dei giochi sono ormai su tutti i maggiori mezzi di comunicazione, in questo settore non vi è età che non sia colpita dalla febbre del videogioco e la lotta delle console è combattuta ogni giorno e ad ogni occasione.
In questo mercato un oligopolio di imprese detiene la quasi totalità delle quote. Aziende come Microsoft, Nintendo, Ubisoft o Sony, solo per dirle alcune, si contendono un mercato ricchissimo, dove la vera battaglia è spesso combattuta su pochi e famosissimi titoli, come la sfida che si rinnova annualmente tra Pro Evolution Soccer (o PES come gli appassionati lo chiamano) e FIFA.
In questo mondo, dove sembrano necessari investimenti altissimi e un vasto team di esperti di settore, analisti marketing e programmatori, una nuova realtà comincia a farsi strada e a venire a conoscenza degli utenti: i videogiochi indipendenti.
Vi sono case produttrici di videogiochi sparse per tutto il mondo che, invece di puntare al grande pubblico o riproporre in continuazione soliti grandi titoli rispolverati ogni anno, puntano sul design, sull’innovazione della stessa idea di videogioco, sulla storia e sull’immedesimazione dell’utente con il prodotto video ludico. L’Indipendent Games Festival, partito dai sottoscala degli studenti di informatica e dagli scantinati affollati delle università, giunto ormai alla dodicesima edizione, vede sfidarsi partecipanti provenienti da tutto il mondo in categorie come eccellenza nelle arti visive, grafica, suono, concept idea del videogioco e innovazione. Da questo festival, la cui pagina è consultabile al sito www.igf.com, sono usciti nuovi nomi dell’industria di settore che, grazie alla possibilità di fare scaricare dagli utenti direttamente il loro prodotto dalla rete, hanno saltato la filiera distributiva che rendeva possibile essere visibili solo alle major.
Tutto questo senza aver preso in considerazione l’universo dei così detti videogiochi in flash, realtà ludiche giocabili esclusivamente in rete attraverso il programma Flash Player. Il giocatore non deve scaricare nulla, basta aprire la pagina web dedicata al gioco ed è subito possibile immergersi nell’esperienza.
Alcuni portali, come www.armorgames.com, hanno fatto di questo la loro mission aziendale e ne producono a centinaia, grazie alle collaborazioni che arrivano da tutto il globo.
Anche i social network hanno avuto un importante ruolo nel fare emergere queste realtà, la possibilità di collegarsi direttamente con i giochi al loro interno e di sfidare i propri amici, ha reso popolarissimi molti giochi che sono ormai conosciuti da tutti coloro che frequentano i network. In questo modo nomi come Amanita Design o PopCap, la prima un’agenzia grafica Ceca e la seconda americana, si sono fatti strada in mondo dominato da major agguerrite e ricchissime, capaci di spendere milioni per lo sviluppo e il test di un videogioco. Questa lotta di Davide contro Golia non si combatte ovviamente sullo stesso campo di battaglia, non è intenzione delle piccole agenzie battere i giganti della violudica mondiale in termini di incassi. Le intenzioni sono quelle di creare prodotti di qualità con poche possibilità, spesso a partire da semplici per√ò allo stesso tempo rivoluzionarie idee, che scioccano l’utente alla prima partita e lo fanno restare incollato allo schermo.








