GIOVANNI FRENDA – Comunicare on line

6 aprile 2010 by Aelle Robbiani  
Filed under General, Publishing

C’era una volta un bel paese. Quando uscivi da casa la gente ti salutava, ti chiedeva come stavi o come stavano i tuoi figli.
La sera, invece di guardare la televisione, tutti preferivano uscire per incontrarsi in piazza. Una bella piazza con un albero secolare nel centro. Lì si parlava e sparlava, si rideva, nascevano amicizie e amori, si litigava anche, ma la cosa bella, era che non ti sentivi mai solo! Quando ti sedevi sulle panchine del parco c’era sempre qualcuno che si sedeva a chiacchierare li con te. Oggi in quella piazza non ci sono più i bimbi che corrono, i ragazzi che si conoscono e che s’innamorano, le persone anziane che si fanno compagnia e che giocano a carte.
Oggi quella piazza non è più pedonale, ma ci sono tante auto parcheggiate ad occuparla. L’albero è stato abbattuto per far posto ad una rotonda. Le madri non mandano più i ragazzini nella piazza, considerata pericolosa: troppe auto e troppe persone che non si conoscono. Anche i giovani non si incontrano più nella piazza e gli anziani preferiscono passare le giornate in casa, guardando e sognando di vivere le cose che la tv gli fa vedere.
Ho iniziato questo mio intervento con questa storia molto semplice per raccontare il bisogno degli uomini di socializzare, il bisogno di condividere le proprie esperienze, di conoscere e di scambiarsi informazioni, di parlare, di ridere, di piangere, in certi casi, sulla spalla di un amico. Molti amministratori pubblici, di molti paesi, sanno che c’è bisogno di luoghi dove socializzare. In Italia invece generalmente questo non è considerata una priorità nelle scelte politiche che riguardano il territorio.
Forse, in modo molto semplicistico, uno dei motivi del successo di molti social network è dato da questa necessità e dalla difficoltà di socializzare in modo reale.
Molti hanno imparato che ci si può incontrare anche senza avere una piazza fisica, hanno incominciato a capire e a conoscere che ci sono tantissime persone che avevano i loro stessi desideri, le loro stesse aspettative, che avevano il loro stesso bisogno di conoscersi, di parlarsi, di sentirsi parte di un gruppo, di una comunità e sono nate così le chat. Per anni tante persone si sono conosciute, si sono scritte, hanno condiviso i loro problemi, le loro passioni alcune si sono poi anche incontrate e magari sposate.
Mancava in questo caso però il senso di comunità, il senso di appartenenza, la condivisione di una passione ed ecco nascere delle vere e proprie comunità, spesso tematiche, dove la gente si incontrava per parlare delle proprie passioni, per condividerle, per conoscersi, per confrontarsi.
Piano piano sono nati tantissimi blog, dove ognuno ha la facoltà di esprimersi e di dare il proprio contributo, dibattiti sui libri, e recensioni degli stessi, commenti e discussioni.
A breve nascerà un altro social network che sarà on line nel giro di pochi giorni www.wiaggi.it Si tratta di un social network sui viaggi attraverso il quale ognuno potrà costruire il proprio viaggio posizionando su una cartina il proprio itinerario. Gli altri utenti potranno suggerire mete alternative, punti d’interesse, hotel, ristoranti , musei, discoteche, pub.Nei viaggi è molto importante l’esperienza di chi ha appena fatto lo stesso percorso e anche qui il senso di appartenenza, il piacere di condividere la propria esperienza, sarà la molla per cercare il successo di Wiaggi.
Ogni giorno nascono nuovi strumenti di comunicazione, e ognuno di essi con una propria peculiarità. Ne potrei fare un elenco infinito. Sarebbe bello tracciare un profilo delle persone che attivamente partecipano ai social network. Il bisogno principale è quello di comunicare in modo attivo, il piacere di essere al centro dell’attenzione, di non essere passivo come accade davanti alla televisione, di contribuire con la propria esperienza, con le proprie competenze, ma anche per il piacere di condividere la propria quotidianità, le proprie peculiarità, i propri successi.
Un valore importante è anche quello di sentirsi all’interno di una comunità, apprezzato e valorizzato, il bisogno sentirsi parte di un gruppo, di sentirsi accettato e valorizzato. Insomma, è un po’ un ritorno alla piazza, nel centro del paese, dove non ti sentivi mai solo dove in qualsiasi ora del giorno potevi parlare, confrontarti, scherzare, ridere o piangere, in compagnia di un amico.

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