Concept Car

dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani  
Filed under Events, Evidence, General

motorshow08La realtà virtuale è da tempo parte integrante nello sviluppo dei prototipi automobilistici, basti pensare al fatto che la maggior parte dei difetti riscontrati nei nuovi modelli delle vetture della Formula 1 vengono individuati durante le simulazioni di gara realizzate in ambiente 3D. Second Life non ha certo la piattaforma virtuale adatta a questo tipo di sviluppo, ma essendo una comunità ricca di creativi e designers non ci sarebbe da stupirsi se in un futuro molto prossimo lo sviluppo di alcune concept car partisse proprio dal metamondo di Second Life. Per chi non lo sapesse per “concept car” si intende un prototipo di autovettura, realizzato sulla base di un tema specifico, destinato a definire un nuovo concetto di utilizzo o un limite raggiungibile dalla tecnica nell’epoca in cui esso viene costruito, spesso senza tenere conto dei vincoli imposti dagli standard produttivi. Normalmente i “concetti” in funzione dei quali vengono sviluppate le concept car sono di tipo funzionale, come la sicurezza, i consumi, l’ergonomia, l’aerodinamica o il tipo d’impiego ed esse vengono realizzate come prefiguratrici per nuovi modelli o per mostrare soluzioni di design o tecnologie avanzate che verranno adottate nella futura produzione della casa costruttrice. Per questo motivo siamo stati al Motor Show di Bologna per valutare le nuove mode del momento e confrontarle con le idee provenienti dal metamondo di Second Life.

GIOVANNI FRENDA – Racconti del cuore

dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani  
Filed under Interview, Publishing

Abbiamo l’onore e il piacere di ospitare in questo numero, Giovanni Frenda autore del romanzo “Racconti di cuore”, un libro che ci ha entusiasmato ed emozionato.

Giovanni Frenda nasce nel 1965 a Bologna, dove vive tuttora in una casa di campagna con la sua compagna, un cane e due cocorite. Ha affiancato gli studi scientifici e la laurea in Economia e Commercio alla pratica delle arti marziali e allo studio delle filosofie e delle religioni orientali, è istruttore di judo e di difesa personale e per anni ha insegnato le arti marziali e la loro filosofia. Ha lavorato in vari campi nell’ambito commerciale, in particolare nel mondo della pubblicità. Ora lavora nel settore turistico e ama viaggiare con il corpo e con la fantasia. Grazie ai viaggi spesso trova spunti per i suoi racconti che ama scrivere di getto, quasi in stato ipnotico, lasciando che le parole si compongano da sole per dare vita a racconti sempre pieni di emozioni. Eccentrico e istrionico ha lavorato nelle radio private, come animatore e ora spesso presenta serate nei teatri e nelle feste paesane. Con le sue letture e i suoi viaggi è sempre alla ricerca di un mondo diverso, un mondo più vicino alla sua visione delle vita, un mondo positivo costruito attorno alle persone e non alle cose, un mondo attento alla realizzazione dei sogni di ognuno. Con le sue storie dipinge le emozioni di tutti utilizzando colori caldi, forti, tratti decisi e sfumature dolci dipinge i sogni, le malinconie, le paure e la sua gioia di vivere. Nel 2006 esce il libro “Racconti del cuore” edizioni Sovera multimediale, un piccolo libro di racconti, una raccolta di sottili dipinti dove realtà e sogni si mescolano, dove la fantasia prende corpo prende corpo attraverso le parole che escono direttamente dal cuore e parlano delle emozioni, dell’amore, della passione, dell’amicizia, dei sentimenti che fanno parte della nostra vita. Una piccola magia che fa scaturire le storie con prepotenza dalla penna dell’autore il quale dipinge i sogni, le delusioni, l’amore in modo originale tutto d’un fiato, senza filtri, riuscendo a toccare le corde profonde del cuore del lettore.

D: Buongiorno Giovanni, innanzi tutto grazie per aver accettato il nostro invito. La prima domanda che vorrei porle è: come è nata l’idea di questi racconti?

R: Ho iniziato a scrivere racconti prima di cimentarmi nella scrittura di un romanzo. Questi racconti non sono frutto di una idea, prendono forma da soli. Io amo pensare a parole che, come animate da una magia, prendono vita e si dispongono da sole, con ordine, per poi dare vita ad un racconto o ad un romanzo. Sono le parole stesse che sono vive e che vogliono raccontare qualcosa, io sono solo il tramite. Spesso mi capita di leggere una storia, un racconto e dire: “bello ma chi lo ha scritto?” e poi scoprire che lo avevo scritto io. Forse i nostri ospiti non capiranno e mi prenderanno per matto ma è cosi, forse un artista deve essere un po’ matto per uscire dagli schemi e creare qualcosa di diverso. Io inizio con una parola che mi ha colpito, spesso è una parola di una canzone che amo sentire mentre scrivo, e incomincio a scrivere. Scrivo senza seguire le regole che ci hanno insegnato a scuola e lentamente il racconto o il romanzo prende vita. E’ bello vedere che un dettaglio che avevi scritto e sembrava senza senso, si collega e acquista un senso nelle pagine successive di un romanzo. Io dico sempre che è una forma di magia, un dono. Lentamente ho incominciato ad accumulare tanti racconti, ne ho scritti veramente tanti, ne ho scelto, insieme alla casa editrice, un certo numero e cosi è nato il libro; l’ho chiamato “Racconti del cuore”. All’inizio era “racconti del mio cuore”, perchè questi racconti nascono dal mio cuore, ho cercato di esprimere con le parole i sentimenti che ogni persona prova, sentimenti normali, come l’amore, l’amicizia, la delusione, la paura, l’abbandono, la felicità. Il complimento più bello è stato quello di una ragazza che mi ha detto che si era emozionata, che era riuscita a provare le stesse emozioni che avevo provato io mentre scrivevo e che volevo trasmettere a chi lo avrebbe letto.

D: La prima pubblicazione su un tema così importante come l’amore, perchè?

R: In realtà non ho scelto io di parlare dell’amore, è lui che mi ha scelto per farsi raccontare. Forse il motivo è che l’amore è la cosa più importante nella nostra vita. Nel libro parlo sì di amore, ma di amore a 360 gradi, parlo di amore tra donna e uomo, ma anche di amicizia e quindi di amore tra due persone delle stesso sesso, tra amici, di amore tra gli uomini e gli animali, di amore per i nostri genitori, di amore in generale. La gente non lo dice ma le sofferenze più grandi, quelle che ci hanno fatto anche crescere, sono legate all’amore, alla felicità legata all’amore e anche quelle legate all’abbandono, alla perdita. Certo essere licenziati è grave e doloroso, ma molto di più è essere lasciati dalla propria compagna; anche iniziare un lavoro nuovo è bello e stimolante, ma molto di più conoscere ed innamorarsi di una ragazza, pensate all’emozione delle prime volte in cui si esce assieme oppure alla prima volta in cui si fa l’amore. Forse proprio in questo momento c’è bisogno di amore visto che stiamo diventando sempre più egoisti e sempre più menefreghisti e viviamo in una cultura dove molti pensano che l’amore si compri con i soldi e dove nessuno sa sacrificare se stesso per amore.E allora, alla luce di questo, che cosa c’è di più bello che parlare di amore, di cuore.

D: Il sogno è un elemento ricorrente del suo libro, ma secondo lei che cosa è il sogno?

R: Mi piace sognare sia durante la notte, sia nella vita, credo che i sogni siano parte della nostra vita, credo che sia importante sognare ed è importante lottare perchè nessuno ci rubi i nostri sogni, il sogno e la ricerca della realizzazione delle nostre aspirazioni e vivere precedentemente un obbiettivo che vogliamo realizzare. Per chi ama sognare, la vita è più bella perchè trova lo spazio per immaginarla come vorrebbe che fosse ed immaginare una vita diversa è già, se vogliamo, un po’ come modificarla. Dopo tutto, spesso è il sogno che ci da la maggiore soddisfazione, pensiamo a quando dobbiamo comprare un’auto nuova, incominciamo già a pensare a come sarà guidarla, alla soddisfazione che proveremo, alla soddisfazione nel farla vedere ai nostri amici e poi ci accorgiamo che spesso abbiamo avuto più piacere nell’immaginarla che nell’usarla tutti i giorni. E cosi è anche nell’amore, nella vita, nel lavoro ecc.. E’ bello realizzare un sogno, ma forse te lo godi di più prima di realizzarlo. La cosa più importante e non farsi rubare i sogni, ci sono tante persone che probabilmente non sono capaci di sognare, che amano rubare i sogni degli altri, non lasciamo che nessuno ci rubi i sogni e non lasciamo che nessuno ci dica che non ci riusciremo a realizzarli e continuiamo a sognare. Questo di essere insieme a voi è un sogno, sapete quanti mi hanno detto non ce la farai, lascia perdere, non troverai un editore e poi nessuno comprerà il tuo libro e poi e poi.

D:La sua penna molto semplice ricorda quella di un bambino, l’ingenuità e la freschezza di pensiero e nello stesso tempo quella nota di saggezza tipico di chi ha vissuto. In pratica, il bimbo dentro l’adulto. Quanto è importante nella nostra esistenza essere bambini?

R:Questa domanda mi piace molto perchè esprime appieno il mio modo di essere, non dobbiamo mai dimenticare che siamo stati bimbi, non dobbiamo dimenticare di saper giocare nella vita come i bimbi, non dobbiamo mai dimenticare di saper sognare come il bimbo che siamo stati. Forse l’unico momento in cui torniamo bambini è quando ci avviciniamo ad un bimbo piccolo. In realtà dovremmo sempre ricordarci che dentro di noi c’è un bimbo. Provate a guardare i bimbi, io guardavo qualche giorno fa alcuni bimbi ad un parco giochi, incominciano giocare immediatamente come se si conoscessero da sempre, anche quando non si conoscono, ridono tra di loro, si spingono, corrono, sono pieni di energia. Possibile, io mi chiedo, che se vado ad una festa tra adulti, dove non conosco nessuno, non ci si possa comportare come farebbe un bimbo che va ad una festa di bambini senza conoscere nessuno. Dopo poco i bimbi lì vedi chiacchierare, correre, scherzare, lì vedi come dicevo prima spingersi, avere un contatto fisico. Un bimbo quando ama lo fa senza inte resse, quando si cimenta in una nuova avventura lo fa buttandosi, ma anche ridendo di eventuali insuccessi e poi riprovandoci come se niente fosse accaduto. Non so perchè la vita ci faccia cambiare, i bimbi sorridono sempre, chiaramente parlo di bimbi normali, in una situazione socio-economica normale, mettiamo dieci bimbi attorno ad un tavolo per una riunione e mettiamo dieci adulti e vediamo cosa salta fuori. Vivere un pò con la spensieratezza del bimbo, nonprendendoci troppo sul serio, sia nelle vittorie, sia nelle sconfitte, provando di nuovo dopo le sconfitte, sorridendo aperti al mondo, agli altri, con la curiosità di un bimbo, forse questa è la ricetta per vivere la vita.

D: I suoi racconti sono pregni di amore. L’amore rubato, l’amore lecito, l’amore scomparso, l’amore rifiutato, l’amore inconsapevole…, l’amore e il sesso. Oggi secondo lei c’è più amore o più sesso?

R: Difficile dire se c’è più sesso o amore, mi piace pensare che ci sia più amore, forse spesso l’amore è dipinto con il cuore del sesso. Spesso nella nostra ricerca di amore, ci accontentiamo del sesso, siamo talmente alla ricerca di amore, di emozione, di sentimento, ma anche di attenzioni, di condivisione, che pur di averli, prendiamo il sesso come sostitutivo di tutto il resto. Spesso abbiamo paura di amare, mente un bimbo non ha mai paura di amare e rifiutiamo l’amore perchè l’amore è rischio, è un pò come giocare a carte, a poker, puoi stare a guardare gli altri che giocano e così non vincerai mai, oppure puoi giocare, puoi puntare poco e rischiare poco, o puntare forte, in questo caso puoi vincere molto o perdere molto. Noi ci siamo abituati a guardare gli altri che giocano, oppure a puntare poco, cosi ci facciamo poco male se perdiamo. E quindi sesso mantenendo i piedi ben piantati per terra. Pensate invece quando si è innamorati, pensate alle notti passate abbracciati, quelle notti in cui il tempo non ha più lo stesso valore, in cui il tempo si dilata, un minuto diventa un’ora, oppure un’ora diventa un secondo.

D: Lei ha detto: “spesso mi sento un pittore perchè mi piace dipingere un momento della vita, amo bloccare un sentimento, una emozione, usando tutti i colori di cui dispongo”. Qualisono i suoi colori?

R: Mi piace pensare che, per esprime una emozione si debba bloccarla dentro al cuore, come una foto. Mi avevano insegnato anni fa a pensare ad un momento corrispondente all’emozione che volevo provare, facciamo questo esercizio: pensate ad una emozione, pensate ad un momento della vostra vita che avete provato e poi fotografate questo momento, fate una foto a colori di quell’attimo, mettete nella foto anche il calore del sole, se c’è il sole, l’odore dei fiori se siete in un prato o il profumo della compagnia se siete con una persona e poi mettete questa foto dentro ad una piccola scatola, dentro al cuore. Quando io devo scrivere di una emozione vado a cercare la foto a cui corrisponde quell’emozione che voglio descrivere e poi incomincio a descriverla, potrei dipingerla perchè la vedo, la sento, vedo i colori, ma non sono capace di dipingere e allora utilizzo le parole come fossero colori e cerco con le parole di descrivere le sensazioni, le emozioni. Mi piace usare i colori forti, le linee decise, colori caldi e vivi, mi piace mettere insieme al colore, gli odori.

D: Quali sono i suoi progetti futuri di scrittore?

R: Ho finito da poco un romanzo che sto correggendo; è una storia d’amore molto bella, ma non potrei dire altrimenti, una storia complessa, molto emozionante. L’ho già letto tante volte per correggerlo e ancora oggi, mentre lo rileggo, provo emozioni forti, quelle che spero proveranno i lettori che vorranno leggerlo.

D: Bene siamo giunti al termine di questa magnifica intervista, vorrei ringraziarla nuovamente per essere stato nostro ospite ma, prima di concludere, vorrei strapparle una promessa. Saremmo lieti e onorati se, per l’uscita del nuovo romanzo, tornasse nostro ospite presentando il suo lavoro anche nel metamondo di Second Life, regalando qualche passo del romanzoin anteprima ai nostri lettori e magari inserendone anche una parte sul nostro sito web.

R: Certo che si, promesso! Ne sarò felice. Un saluto a tutti voi.

INFART – Say yes to infart

dicembre 23, 2008 by Aelle Robbiani  
Filed under Art, Evidence, News

All’inizio di settembre, a Bassano del Grappa, si è svolto un evento assai interessante per il mondo dell’arte e della creatività d’avanguardia. Infart (dal nome del collettivo di artisti che lo organizza) è veloce ed esplosivo: succede in 48 ore. 48 ore durante le quali gli artisti invitati si incontrano, vivono insieme, si confrontano e si misurano tra di loro e con gli ospiti in un’interazione di spazi urbani occupati e trasformati. Il tutto completamente immersi in uno spirito di community dall’aria altamente informale: non c’è un curatore, non c’è una mostra nei termini veri, ma c’è un party, c’è una rete di conoscenze che prende forma e lascia un segno, in cui la crema dell’avanguardia artistica nazionale ed internazionale può esprimersi liberamente all’interno di spazi dedicati 80 artisti con alle spalle carriere di assoluta rilevanza si sono affiancati per realizzare un colorato affresco di stili e linguaggi diversi interagendo tra loro stessi, e magari influenzandosi a vicenda, per regalare al pubblico una visione di assoluta forza. Contemporaneamente, la città ha ospitato un “all night long party” per festeggiare la nascita dell’Innovetion Valley, con la più grande concentrazione di creativi italiani in una sola notte. INNOVeTION VALLEY, ideato e curato da Fuoribiennale, è un importante progetto in atto creato per dare un nome e un volto alla grande area creativa del Nord-Est d’Italia. E’ stata una notte indimenticabile, popolata di eccellenze e nuovi talenti, a cui hanno partecipato tutti i creativi e le realtà culturali più importanti del Nord Est.

 

 

Contact: www.infartcollective.com/blog/

BURNINGMAN 2007- THE GREEN MAN

marzo 29, 2008 by Aelle Robbiani  
Filed under News

Burningman 2007

“Welcome to nowhere” è il messaggio di benvenuto scolpito sul triste muro sporco del primo punto di ristoro nella bella vallata che costeggia l’isolato lago Pyramid a nord di Reno in Nevada.

Il senso e l’atmosfera che traspare da questo graffito sono la fotografia esatta di quello che ti circonda: nulla, ma anche pace, tranquillità e soprattutto eccitazione per la voglia di arrivare.  Arrivare? Si ma dove? Sei ancora nella borgata di Empire, che tranne il nome altisonante, non offre niente di piu’; ma il tuo obiettivo non è ancora raggiunto perché ancora 7 miglia ti separano da Gerlach e dal Black Rock Desert, la località che ogni anno ospita l’evento più atteso da generazioni di hippies nostalgici e decine di migliaia di persone di ogni età che vogliono esprimere e liberare l’energia positiva che è dentro ognuno di noi.

Capisci che sei arrivato perché tutto intorno a te è colore, musica e voglia di mettersi in mostra. Ogni mezzo di trasporto è ben attrezzato con ogni tipo di suppellettile, ma soprattutto con una o più inseparabile bicicletta…perché mai così tante biciclette? Solo partecipando all’evento capirai che il solo e indispensabile mezzo di trasporto è questo. Fai finalmente parte del Burning Man, che nel 2007 ha come tema il verde, la natura e soprattutto la salvaguardia del nostro Pianeta. L’immenso deserto silenzioso ospita migliaia di rumorosi e curiosi mezzi di trasporto venuti da ogni dove, ognuno parcheggiato in maniera casuale ma ordinata in un immenso campeggio organizzato in gironi quasi danteschi. Le istallazioni improbabili ricche di musica, creatività e colore, ravvivano la zona destinata al pernottamento e al divertimento, e segnano anche il confine, invalicabile per i mezzi normali, della sconfinata Playa. La Playa è il vero e proprio palcoscenico naturale dove ognuno può esprimere liberamente il proprio concetto di libertà, energia, e creatività. E’ qui che incontri discoteche mobili, naturisti di ogni età, mezzi di trasporto artigianali, spettacoli pirotecnici, musicisti, hippies, ma soprattutto tante persone con un’infinita voglia di farsi vedere in tutti i sensi in un “carnevale” di energia positiva. Anche se sei un mero “reporter” con l’intenzione di capire e carpire il senso di questa manifestazione, non puoi fare a meno di venir risucchiato dall’atmosfera che ti circonda, e dopo poche ore anche tu sei colorato, illuminato ed inebriato di qualsiasi cosa ti venga offerto. Ognuno ti ospita, ti parla, ti rende partecipe di quello che la brezza polverosa calda e fredda del deserto trasporta tutto intorno.

Sono tanti i punti di aggregazione, ma non puoi fare a meno di visitare l’immensa tenda sulla quale svetta l’uomo di legno che verrà bruciato l’ultimo giorno dell’evento, un luogo di meditazione e di esposizione di istallazioni tematiche.

Un coreografico arco di biciclette ammassate ti accoglie in un’altra tenda, centro di artisti, improbabili ballerini, body painter, meditatori di discipline azzardate, ma soprattutto di tutti noi che abbiamo voglia di tuffarci in questo fiume in piena di energia.

Ci vogliono almeno due giorni per rendersi conto di quello che trasmette il Burning Man sia di giorno che di notte. Si la notte! La notte abbagliata dalle stelle e dalle migliaia di microluci, di sorrisi, di occhi spalancati ad ammirare ed ammirarsi l’un l’altro. La notte nasconde tutti i camper impolverati e lascia ammirare l’aura che circonda ogni persona che vaga nella sconfinata playa alla ricerca di volto, di un abbraccio, di un suono che ti faccia saltare e liberare la gioia che tanto in fondo abbiamo dentro noi.

La notte passa lasciandoti senza affanno, incalzata dalla luce dell’alba che riporta in vita tutto l’accampamento e i reduci delle ore passate rimasti un po’ in qua un po’ in la, rilassati o sfiniti in pittoreschi angoli polverosi.

Anche il mio momento è passato come una folata polverosa, spero solo di aver contribuito in piccola parte con la mia curiosità a rendere unica questa edizione e a far bruciare sempre più alta la fiamma dell’uomo di legno, perché si possa ammirare anche oltre la magnifica vallata del lago Pyramid.

In conclusione questa esperienza mi porta ad azzardare un “verdetto”, che al mondo ci sono due tipi persone: quelle che hanno partecipato al Burning Man e quelle che hanno ascoltato, letto o sentito dire che esiste un posto in mezzo al deserto dove ogni persona per una settimana fa realmente parte del mondo in cui vive…ah forse ce n’è anche una terza che di tutta questa storia non sa nulla.